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Faceva certificare come vere opere d'arte false: arrestato in Romania

Sebastiano Giglia, originario del Messinese, era latitante dal 2013: deve scontare 12 anni per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, concussione, millantato credito. La sua banda realizzava copie di Franco Angeli, uno dei maestri della Pop Art italiana

faceva certificare come vere opere d'arte false: arrestato in Romania

I carabinieri con la collaborazione della polizia romena hanno arrestato a Bucarest (Romania) Sebastiano Giglia, un 55enne, originario di Sinagra nel Messinese, che era latitante dal 2013 e che deve scontare 12 anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, concussione, millantato credito e falsificazione di opere d’arte, nell’ambito di un’indagine che svelò una banda che realizzava copie di Franco Angeli, uno dei maestri della Pop Art italiana.

Giglia è stato bloccato nel quartiere delle ambasciate, in una zona in cui era solito telefonare alla famiglia attraverso cabine telefoniche. Dalle indagini emerse che si occupava della certificazione delle opere di Angeli attraverso una società che millantava la proprietà dell’intero catalogo. L’organizzazione si serviva di un falsario in grado di riprodurre le opere in modo perfetto. In totale furono 650 le opere false scoperte, per un valore di 4 milioni di euro. I militari della Catturandi erano sulle sue tracce da dicembre 2017, dopo mesi di ricerche tra la Sicilia e Bologna (dove stava curando il booking di un’artista romena completamente ignara), lo hanno individuato in Romania.

L'uomo fu arrestato nel 2009 insieme ad altre 5 persone considerate appartenenti all’organizzazione. Giglia, secondo l’accusa, sarebbe stato la mente di un progetto criminoso condotto da ben due associazioni per delinquere. Dopo aver commissionato ai falsari la produzione dei dipinti ed averli venduti, le organizzazioni riuscivano a speculare sui costi di autenticazione ed archiviazione che la “Magi Arte” giustamente richiedeva per valutare la bontà delle opere.

Queste ultime dovevano essere inserite nel secondo volume del Catalogo Generale delle opere di Franco Angeli che era in via di pubblicazione. Emblematico è stato il rinvenimento, in un deposito della easy box di Milano, di ben 227 opere false, già archiviate come autentiche, pronte per essere immesse sul mercato.

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