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"Low cost" i voli ma non le tariffe: in Sicilia crescono traffico e prezzi

Oltre all'aumenti dei biglietti, tra ritardi e cancellazioni alto anche il "costo dei disagi". Il caso Ryanair e i 4 scali principali dell'Isola

"Low cost" i voli ma non le tariffe: in Sicilia crescono traffico e prezzi

Di low cost è rimasto poco. Tra aumenti dei biglietti, scioperi in vista, ritardi e cancellazioni di voli sempre più frequenti, si complica l’estate delle compagnie aeree low cost. A pagare il “prezzo” dei disagi e di tariffe non proprio convenienti è anche la Sicilia. Non fosse altro che nei 4 principali aeroporti dell’Isola (Catania, Palermo, Trapani e Comiso) è una low cost che trasporta il maggior numero di passeggeri. Il vettore in questione – come si evince dall'ultimo rapporto e bilancio sociale dell'Enac – è Ryanair, che ha tra l’altro deciso di non riaprire questa estate la sua ex base di Trapani Birgi (abbandonata a ottobre 2017).

L’aumento generale dei viaggiatori, in crescita costante negli scali siciliani, incide sulle tariffe proposte dalle low cost. Quanto sta accadendo in questi mesi di traffico intenso, sia in entrata sia in uscita dalla Sicilia, ne è una dimostrazione.
«Quando il grosso della richiesta dei voli si concentra in certi periodi dell’anno – spiega Toti Piscopo, ideatore di Travelexpo ed esperto di turismo – diventa inevitabile l’aumento delle tariffe. Dopo il boom iniziale, le low cost attraversano una fase di transizione che impone cambiamenti per rispondere a nuove esigenze di mercato».

Sul modello di business fin qui adottato “pesano”, ad esempio, le rivendicazioni dei lavoratori. Piloti e personale navigante chiedono più diritti, dopo anni di turni massacranti e stipendi più bassi rispetto a quelli garantiti dalle compagnie tradizionali. Va letta in questa chiave la raffica di scioperi proclamati per i prossimi giorni. Sabato sarà il turno dei dipendenti di Vueling e Blue Panorama, mercoledì di Ryanair. Con ripercussioni previste anche negli aeroporti di Catania e Palermo.

Un caso specifico riguarda i piloti. I tempi dell’abbondanza, generata dalla crisi di molte compagnie di bandiera, sono finiti. Ora che il traffico aereo è aumentato e c'è anche la concorrenza di altri operatori, i piloti si sono ricollocati sul mercato. E non essendocene più a sufficienza rispetto alla domanda, gli stipendi sono destinati a salire.

Altro aspetto da tenere in conto è la concorrenza. Di fronte all'avanzata delle low cost, le compagnie tradizionali hanno ceduto alla pressione dei prezzi, proponendo tariffe “light”. Con escamotage simili a quelli delle low cost: uno di questi è l’imposizione di un extra rispetto al costo del biglietto per imbarcare il bagaglio da stiva. La “forbice” con i vettori tradizionali quindi si va riducendo, anche se le low cost mantengono un vantaggio in termini di competitività nel mercato siciliano. Non a caso il portale Skyscanner (specializzato nelle ricerca dei migliori voli low cost) segnala Catania al terzo posto della top ten delle destinazioni più belle ed economiche dove andare in vacanza, con voli a partire da 34 euro. Sui viaggiatori che hanno deciso di passare l’estate in Sicilia pende però la spada di Damocle di scioperi, possibili ritardi e cancellazioni causati dall'overtourism: ovvero l’aumento dei voli offerti in generale dalle compagnie aeree, con la conseguente diminuzione di servizi, personale e la sempre meno efficienza degli aeroporti nel gestire il traffico aereo.

Le associazioni dei consumatori lamentano parecchi problemi con le low cost. «Le compagnie aeree – sottolinea Helpconsumatori, agenzia online d’informazione dedicata ai consumatori e alle associazioni che li rappresentano – devono risarcire i viaggiatori per tutte le interruzioni di volo. La legge è la legge e deve essere rispettata». Solo che la maggior parte dei passeggeri non conosce ancora i propri diritti. È utile quindi ricordare che il regolamento europeo 261 del 2004 istituisce norme comuni in materia di compensazione e assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, cancellazione del volo o ritardo prolungato. Ogni passeggero ha due anni di tempo per chiedere un rimborso, anche in caso di ritardi aerei superiori alle 3 ore (che vanno conteggiate all'arrivo).

La disciplina prevede una compensazione pecuniaria che può variare da 250 a 600 euro. Le associazioni dei consumatori stanno anche studiando la possibilità di creare uno strumento che misuri l’indice di affidabilità delle compagnie aeree per quanto riguarda costi e disservizi. Potrebbe essere un valido indicatore per i tanti passeggeri che utilizzano i voli low cost.

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