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Caltanissetta e quel pianto di sposa che "commuove" un vigile urbano...

Il racconto del papà della giovane: «Ci stavamo dirigendo verso la chiesa dove si sarebbe celebrato il matrimonio attraversando, in auto, un tratto che è isola pedonale: io avevo chiesto il permesso per farlo, accordatomi verbalmente, ma siamo stati bloccati. E fortuna che...»

Caltanissetta e quel pianto di sposa che "commuove" un vigile urbano...

CALTANISSETTA - Nel venire a conoscenza di quanto è accaduto la settimana scorsa fuori dalla Chiesa di Sant'Agata al Collegio dove da lì a poco si sarebbe celebrato un matrimonio, il nostro pensiero - chissà perché - è volato indietro nel tempo per ricordare alcune scene tragicomiche del film in cui Totò e Aldo Fabrizzi erano i genitori di due giovani che si apprestavano a rinsaldare il loro vincolo d'amore con il matrimonio.

Dal racconto fattoci dal papà della sposa, però, emergono elementi sicuramente poco simpatici e per nulla comici, a cominciare dalla faciloneria con cui qualcuno a Palazzo del Carmine avrebbe autorizzato, su esplicita richiesta del genitore della sposa, il passaggio da corso Umberto (isola pedonale) per raggiungere la chiesa. «Abbiamo pensato - racconta il papà della sposa - che sarebbe stato bello attraversare con la macchina della sposa corso Umberto davanti al Comune fino alla chiesa. Mi sono recato alla portineria del Comune e ho chiesto se l'Amministrazione comunale poteva autorizzarmi. L'impiegata, gentilissima, dopo avere recepito la mia richiesta, ha chiamato qualcuno e poco dopo ho ricevuto l'assenso per il transito della sola auto della sposa».

Qui affiora però la prima "debolezza", perché i permessi, ammesso che vengano concessi (ma per l'isola pedonale le deroghe sono rare, se non addirittura impossibili da ottenere) vanno rilasciati non certo verbalmente. Insomma "verba volant, scripta manent" (ovvero: le parole volano, le cose scritte rimangono).

Ma lasciamo che il papà della sposa, assumendosi la responsabilità di quanto afferma, racconti ciò che è accaduto, mentre l'auto con la sposa e lui a fianco, dopo avere oltrepassato corso Umberto, si avvicinava alla chiesa del Collegio. «Quasi all'altezza della statua di Umberto I - dice - siamo stati bloccati da due vigili urbani in macchina. Uno dei due mi chiede se fossi stato autorizzato al transito. Alla mia risposta positiva, mi viene chiesto di esibire l'autorizzazione scritta. Spiego di essere stato autorizzato verbalmente pochi minuti prima. A quel punto il vigile mi "ordina" di tornare indietro e uscire da dove eravamo entrati. Ho cercato di insistere che eravamo ormai a pochi metri dalla chiesa ma la discussione si è animata. Tuttavia, vedendo mia figlia in lacrime, preoccupata che la situazione degenerasse, il vigile mi ha dato il consenso di raggiungere la chiesa. Ho accompagnato mia figlia all'altare, ma sono subito tornato in strada per provare a chiarire la situazione. Con mia sorpresa ho ricevuto dal vigile un abbraccio, le scuse, e gli auguri per la sposa. Prima di allontanarsi comunque il suddetto vigile mi ha detto ciò che avrebbe fatto: "Adesso vado a rovinare chi l'ha fatta passare"».

Episodio archiviato? Probabilmente no, perché ora il papà della sposa ha deciso di andare sino in fondo. «Premetto - dice - che se questo vigile si fosse limitato con educazione, quella che solitamente contraddistingue tutto il Corpo di Polizia municipale, a farmi rilevare che avevo commesso un'infrazione, sarei stato disposto a pagare non una ma dieci multe evitando di far polemiche per rispetto a mia figlia. Ma il suo comportamento, che non esito a definire arrogante, è grave e credo che le autorità competenti, con le quali sono disposto ad incontrarmi, debbano ora approfondire l'episodio».

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