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Catania, la denuncia d'una mamma: «A mia figlia celiaca viene negato di partecipare alle gite scolastiche»

«Avevamo chiesto che l'istituto scolastico optasse per strutture sicure ma non è stato fatto». La replica della preside: «Da parte nostra c’è stata attenzione, ma sono pochi gli alberghi e i ristoranti che assicurano il gluten free»

Trecastagni, la denuncia di una mamma: «A mia figlia celiaca negata la gita scolastica»

CATANIA - Loredana Nocilla è la mamma di una ragazzina celiaca. Ed è una mamma che segue, comprensibilmente, con grande attenzione tutto ciò che riguarda sua figlia e che rientra nella sfera dell’alimentazione. Perché è normale che sia così, perché bisogna seguire regole e, soprattutto, una dieta precisa, perché dalla celiachia non si guarisce, ma la si contrasta efficacemente, appunto, e la si governa, evitando rigorosamente di ingerire cibi contaminati. Il nemico è il grano, con tutti i suoi derivati, ovviamente.

Loredana Nocilla lo sa e sta molto attenta a far mangiare in maniera sana sua figlia. Ma è anche attenta a far vivere alla ragazzina una vita semplicemente normale, cosa che è assolutamente possibile. Purché si rispettino quelle regole. Ma, racconta oggi Loredana, non sempre va così, non sempre tutto fila liscio, quando si tratta di sensibilizzare chi, a vario titolo, entra nella vita di una persona celiaca, tanto più se ancora relativamente autonoma, come nel caso di una ragazzina. Al centro di una presa di posizione di mamma Loredana, e del padre ovviamente, la scuola di Trecastagni, in provincia di Catania, che frequenta sua figlia e una gita, anzi due, che la ragazzina non ha potuto fare. L’anno scorso e quest’anno. Perché?

«Perché - spiega Loredana - pur avendo fatto presente già lo scorso anno alla dirigente della scuola, l’istituto Ercole Patti, che mia figlia è celiaca, la scuola non è stata in grado di garantire che nel corso della gita mia figlia avesse i pasti gluten free. Abbiamo avuto vaghe rassicurazioni sul fatto che si sarebbe cercato di risolvere il problema un anno fa e non ce la siamo sentita di mandare la ragazzina così. Pensavamo, però, che un anno dopo la dirigente si sarebbe ricordata dell’esigenza di mia figlia e si potesse procedere con una scelta che ci lasciasse assolutamente tranquilli. Invece no. Invece ci è stato detto che non era stato possibile trovare una struttura che fosse certificata dall’Aic, l’Associazione italiana celiaci, e che ci saremmo dovuti accontentare della garanzia data dall’agenzia che si era aggiudicato il bando per la gita, che avrebbe fatto in modo di sensibilizzare l’albergo e il ristorante che i ragazzi avrebbero frequentato durante il viaggio, a fare pasti non contaminati. Una soluzione assolutamente inaccettabile, una mancanza di attenzione nei confronti di mia figlia. E così abbiamo dovuto dire no anche quest’anno alla gita»

Sin qui Loredana Nocilla. La dirigente scolastica dell’istituto Patti, Francesca Amore, offre la sua versione: «Ci era stato chiesto dalla famiglia che fossero scelte strutture con cucine separate, cosa che non era possibile assolutamente avere perché sono pochi gli alberghi o i ristoranti con tali caratteristiche. L’agenzia che si è aggiudicato l’appalto per la gita, comunque, ha garantito che avrebbe parlato con i responsabili della ristorazione dell’albergo per garantire il gluten free. Da parte nostra l’attenzione c’è stata».

La questione, al di là delle posizioni e delle versioni, resta tutta. E ruota intorno al rispetto del diritto che ha ogni persona che presenti una esigenza diversa da quelle comuni, di vivere la stessa vita. Qui il nodo del contendere è il non avere trovato («cercato», dice Loredana Nocilla) una soluzione che è sempre più alla portata di tutti: una struttura certificata Aic che è per un celiaco un marchio rassicurante, appunto una garanzia. I ristoranti che espongono il marchio Aic con la spiga sbarrata, equivalgono per un celiaco, ad acquistare, cucinare e mangiare alimenti che hanno lo stesso marchio.

«Abbiamo controllato - aggiunge Loredana - e ci sono strutture Aic anche nei posti dove era stata organizzata la gita. E se è una questione di sovrapprezzo legato al consumo di cibi gluten free, beh è chiaro che lo paga solo il celiaco, perché gli altri consumano i loro pasti normali. Ho voluto denunciare questa situazione perché così come è capitato a mia figlia, capita purtroppo anche ad altri celiaci. Ed è un’ingiustizia, che si può evitare con facilità, solo mettendo un po’ di cura, attenzione e rispetto».

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