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Allarme del Cresme: tra 20 anni in Sicilia mezzo milione di abitanti in meno

La ricerca commissionata dal Consiglio Nazionale degli Architetti e illustrata a Palermo nel corso dell’incontro «Le città del futuro. Idee, strategie e progetti per la Sicilia». Tutti gli indicatori economici sono negativi

Allarme del Cesme: tra 20 anni in Sicilia mezzo milione di abitanti in meno

Forte rischio demografico per la regione Sicilia che tra 20 anni avrà oltre mezzo milione di abitanti in meno. Senza significativi mutamenti di scenario, soprattutto a causa dei fenomeni di invecchiamento della struttura demografica, nel prossimo futuro si verificherà un calo consistente della popolazione regionale, segnando quasi 190mila abitanti in meno nel decennio 2001/2026 e oltre 322mila nel decennio successivo, per una contrazione netta nel ventennio 2016-2036 di 513mila abitanti.

E’ questo uno dei dati della ricerca che il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha commissionato al Cresme e che sono stati illustrati a Palermo nel corso dell’incontro «Le città del futuro. Idee, strategie e progetti per la Sicilia», nona tappa - delle 14 previste - del percorso di avvicinamento all’VIII Congresso Nazionale degli Architetti italiani che si terrà a Roma dal 5 al 7 luglio prossimi.

Altrettanto poco confortanti sono gli altri dati. Il ritardo della Regione con il resto del Paese è andato crescendo: nel 2016, la regione Sicilia ha un prodotto interno lordo inferiore del 13,7% rispetto a quello registrato nel 2007. Nel 2017, secondo i dati ancora provvisori, si è però rafforzata la ripresa della domanda privata, grazie ai consumi delle famiglie, sostenuti da un credito in espansione, e alla spesa dei turisti. Allo stesso tempo si sono registrati segnali positivi dal settore produttivo, ancora stagnante nel 2016.

Il debole miglioramento del quadro economico ma al contempo l'instabilità di tale processo, trovano riscontro in un mercato del lavoro che nei primi nove mesi del 2017 è poco più che stagnante, e con profonde criticità in alcuni settori di attività economica. La crisi occupazionale dell’Isola ha il principale protagonista nel settore delle costruzioni, che dal 2008 ha perso quasi il 50% degli addetti: in dieci anni sono fuoriusciti dal settore 97mila occupati, sono pari all’84% dei 115mila occupati persi nel complesso dall’economia siciliana.

Il tasso di disoccupazione in regione è tra i più alti in Italia, attestandosi al 21,5% nel 2017, 10 punti percentuali sopra la media nazionale. Ancora più drammatico il quadro della disoccupazione giovanile, che mostra livelli altissimi: nel sopra il 57%, raggiungendo così il livello più alto dal 2004 mentre in Italia è scesa al 37,8%.
Pochi i segnali di ripresa per il settore delle costruzioni che, nel passato, rappresentava uno dei motori dell’economia siciliana. Secondo le stime del Cresme il valore della produzione delle costruzioni in Sicilia nel 2017 è pari a 6,6 miliardi di euro, poco più del 5% del totale nazionale. Dal mercato dei bandi di gara per opere pubbliche arrivano segnali abbastanza evidenti di un settore in ridimensionamento. 

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