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Lampedusa non ci sta: «Giù le mani dalla nostra isola»

La stagione turistica messa a repentaglio anche se le acque restano balneabili al 99%

Lampedusa non ci sta: «Giù le mani dalla nostra isola»

Lampedusa brucia. Di rabbia. Ed è comprensibile che sia così. Lo è nella misura in cui una notizia, vera, quella della chiusura di un’indagine che porta a tredici avvisi di garanzia per l’annosa vicenda del depuratore guasto, diventa, per l’enfasi che si riserva all’iter giudiziario, una bomba. “Un attentato”, anzi, lo definiscono molti lampedusani, “contro il turismo dell’isola”. E, aggiungono in tanti inferociti sui social, “l’ennesimo attacco mirato a deviare altrove i flussi turistici, per strafottere l’isola e la sua economia”.

C’è del giusto in quel che urlano a Lampedusa. La notizia racconta della chiusura delle indagini della Procura di Agrigento, che dal 2015 indaga sul destino del depuratore guastatosi tre anni prima, e da allora mai riparato e mai sostituito. Nonostante appalti, aggiudicazione di lavori e di fondi. La notizia è questa, con la Procura che rilancia l’allarme: nella zona interessata dalla mancata depurazione, nella zona di Cavallo Bianco “ci sono livelli di inquinamento da batteri fecali diecimila volta superiori ai limiti di legge”.

Cosa c’è, allora, che non va? Cosa contesta il popolo lampedusano? Contesta la pericolosa generalizzazione per cominciare, quando i giornali e i tg dicono: “Lampedusa, mare inquinato”. E, magari, si parla di “stagione turistica a rischio”, di “ situazione sfuggita al controllo”. Ma come, sino a ieri parlavamo del mare più bello del mondo, e ora è tutto uno schifo? Com’è?

Il sindaco Totò Martello, anche lui, come la ex sindaca, Giusy Nicolini, finito in quel registro degli indagati, si sforza di chiarire ancora e ristabilire la verità: «L’acqua del nostro mare è pulitissima, e non lo dico io, ma tutti gli accertamenti che sono stati fatti, anche dal Ministero sino a qualche settimana fa. Noi abbiamo chiarito subito, quando è venuta fuori la notizia della chiusura indagini della Procura, che si stava parlando di un solo punto dell’isola, appunto la zona di Cavallo Bianco, dove non ci sono spiagge frequentate dai bagnanti. Ma non è tutto: aggiungo che è davvero esagerato parlare anche di un “massiccio inquinamento” per quanto circoscritto in quello specchio di mare, perché ci sono correnti talmente forti che portano via tutto».

Quindi, insiste Totò Martello, si è esagerato su tutti i fronti, e aggiunge: «Siamo in questa condizione, più volte denunciata da me anche quando non ero sindaco, da anni, almeno dal 2012. Risulta che in questo periodo il mare lampedusano sia stato sporco? Mai. Basta leggere, oltre ai rilievi di chi controlla le acque, le recensioni dei viaggiatori quando vengono qui: il mare più bello del mondo. Sono loro i testimoni più affidabili, i fruitori del nostro mare».

Martello dice che il danno è fatto, che i titoloni avranno impressionato un po’ di turisti. Il fatto, però, è che lo stesso sindaco ci conferma che, nel frattempo, chi doveva dare risposte su quel depuratore fermo, sui lavori congelati e tutto il resto, ha continuato a tacere. «E’ così, sono tornato alla carica alla Regione, ma nessuno ha saputo dire nulla, su cosa è stato fatto, sui soldi spesi, sui tempi previsti».

Martello ora pretende queste risposte, anche se non c’è solo il danno prodotto dalla comunicazione che alza troppo i toni e carica titoli ad effetto (per cui chiediamo scusa se qualcuno possa essersi sentito offeso da quel “isola dei vigliacchi”, destinato solo a chi (non certo la popolazione) avrebbe dovuto scatenare in tempo una rivolta istituzionale per chiedere il rispetto degli appalti, delle procedure, degli interventi e dell’isola). Il vero danno, diciamo, sta nel fatto che il tempo passa e nulla accade ancora. «Noi vogliamo che venga ristabilita la verità - sintetizza per chiudere Martello - perché a noi interessa questo, intanto. Non è possibile infierire sempre su Lampedusa, per i migranti, per un incendio all’hot spot, per un inquinamento che non c’è. E subito da chi ha responsabilità su questa storia del depuratore che ancora non c’è, una parola di chiarimento sul presente e il futuro vorremmo proprio sentirla».

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