home page| open menuNotizie Locali

WHATSAPP: 349 88 18 870

WHATSAPP: 349 88 18 870

Messina, appalti agli amici: 13 indagati, l'ex presidente del Consiglio Emilia Barrile ai domiciliari

L'inchiesta della Dia ha svelato un comitato d'affari con una commistione tra politici, imprenditori ed esponenti della criminalità. Sequestrati beni per 35 milioni

Messina, appalti agli amici: 13 indagati, l'ex presidente del Consiglio Emilia Barrile ai domiciliari

Dall’interno dell’Amministrazione comunale di Messina lavoravano per gestire appalti attraverso le cooperative o si attivavano per favorire gli imprenditori amici.

Una organizzazione che è stata sgominata dalla DIA di Messina insieme con i colleghi di Catania, Reggio Calabria, Palermo, Bari, Roma, Caltanissetta, Catanzaro ed Agrigento. Sono stati eseguiti 13 provvedimenti cautelari firmati dal gip del Tribunale di Messina che ha anche disposto il sequestro di imprese e beni per un valore di oltre 35 milioni di euro.

L’inchiesta coordinata dal procuratore Maurizio De Lucia è stata denominata “Terzo livello” proprio per via dei ruoli istituzionali rivestiti da alcuni degli indagati in seno all’amministrazione comunale di Messina.

Un primo ambito ha permesso di scoprire una rete di rapporti clientelari/affaristici/amicali, dove la figura proncipale è quella di Emilia Barrile, ex presidente del Consiglio Comunale e nel corso delle ultime elezioni candidata a sindaco non eletta, ma comunque la più votata tra i candidati delle ultime due tornate elettorali. La Barrile, con il supporto del suo consigliore Marco Ardizzone – persona gravata da importanti precedenti giudiziari e di polizia, e nei primi anni 90 vicino al locale gruppo criminale dei “Mancuso”, egemone nel rione Gravitelli di Messina - interveniva con metodicità negli uffici competenti del comune o delle Aziende partecipate perché alcune istanze avanzate da imprenditori amici suoi venissero portate a buon fine, finalizzando tale condotta ad acquisire consenso anche in prospettiva elettorale, soprattutto attraverso poi la “distribuzione” o la promessa di posti di lavoro presso le imprese dei richiedenti. La Barrile, inoltre, costituendo un “sistema” collaudato, si prodigava a risolvere problematiche burocratiche, estranee al suo mandato e abusando della sua influenza politica nell’apparato amministrativo della città, in favore di potenziali portatori di pacchetti di voti. Non di meno, la Barrile è emersa quale dominus di fatto di due cooperative peloritane operanti nel settore della ristorazione e delle pulizie - la “Peloritana Servizi”, impegnata nella controversa gestione dei punti ristoro e dei parcheggi dello stadio San Filippo di Messina, e la “Universo e Ambiente”, risultata affidataria del servizio di pulizie dell’Amam a seguito di una presunta illecita assegnazione – e alle cui dipendenze è stato assunto con un ruolo di fatto significativo un elemento di spicco della locale criminalità organizzata, Carmelo Pullia, soggetto gravato da vicende giudiziarie per gravi reati, organico al locale clan “Mancuso” e recentemente posto in libertà dopo una detenzione ventennale. Tali cooperative, anche grazie ad una ingegnosa alternanza tra periodi di lavoro e periodi di disoccupazione gestiti abilmente mediante patronati anche questi di fatto a lei asserviti, venivano utilizzati anch’essi come strumento per elargire occupazioni e posti di lavoro, con il fine ultimo di acquisire diffuso “consenso popolare”.

Il secondo filone riguarda invece la frenetica attività di Vincenzo Pergolizzi - soggetto contiguo alla criminalità organizzata operante a Barcellona, Messina e Catania, e sottoposto all’obbligo di soggiorno nel Comune di Milazzo - che attraverso la complicità di familiari e persone di fiducia, ha cercato di sottrarre i suoi beni alle procedure di prevenzione cercando anche il recupero coattivo del credito erariale da cui le stesse sono gravate, quasi un milione, dovuto all’erario. Con tali intenti, oltre a numerose “trasformazioni” societarie per mezzo dei propri familiari, Pergolizzi ha anche inscenato fittizie controversie lavorative con dipendenti di fiducia, al fine di svuotare fraudolentemente le proprie società di beni e capitali. In carcere alla fine è finito Vincenzo Pergolizzi, di 65 anni, mentre ai domiciliari sono finiti Emilia Barrile, 48 anni, Marco Ardizzone di 46 anni, Francesco Clemente di 51 anni, Stefani Pergolizzi di 40 anni, Sonia Pergolizzi di 38 anni, Carmelo Cordaro di 58 anni, Michele Adige di 38 anni, Vincenza Merlino di 54 anni, Carmelo Pullia di 50 anni, Giovanni Luciano di 53 anni. La ospensione dal pubblico ufficio in atto ricoperto per sei mesi è stata decisa per Daniele De Almagro, divieto di sei mesi, di esercitare attività imprenditoriali e di ricoprire uffici apicali in seno ad imprese e persone giuridiche nei confronti di Antonio Fiorino di 52 anni. Tutti sono accusati a vario titolo di corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità in concorso, detenzione illegale di armi, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, turbata libertà degli incanti, associazione per deliquere, intestazione fittizia di beni, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Il gip ha disposto anche il sequestro dei capitali e dei compendi aziendali della Per.Edil srl, della Costeson e della Ergi e di undici immobili per un valore di almeno 35 milioni.

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

Il giornale di oggi

Sfoglia

Abbonati

I VIDEO

nome_sezione

VivereGiovani.it

EVENTI

Sicilians

GOSSIP

Qua la zampa