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Loris, il papà Davide: «Veronica
non è più la donna che conoscevo»

Dopo la sentenza d'appello che ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per la mamma che ha ucciso e poi occultato il cadavere del figlioletto di 8 anni, l'ex marito si sfoga: «Ha urlato e inveito, io invece avrei voluto sentirla raccontare la verità su quanto è successo: era l'ultima occasione per togliersi un peso e dare un po' di pace a tutti...»

Loris, il papà Davide: «Veronicanon è più la donna che conoscevo»

SANTA CROCE CAMERINA - «Non è quella la donna che ho conosciuto». Davide Stival rivede nella sua mente il fermo immagine della forte reazione della sua ex moglie - e madre dei suoi bambini - Veronica Panarello alla conferma, l'altro ieri, della Corte d’Assise d’Appello di Catania della condanna inflitta in primo grado dai giudici del Tribunale di Ragusa: 30 anni di reclusione per l’omicidio e l’occultamento del cadavere del figlio Loris. E non si capacita.

L’attacco verbale a suo padre Andrea, quello sfogo di pancia di Veronica («Non è giusto, non è giusto. Non l’ho ammazzato io, l’ha ammazzato lui... È lui che deve pagare. Anche se devo aspettare trent'anni, ma io prima o poi uscirò e lo ammazzo con le mie mani») trasfigurano nella mente del 33enne santacrocese l’immagine della donna modello che ha tirato su due figli e che si occupava della casa senza mai batter ciglio. Davide in Tribunale si è seduto accanto ad Andrea, quel padre ritrovato dopo anni di malintesi e lontananza. In fondo, un padre rimane tale. E una madre? Davide aspettava la sentenza. E quando i giudici hanno parlano, Veronica ha urlato e inveito, e così nella testa dell'ex marito è apparsa sempre più nebulosa l’immagine di mamma amorevole.

«Una reazione alla sentenza ci stava tutta, è umana e comprensibile – commenta Davide Stival – ma non una di questo tenore. Non la riconosco più. Io mi aspettavo che almeno stavolta parlasse in aula. Invece non l’ha fatto. Anche se con i suoi gesti, mi hanno riferito quelli che lo hanno notato perché io sinceramente non riesco più a guardarla, sembrava invece volesse prendere la parola. In ogni caso non l’ha fatto. Aveva l’ultima possibilità per dire la sua, raccontare quello che è successo, togliere questo peso e dare un po’ di pace a tutti, anche a se stessa. Invece ha preferito sbottare e perdere un’occasione per essere chiara una volta per tutte. Probabilmente la cosa non avrebbe cambiato nulla, ma confesso che avevo la curiosità di sentire cosa aveva ancora da dire». Chissà quali spiegazioni vorrebbe sentirsi dire un padre che ha perso un figlio per mano della madre e donna che amava.

Davide continua la sua vita. Una mano stretta al figlio piccolo, un pezzo di cuore e di mente rivolti a Loris: questo giovanissimo papà difende la memoria del suo primo bambino e pensa al futuro dell’altro, costretto a crescere senza il fratellino e senza la mamma. Davide ricorda Loris nei giorni importanti della sua breve vita, come il compleanno, celebrato anche quest’anno il 18 giugno nel segno delle parole e della memoria di un papà che non si arrenderà mai finché non saprà tutta la verità sul tragico destino del figlio. Perché a Davide la verità legale non basta. Vorrebbe capire cosa, quando e perché ha trasformato la sua donna in un’assassina e la sua vita in un incubo. Vorrebbe da Veronica sapere una verità che forse nemmeno lei, intrecciata nelle sue false verità, riesce a ricordare. E qualunque verità sarebbe inutile. Loris non c’è più.
E Davide vuole vivere per raccontare. Lo stesso motivo per cui ha provato a tracciare il sorriso di Loris in un libro, «perché vorrei rimanesse - dice Davide - per sempre, per tutti, nero su bianco, come eri bello e chi eri veramente. Chi eravamo noi, insieme. Perché tutti, insomma, sappiano la verità, nel tuo nome, nel nome di Loris».

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