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Il «sistema Siracusa» nei Palazzi: accuse a giudici, politici e manager

Dai pm della Capitale 18 avvisi di conclusione indagini per corruzione e frode fiscale

Il “sistema Siracusa” dentro i Palazzi a Roma: sott’accusa giudici, politici e manager

È lo show down di una complessa inchiesta capitolina sulla “cricca” delle sentenze truccate su cui indaga anche la Procura di Messina, che ha incassato, fra gli altri, l’arresto dell’ex pm siracusano Giancarlo Longo. Anche in quest’altra indagine, l’anello di congiunzione fra magistrati, politici, alti burocrati, imprenditori e faccendieri è l’avvocato siracusano Piero Amara (più sfumato in questo contesto il ruolo del suo “sodale” Calafiore), la cui posizione - dopo le ampie dichiarazioni rese ai magistrati - è stata stralciata dal fascicolo. La vicenda s’aggroviglia attorno a un sistema di frodi fiscali attraverso fatturazioni di operazioni inesistenti legate a società legate ad Amara, ma anche all’imprenditore che i pm ritengono fra i «promotori e organizzatori» dell’associazione a delinquere: Fabrizio Centofanti.

Ed è infatti sull’asse Siracusa-Roma che s’intrecciano le vicende al centro dell’indagine. Si evidenziano tra 2014 e il 2016 «anomale movimentazioni finanziarie» tra diverse società direttamente o indirettamente riconducibili ai due. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e i pm Stefano Fava, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini hanno verificato i flussi finanziari, con informazioni dall’Uif ma soprattutto con i corposi sequestri di atti cominciati lo scorso aprile. Ipotesi probabilmente rafforzata dalle ammissioni dei due indagati ora “pentiti”. Ed è in questo contesto che entrano in ballo i siracusani coinvolti nell’indagine: Alessandro Ferraro (ritenuto «uomo di fiducia» di Amara e Calafiore, già arrestato nel filone di Messina, poi destinatario di domiciliari-bis nell’altra indagine-lampo che ha portato all’arresto dell’ex giudice laico del Cga, il docente catanese Peppino Mineo), Carlo Lena (legale rappresentante della Gida) e Sebastiano Miano (a capo della Dagi, domiciliari annullati in Cassazione), Davide Venezia (prestanome di Calafiore, da poco scarcerato) e Marco Salonia. Da quest’ultimo si arriva all’ex presidente di Consiglio di Stato e Cga, Riccardo Virgilio, che i pm ritengono responsabile di aver pilotato 18 tra sentenze, ordinanze e decreti in modo da favorire le società di Amara e Calafiore. Attraverso la Investment Eleven Ltd, società maltese di cui risulta titolare Salonia, Virgilio -secondo l’accusa - “nasconde” 750mila euro transitati da un conto svizzero.

La parte romana dell’inchiesta vede indagato l’ex capo di gabinetto del dem Zingaretti alla Regione, Venafro, già assolto nel primo grado di Mafia Capitale. I pm gli contestano di aver ricevuto da Centofanti (socio di un altro big nella lista dei 18: Umberto Croppi, assessore alla Cultura all’epoca della sindacatura di Gianni Alemanno) «utilità economiche connesse a una consulenza fittizia».

La Procura si appresta a chiedere il rinvio a giudizio anche per il manager Raffaele Pizza (fratello di Giuseppe, ex sottosegretario e tenutario del simbolo della Dc), noto alle cronache anche per l’intercettazione in cui si vantava di aver fatto assumere alle Poste il fratello dell’ex ministro Angelino Alfano. Indagato anche Nino Marotta, ex deputato di Udc, Ncd e Ap ed ex membro del Csm. E poi Emanuele Barone Ricciardelli, funzionario del ministero dell’Economia. In un’intercettazione parla con Ezio Bigotti (anch’egli indagato, vecchia conoscenza della Regione per l’affaire di Sicilia Patrimonio Immobiliare, finito pure nell’inchiesta Consip) e lo avvisa «di segnalazioni della Guardia di Finanza per turbativa d’asta nella gara Consip», e «di accertamenti con le Procure». Non risultano fra i destinatari dell’avviso gli altri giudici oggetto di accertamenti nel filone romano sul “sistema Amara”: Nicola Russo, Raffaele De Lipsis e Luigi Caruso. Né altri colletti bianchi siciliani più volti citati nelle carte.

Twitter: @MarioBarresi

I 18 indagati

1) Andrea PISATURO

2) Luigi COCULO

3) Paolo BARATTA

4) Umberto CROPPI

5) Alessandro FERRARO

6) Sebastiano MIANO

7) Carlo LENA

8) Riccardo VIRGILIO

9) Maurizio VENAFRO

10) Emanuele BARONE RICCIARDELLI

11) Ezio BIGOTTI

12) Maria SIGNORELLI

13) Fabrizio CENTOFANTI

14) Luigi ESPOSITO

15) Antonio MAROTTA

16) Raffaele PIZZA

17) Marco SALONIA

18) Davide VENEZIA

Stralciati: Piero Amara e Giuseppe Calafiore

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commenti 3
  • pulsar

    20 Luglio 2018 - 12:12

    ECCO I VERI PROBLEMI ITALIANI.................. NON QUELLO DEI MIGRANTI

    Rispondi

    • luigi sidoti

      21 Luglio 2018 - 01:01

      Non c'è più l'Italia la Patria del Diritto bensì quella dei corrotti (per fortuna non tutta )

      Rispondi

  • luigi sidoti

    21 Luglio 2018 - 01:01

    Perché tanto stupore , la magistratura anch'essa è una ""casta"" e come tale ha i suoi corrotti . Esempio al ""Palazzo"" a Catania vi sono giunici ed uno in particolare che ........ protegge il potere bancario, è quasi impossibile che emetta sentenze contro; anche nei casi piu eclatante perché? ??? Certamente non per. ..... .... per sport giuridico!!!!

    Rispondi

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