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Tra street food e “malavinnita” così la Pescheria vive la crisi...

Tempi grami per uno dei luoghi simbolo di Catania. Affitti troppo alti e concorrenza sleale degli abusivi: in molti vogliono cedere la licenza

Così la Pescheria vive la crisi tra street food e “malavinnita”

Il mercato della pescheria langue e sembra appassire lentamente sotto l'andirivieni spumeggiante dei turisti che siedono ai tavolini dei ristoranti. Si mangia, ma si fa sempre meno la spesa. Tra i pescivendoli di piazza Pardo qualcuno ha già abbandonato due o tre postazioni. I fruttivendoli arrancano, così come molti macellai. Alcune salumerie si reinventano gastronomie da street food. Altri hanno ristretto le botteghe, perché gli affitti si sono fatti troppo alti. Oppure hanno chiuso i battenti. Il resto lo fa la concorrenza degli "abusivi" in un mercato che sembra senza regole.

Il rischio, da evitare, è che la pescheria possa fare la stessa fine della Vuccirìa di Palermo. In buona sostanza, scomparire. Almeno per i catanesi che fanno la spesa.

C'è allarme tra gli operatori storici del mercato più caratteristico della città, dove i vendesi e gli affittasi accanto alle saracinesche che chiudono si fanno sempre più frequenti, saracinesche che magari riaprono i battenti come ristorantini di street food. Un'economia che si sostituisce a un'altra e in parte ancora la sostiene. Basterà? Ma se un giorno scomparisse il mercato, i turisti verrebbero ancora?

E’ preoccupato chi alla pescheria c’è da una vita. «Questa postazione - dice il signor Lombardo, uno dei pescivendoli di piazza Pardo, “cuore” del mercato del pesce - ce la siamo tramandata nel corso degli anni, lo zio di mio papà, poi mio papà, poi la buonanima di mio fratello, ora ci sono io. E figli non ne ho… I turisti? Fanno le foto, ma commercialmente abbiamo avuto un calo di oltre il 60% da un paio di anni a questa parte. E la cosa si aggrava. Alla gente viene male “scendere” in pescheria, una volta qui c’era la fermata dell’autobus che ora, con via Dusmet chiusa, non passa più. Per me c’è un problema di viabilità e di parcheggi. E di ordine pubblico, perché il mercato dovrebbe essere controllato dai vigili urbani».

«Il mercato - dice Salvo Minio, titolare della storica trattoria “La Paglia” - è decisamente in crisi. Basta vedere quanti sono i posti chiusi. In tanti vogliono mollare la licenza, chi è proprietario di bottega pensa che sia meglio affittare a 1.000-1.200 euro al mese a qualche nuovo localino. Adesso si spera nella promessa del nuovo sindaco di riaprire via Dusmet, con parcheggi regolati e, suggerisco, capolinea dei minibus: una riapertura che influirà positivamente, purché non ci siano più gli abusivi sui marciapiedi: sono loro che hanno “ucciso” i fruttivendoli della pescheria».

Fruttivendolo è Salvatore Finocchiaro, che in piazza Pardo vende frutta secca, di fianco alla postazione del fratello, che vende frutta fresca. «Qui - racconta - c’è stato un calo del 90% rispetto a quindici anni fa. Un calo continuo. Negli anni Novanta in questo periodo si vendevano 100 cassette di pesche, oggi se ne vendono 5. Le amministrazioni hanno chiuso le strade, non ci sono parcheggi e la gente se ne va nei supermercati. Io resisto, a 56 anni non posso fare altri mestieri. I turisti? Da me ormai comprano quasi solo loro».

Litterio De Luca vende olive anche lui in piazza Pardo: «La gente - dice - ormai prima delle 10-11 del mattino non si vede e si vende bene soltanto il sabato».

Ma il problema è anche sociologico. «Oggi è cambiato il modo di vivere - spiega Salvatore Della Vita, salumiere di via Pardo - e le famiglie non fanno più la spesa o la fanno al supermercato sotto casa. Noi abbiamo avuto un calo di vendite del 75-80% nel giro di cinque anni e adesso ci stiamo arrangiando nell’offrire piattini e degustazioni. Alla pescheria diventerà tutto ristorazione? Quando sarà ci adegueremo. Intanto vediamo se il nuovo sindaco manterrà le promesse».

Altri “affittasi” accanto a saracinesche chiuse. In via Gisira sono abbassate quelle di una macelleria, che ha “delocalizzato” in altre parti della città. Di fronte nascerà una trattoria e un B&B.

Samantha Adonia, titolare di un negozio che vende frutta secca, spezie e prodotti tipici ha “ristretto” i suoi spazi. Le chiedevano il triplo d’affitto. «Il mercato - dice - sta morendo a causa di tanti fattori: mentalità cambiata, clientela storica che con l’età non viene più e centri commerciali. Noi siamo qui da tanti anni, prima di me mio padre e mio nonno, e piano piano è andata sempre peggio. La chiusura al traffico del centro storico è stata la batosta finale. Ricordate gli autobus 30 e 32? Ora per venire devi cambiarne tre. Ben vengano i locali che fanno movida diurna, ma credo che la pescheria resisterà finché ci sarà il mercato del pesce. Sono i pescivendoli il baluardo».

E se gli “abusivi” sono un grande problema, non hanno affitti e suolo pubblico da pagare, non hanno adempimenti burocratici e procedure da rispettare come l’Hccp, anche in piazza Alonzo di Benedetto la crisi si fa sentire. L’impiegato della storica macelleria Triolo conferma: «Si vende molto meno, una volta qui la gente veniva alle 8 di mattina, oggi prima delle 9 e mezza non c’è nessuno». Giù in piazza, mentre ormai pulisce le bacinelle del pesce, Matteo Stabile è una voce controcorrente: «Rispetto agli anni più duri della crisi, oggi si è tornati un po’ a lavorare». Un segnale di speranza. In attesa di via Dusmet.

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