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Peculato, mons. Salvatore Gristina si difende: «Io estraneo alle accuse»

L’arcivescovo di Catania indagato con altre tre persone per la gestione dell’Opera diocesana catanese per il culto e la religione (Odccr)

Peculato, mons. Salvatore Gristina si difende: «Io estraneo alle accuse»

L’arcivescovo di Catania, Salvatore Gristina respinge le accuse e ribadisce di essere assolutamente estraneo alla ipotesi di reato di peculato che gli è stata contestata con l’avviso di conclusione delle indagini notificatogli ieri dalla Procura di Catania.

Salvatore Gristina ha espresso «massimo rispetto nei confronti dell’Autorità giudiziaria, confidando che, nelle sedi competenti, venga acclarata l’assoluta legittimità del proprio operato».

La notizia dell’indagine chiusa dalla Procura nella quale spicca appunto il nome dell’arcivescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina, ha ovviamente creato molto clamore. Due i capi d’imputazione differenti nella stessa inchiesta. L’arcivescovo è accusato di peculato in concorso nella qualità di presidente del CdA dell’Opera diocesana catanese per il culto e la religione (Odccr). Con lui sono finiti sul registro degli indagati anche Alfio Santo Russo, 68 anni, nella veste di presidente del CdA dell’Opera diocesana di assistenza (Oda). Appropriazione indebita aggravata invece, in concorso, per Alberto Marsella, 51 anni, nella qualità di amministratore delegato dell’Oda e per Daniela Stefania Iacobacci, 47 anni, segretaria particolare della fondazione.

Nel primo caso (peculato) gli indagati dovranno chiarire i particolari di un contratto di locazione tra Oda e Odccr stipulato, secondo l’accusa, solo per simulare un affitto. In realtà serviva a pagare le rate di un mutuo contratto da Odccr con un istituto di credito eludendo una normativa comunitaria, nazionale e regionale.

Nel secondo caso, invece, la Procura contesta a Marsella e Iacobacci l’appropriazione indebita di alcune rette mensili versate dagli utenti di una casa di riposo all’Oda; di un contributo a titolo di rimborso spese e l’uso di carte di credito prepagate ricaricate con addebito sui conti Oda: totale circa 40mila euro.

L’appropriazione sarebbe stata scoperta dopo un’ispezione, del 2016, di un componente inviato dalla commissione pontificia che segnalò all’arcivescovo Gristina le anomalie. Fu poi lo stesso a arcivescovo a rimuovere Marsella dal ruolo, poi sostituito da un commissario attualmente in carica all’Oda, avvocato Adolfo Landi, nominato nel marzo 2017 e insediatosi tre mesi dopo. Sarebbe stato proprio Landi a sporgere denuncia. Chiuse le indagini i quattro indagati, attraverso i propri difensori, avranno venti giorni di tempo per prendere visione degli atti d’accusa, formulare eventuali contestazioni e formulare prove a loro discarico, chiedendo se vorranno, anche di essere interrogati. Solo dopo la Procura formulerà al Gip le proprie richieste. Rinvio a giudizio o archiviazione.

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