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Insulti razziali e botte a senegalese: fermato uno dei sette aggressori

Partinico, rintracciato dai carabinieri uno dei presunti responsabili dell'ignobile episodio che tre giorni fa ha visto vittima un 19enne di colore

Insulti razziali e botte a senegalese: ora in caserma uno degli aggressori

PALERMO - I carabinieri della compagnia di Partinico hanno rintracciato e portato in caserma uno degli aggressori del senegalese di 19 anni picchiato e insultato, tre giorni fa, mentre serviva ai tavoli in un bar a Partinico (Palermo). Il migrante che si trova in una comunità nel Comune in provincia di Palermo, era stato aggredito da un gruppo di giovani.

«Vattene nel tuo paese, sporco negro», gli hanno urlato come ha riferito la vittima ai militari. Dopo le indagini i carabinieri sono risaliti a una delle persone che hanno preso parte al pestaggio: l’uomo, un operaio di 34 anni, è stato  fermato e denunciato per lesioni personali aggravate dall'odio razziale. Diversi testimoni hanno confermato che si trovava nel bar dove lo straniero è stato aggredito e picchiato.

Sempre secondo il racconto della vittima, sarebbero stati in sette ad aggredirlo. Prima gli hanno tirato con violenza le orecchie, dicendogli: «Vattene via sporco negro». Poi, mentre uno del gruppo lo teneva fermo, gli altri lo hanno preso a calci e pugni. Dopo la violenza subita il diciannovenne, medicato per ferite al labbro e alle orecchie guaribili in sette giorni, ha presentato una denuncia ai carabinieri.

L'arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi, in una nota «esprime la solidarietà della Chiesa di Monreale nei confronti di questo fratello senegalese che è stato aggredito, come esprimo la più ferma condanna nei confronti di quest’atto di razzismo, di xenofobia».

«L'atteggiamento dei cristiani e di tanti uomini di buona volontà in Sicilia - prosegue Pennisi - è caratterizzato dall'accoglienza, dalla protezione umanitaria, dalla promozione della persona umana, dall'integrazione nel territorio e nella nostra cultura. Basti pensare ai soccorsi agli immigrati da parte dei pescatori, dei militari, dei medici, dei volontari, della Caritas, delle associazioni. A coloro che sono sbarcati nelle nostre coste il nostro compito di cristiani è quello dell’accoglienza, del prendersi cura, vincendo il muro dell’indifferenza, con lo stile del buon samaritano. Siamo chiamati - aggiunge il prelato - a farci prossimo degli altri, chiunque egli sia e da qualsiasi parte arrivi, qualsiasi problema porti, qualsiasi sia la difficoltà; siamo chiamati a fare sempre il primo passo verso uno stile di accoglienza e di misericordia, a guardare chiunque bussa alla nostra porta con quello che ho detto Gesù: "Ero straniero mi avete accolto"».

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