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Cronaca

Mafia a Barcellona, sequestrati beni per 32 milioni a Mazzagatti

Di Redazione

Beni per un valore di 32 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Dia di Messina, supportata dal Centro Operativo di Catania, su ordine del Tribunale di Catania a Pietro Nicola Mazzagatti, imprenditore di Santa Lucia del Mela, ritenuto affiliato al “clan dei barcellonesi”.

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La proposta di apporre i sigilli sui beni di Mazzagatti è stata firmata dal procuratore della Dda di Messina Maurizio De Lucia, e dal Direttore della Dia Giuseppe Governale.

Mazzagatti, attualmente detenuto, è un soggetto – spiegano dalla Dia - storicamente radicato su quei territori e, forte del suo coinvolgimento nell’organizzazione mafiosa, è in breve riuscito a ridurre i propri compaesani in una condizione di assoggettamento ed omertà tale da acquisire di fatto il monopolio delle attività di Santa Lucia del Mela nel ramo della ristorazione, della somministrazione di alimenti e del catering.

Era stato arrestato già nell’operazione “GOTHA VI” che aveva fatto luce su 18 omicidi consumati e 2 tentati omicidi, commessi tra i primi anni ’90 ed il 2012 perché ritenuto direttamente coinvolto in due omicidi, quello di FortunatoFicarra, ucciso il 1° luglio del 1998 all’interno del bar “Valerie” di Santa Lucia del Mela e quello di Domenico Tramontana, presunto boss di Terme Vigliatore, ucciso il 4 giugno 2001 a Calderà di Barcellona.

Di Mazzagatti ha parlato il collaboratore di giustizia Giuseppe Chiofalo nelle sue dichiarazioni rese nel maxi processo “Mare Nostrum. Altri indizi sono emersi dall’“operazione Catering, che ha visto Mazzagatti raggiunto da un altro provvedimento cautelare per associazione di tipo mafioso e poi condannato, tra l’altro, per la tentata estorsione ai danni di un cittadino iraniano, titolare di un’attività commerciale di tappeti persiani e di una struttura adibita a sala ricevimenti a San Pier Niceto, ceduta in locazione a lui per anni che vi organizzava ricevimenti attraverso la propria ditta di catering.

Mazzagatti è stato cpinvolto anche nell’operazione Sistema dove è stato poi condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni dei titolari di una società costretti a corrispondere, nel periodo tra il febbraio ed il novembre 1998, somme a titolo di “pizzo” in relazione a dei lavori di consolidamento effettuati a seguito di eventi calamitosi in Gualtieri Sicaminò.

IL sequestro di beni comprende la sala ricevimenti “Villa Mont Valerie e il bar pasticceria di Milazzo, appena inaugurato e schermato da società intestate formalmente ai suoi congiunti. Sigilli anche ad altre quattro imprese comprensive di capitale sociale e compendio aziendale, 14 immobili, 19 terreni, 10 mezzi e vari rapporti finanziari, anche intestati a soggetti terzi individuati.

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