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Borrometi: «Basta mistificazioni, non posso più rimanere in silenzio»

Il giornalista minacciato dalla mafia: «L'ennesimo comunicato stampa di avvocati di pregiudicati tenta di stravolgere la realtà. Non accetto più questo "mascariamento"»

Borrometi: «Basta mistificazioni, non posso più rimanere in silenzio»

ROMA -  «Sono stato in silenzio, con il mio dolore e la mia paura, per tanto tempo, continuando a fare solo il mio lavoro. Ma davanti alla falsificazione della realtà non posso che reagire pubblicamente». Così Paolo Borrometi, direttore de "La spia" e presidente di Articolo 21, in un editoriale all’indomani della decisione del Tribunale del Riesame di Catania che conferma i piani dell’attentato di Cosa nostra per eliminarlo.

«L'ennesimo comunicato stampa di avvocati di pregiudicati tenta di stravolgere la realtà. Il Tribunale del Riesame di Catania ha, purtroppo, confermato il tentativo del gravissimo attentato con un’autobomba nei miei confronti e nei confronti della mia scorta», sottolinea Borrometi. «Addirittura - continua il giornalista - cito testualmente, si dice che "sono accertati i contatti tra Giuliano ed il clan Cappello" per la realizzazione dell’attentato. Forse per qualcuno il vero problema è che io non sia ancora morto, che sono vivo e continuo a scrivere. Non rimango in silenzio questa volta, visto che parliamo non della mia (sola) vita, ma di quella di 5 persone della mia scorta, delle loro famiglie, dei nostri affetti, e non accetto che qualcuno continui con questo "mascariamento". Adesso basta».

«I boss mi vogliono morto, e qualcuno vorrebbe aiutarli, isolandomi. Mi affido, ancora una volta, a voi. Aiutatemi, aiutiamoci: solo facendo squadra potremo uscire da questo inferno, perché nella nostra terra i simboli sono tutto e non si può più rimanere in silenzio», conclude il presidente di Articolo 21.

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