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Sfruttavano i minori stranieri ospiti della loro comunità: otto indagati

Inchiesta choc nel Palermitano: secondo l'accusa, i giovani migranti venivano reclutati per lavorare in una pizzeria con una paga di 50/60 euro a settimana e in terreni agricoli percependo 12 euro al giorno

Sfruttavano i minori stranieri ospiti della loro comunità: otto indagati

PALERMO - Sfruttavano i minori stranieri non accompagnati ospiti della loro struttura, li reclutavano per farli lavorare a stipendi da fame in pizzerie o nei campi, a Borgetto, nel Palermitano. E’ l’accusa contestata a otto indagati a cui la polizia ha notificato la misura dell’interdizione dall'esercizio di attività nel settore alberghiero e della ristorazione, nel settore delle attività agricole e dell’accoglienza dei minori. Alcuni ragazzi lavoravano nei campi per 12 euro al giorno.

L’indagine, condotta dalla sezione di polizia giudiziaria in servizio alla Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Palermo, nasce da accertamenti sulle precarie condizioni di vita in cui si trovavano alcuni minori stranieri non accompagnati, ospiti della comunità «New River» di Borgetto (Palermo), gestita dalla cooperativa sociale EsseQuadro, di Firenze e rappresentata e amministrata da Andrea Meli, che è tra gli indagati. Le intercettazioni telefoniche, poi confermate dalle testimonianze dei ragazzi ascoltati in presenza di psicologi, hanno accertato diversi episodi di sfruttamento dei minori.

Un giovane nigeriano ha raccontato di essere stato impiegato alla pizzeria «La Sorgente», gestita da Vincenzo Alduina e Maria Teresa Lombardo, genero e figlia di titolare dell’immobile in cui si trova la «New River,» percependo una paga di 50/60 euro a settimana, a fronte dei 1200 euro al mese previsti dal contratto nazionale. Uno dei ragazzi, durante il lavoro, ha subito una grave ustione alla mano, e soltanto dopo tempo, e dietro minaccia di non dire come si era ferito, è stato accompagnato al pronto soccorso.

Francesco e Pietro Lo Baido e Giuseppe Di Bella, imprenditori agricoli di Partinico e Borgetto - secondo l’accusa - reclutavano i minori e li impiegavano in un duro lavoro agricolo nelle loro tenute dando loro 12 euro al giorno. L’ispezione ha evidenziato anche gravi carenze igienico-sanitarie all'interno della comunità «New River» e una grave carenza di rifornimenti alimentari e di acqua. I minori erano costretti a riempire dei bidoni d’acqua in una fontana camminando poi per chilometri.

Tra gli indagati anche Giuseppe Criminisi, psicologo e responsabile della «New River», che ha permesso la frequentazione della struttura da parte degli imprenditori che sceglievano i ragazzi da impiegare nelle loro attività.

Gli indagati cui sono stati notificate le misure interdittive, firmate dal gip Guglielmo Nicastro, sono quindi: Vincenzo Alduina, titolare della pizzeria «La Sorgente di Borsetto», Giuseppe Criminisi, psicologo e responsabile della comunità «New River», Giuseppe Mario Di Bella, imprenditore agricolo di Partinico, Francesco e Pietro Lo Baido, agricoltori, Antonino Lombardo, titolare dell’immobile che ospita la comunità «New River»; Maria Teresa Lombardo, titolare della «Pizzeria New River» di Borgetto e Andrea Carmelo Meli, amministratore della cooperativa EsseQuadro. Sono in corso accertamenti per verificare la posizione dei gestori di un’altra casa famiglia, collegata agli indagati.

L’avvocato Ilenia Bacchi, legale di tre degli otto indagati, in una nota afferma che «relativamente all'informazione di garanzia ricevuta, Pietro Lo Baido, Francesco Lo Baido e Giuseppe Mario Di Bella dichiarano di essere totalmente estranei ai fatti contestati e che avranno modo, nelle opportune sedi e nei modi di legge, di chiarire la loro posizione in merito».  «Precisano, altresì - aggiunge il legale -  di non avere mai sfruttato il lavoro altrui, né tantomeno quello minorile, di essere consapevoli di quelli che sono i diritti dei lavoratori e soprattutto di avere profondo rispetto dei valori di solidarietà e di tutela della dignità dell’essere umano. Gli stessi non hanno mai costretto alcuno a svolgere attività lavorativa che abbia comportato rischi per la salute ovvero che abbia compromesso o minato il benessere psicofisico della persona e che sono ben consapevoli di quelli che sono i diritti fondamentali dell’essere umano». E ancora: «Attendono di conoscere più dettagliatamente gli elementi di accusa e, pur nel rispetto dell’operato della magistratura e nella piena e assoluta fiducia negli organi di giustizia, si riservano di provare nelle sedi di competenza la loro estraneità ai fatti che hanno dato origine alla predetta informazione di garanzia», conclude l'avvocato Bacchi. 

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