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Corruzione, arrestato ex giudice del Consiglio di Giustizia Amministrativa Siciliana

Il provvedimento è stato disposto dal gip di Messina su richiesta della Procura diretta dal procuratore Maurizio De Lucia

Corruzione, arrestato ex giudice del Consiglio di Giustizia Amministrativa Siciliana

MESSINA - E’ stato arrestato per corruzione l’ex giudice del Consiglio di Giustizia Amministrativa Siciliana Giuseppe Mineo. Il provvedimento è stato disposto dal gip di Messina su richiesta della Procura diretta dal procuratore Maurizio De Lucia. Il CGA è il massimo organo della giustizia amministrativa operante in Sicilia. La Procura di Messina. Il 6 febbraio scorso unna operazione congiunta tra la Procura di Roma e  quella di Messina ha portato la Guarda di Finanza ad effettuare 15 arresti - tra cui pm, avvocati e toghe - per due associazioni a delinquere dedite alla frode fiscale, reati contro la pubblica amministrazione e corruzione in atti giudiziari. 

Mineo si sarebbe interessato perché le imprese «Open Land Srl» e «AM Group Srl», controllate dai costruttori Frontino, fossero favorite nei ricorsi che avevano intentato contro il Comune e la Sovrintendenza di Siracusa. Il giudice sarebbe dovuto intervenire perché venisse sovrastimato il risarcimento del danno che Comune e Sovrintendenza dovevano alle due società.

Sia la vicenda Open Land che quella della Am Group sono emerse nella inchiesta della Procura di Messina che, a febbraio, ha portato in carcere, tra gli altri, l’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo e gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, entrambi legati ai Frontino.

Per approfondire leggi anche: MAZZETTA PER AGGIUSTARE LA SENTENZA OPEN LAND

In cambio del suo interessamento nella causa di cui era peraltro giudice relatore Mineo, docente universitario nominato al Cga in quota dell’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo, avrebbe chiesto denaro per un amico: l’ex presidente della Regione Giuseppe Drago, poi deceduto nel 2016. Mineo e il politico erano legati da una stretta amicizia.

All’ex presidente della Regione sarebbero stati fatti avere 115mila euro: la somma sarebbe stata versata dalla società "Ocean One Consulting Srl», riconducibile agli avvocati Amara e Calafiore, su un conto maltese intestato all’imprenditore siracusano Alessandro Ferraro, anche lui già coinvolto nell’inchiesta messinese su Longo. Ferraro avrebbe poi girato la somma a Drago.

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