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Catania, inchiesta "Giano bifronte":
no a revoca arresti per due indagati

Respinta dal presidente dei Gip la richiesta presentata dai legali di Gaetano Consiglio e Giuseppe Cardì. Nell'ambito della stessa operazione il 10 luglio scorso erano stati arrestati anche Corrado Labisi, la moglie Maria Gallo e la figlia Francesca Labisi

Catania, inchiesta "Giano bifronte":no a revoca arresti per due indagati

CATANIA - Il presidente dei Gip di Catania Nunzio Sarpietro ha respinto la richiesta di revoca della misura cautelare o la concessione di un’altra misura cautelare meno afflittiva presentata dai legali di Gaetano Consiglio, di 39 anni, e Giuseppe Cardì, di 57. I due sono ai domiciliari dal 10 luglio scorso nell'ambito dell’operazione denominata «Giano bifronte» della Dia di Catania che ha portato all'arresto di Corrado Labisi, 65 anni, promotore di due premi antimafia e già presidente del Consiglio di amministrazione dell’Istituto medico psico-pedagogico Lucia Mangano di Sant'Agata li Battiati: l’inchiesta della Procura di Catania verte su un presunto "buco" da 10 milioni di euro nella gestione della struttura.

Insieme a Corrado Labisi, per associazione per delinquere e appropriazione indebita erano stati arrestati la moglie, Maria Gallo, di 60 anni, e la figlia, Francesca Labisi, di 33, tutte e due poste ai domiciliari così come Consiglio e Cardì, collaboratori di Labisi.

Il presidente dei Gip ha respinto la richiesta ritenendo che «nulla è cambiato rispetto al momento della emissione della misura cautelare» e che «non sussistono i presupposti per la revoca della misura cautelare, né tantomeno per un’attenuazione della stessa».

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