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Catania, operata per la 37ª volta per non farla morire di dolore

La storia di Paola: domani intervento in extremis per alleviare le sofferenze che vive dal 1985 a causa di una maldestra cura a cui venne sottoposta. «Spero di tornare finalmente ad avere un po’ di pace»

Catania, operata per la 37ª volta per non  farla morire di dolore

CATANIA - Ha scosso molte coscienze la terribile storia della signora Paola Campo Trovato che finalmente domani otterrà quello che chiede inutilmente da quasi un anno: subire il 37° intervento chirurgico per non… morire di dolore.

La donna catanese, oggi 67enne,  vive fra terribili algie dal 1985 per colpa di una maldestra e colpevole isterectomia eseguita al Santo Bambino, poi sanzionata dalla giustizia: durante l’intervento, nel corso della ripulitura della cavità pelvica, due nervi erano stati irrimediabilmente intaccati. Nessuna possibile cura. Tuttavia, dopo molti anni, molti ricoveri in tutta Europa e tanti interventi “esplorativi”, a Pavia nel ’97 un medico impianta alla paziente, nell'addome, una pompa a lento e continuo rilascio di morfina. E un altro medico, a Napoli, qualche tempo dopo, riesce ad alcolizzare i due nervi. Due azioni chirurgiche che le permettono di affrontare meglio l’esistenza, ma che non sono purtroppo esaustive.

Vent'anni dopo l’impianto, il suo organismo sta rigettando quella pompa-salva dolore che deve dunque essere espiantata e riposizionata altrove. E la signora Paola poi non cammina quasi più, per le complicanze neurologiche, e anche l'alcolizzazione dei nervi andrebbe ripetuta, per evitare fitte che, come è capitato in passato, potrebbero anche ridurre la donna in coma. Per questo da anni la paziente è in cura presso strutture siciliane che si occupano di terapia del dolore, che ora esistono anche da noi. Incontrando anche medici validi e competenti. Ma il problema è che per il suo caso complesso è necessario un intervento chirurgico e ricovero e assistenza post-operatoria. E questi ambulatori prevedono tutti solo il day hospital. Succede così al Garibaldi di Catania e al Sirina di Taormina, dove Paola aspetta per quattro mesi inutilmente un posto letto. E poi al Vittorio Emanuele dove è in cura con il dott. Sergio Chisari che utilizza anche la tecnica dell'alcolizzazione dei nervi e potrebbe essere in grado di risolvere ambedue le urgenze della paziente

Ma bisogna aspettare - è quello che viene risposto agli appelli di Paola perché si faccia presto - il trasferimento del reparto al Policlinico, quando aprirà anche il Pronto soccorso. E poi c’è anche il problema della distribuzione dei posti letto nel nuovo San Marco, quando aprirà. E anche il direttore sanitario dell’azienda ospedaliera universitaria Vittorio Emanuele-Policlinico, investito del problema, non risponde. Ed è da questo punto che abbiamo raccontato sulle pagine de "La Sicilia" la storia della signora Paola, che a noi, disperata, si è rivolta. E la pubblicazione ha smosso molte coscienze.

Il caso, oltre a provocare molti attestati di solidarietà alla donna e ad essere oggetto di serrati confronti in ambito ospedaliero, è finito anche all'attenzione del neo ministro della Sanità, la catanese Giulia Grillo, medico anch'essa, la scorsa settimana a Catania per una manifestazione elettorale.

Chi ha preso la decisione finale? Non si sa, ma Paola lunedì ha avuto una telefonata dal Vittorio Emanuele: si presenti mercoledì (ieri per chi legge, ndr), le è stato detto, l’indomani (ovvero oggi) sarà operata. E se a operarla sarà il dott. Chisari, non le è stato però rivelato quale reparto - al Vittorio Emanuele o al Policlinico - accoglierà la paziente, segno forse di una decisione presa in fretta. «Sono esausta - commenta Paola - per il dolore e per la lunga battaglia. So di dovere convivere con questa mia difficile condizione. Ma finalmente spero di tornare ad avere un po’ di pace».

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commenti 1
  • Urologo

    14 Giugno 2018 - 17:05

    La sanità catanese affoga in un bicchiere d'acqua. Un sirettore sanitario che non risponde e deve intervenire un ministro per trovare un posto letto a una donna che necessita una terapia antalgica e che dovrà fermarsi per una notte. Dicono che c'è solo il day hospital ma chiedo se dopo una procedura antalgica si necessita di un posto letto magari per monitorare cosa si fa? Oppure se un paziente risiede a più di 80 km di distanza cosa si fa lo si manda a casa lo stesso? Mi sembra assurdo che in un day hospital non sia contemplato nel percorso terapeutico la possibilità di eventuale ricovero in regime ordinario. Provo tristezza nel leggere che una donna affetta da gravi patologie aspetti da 4 nesi per un ricovero e che ancora non si sappia in quale ospedale venga ricoverata il tutto è dato al caso e all'improvvisazione e credo che improvvisazione sia la parola giusta per la sanità catanese. Meglio parlare di cose assurde tipo trapianti di utero cosi diamo delle poltrone universitarie.

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