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La storia di Carmelo, dal "fine pena mai"
al sogno di diventare il legale degli ultimi

Condannato all'ergastolo per avere sparato e ucciso, Carmelo Musumeci - 63enne di Aci Sant'Antonio - in carcere ha studiato conseguendo nell'Università di Perugia due lauree, in Giurisprudenza e in Filosofia. Poi la semilibertà e dallo scorso 14 agosto la libertà condizionale: «Ora farò l’avvocato di tutti i detenuti, perché la reclusione non aiuta»

La storia di Carmelo, dal "fine pena mai"al sogno di diventare il legale degli ultimi

PERUGIA - Da ergastolano al sogno di diventare l’avvocato degli «ultimi». Quella di Carmelo Musumeci, 63 anni, siciliano di Aci Sant'Antonio (Catania), è una storia di andata e ritorno dall'inferno che ora diventa missione verso tutti quei «detenuti che dalla vita meritano un’altra chance». Una storia che lui stesso ha raccontato all'Ansa a Bevagna, in provincia di Perugia,  dove vive e lavora in una comunità per disabili dopo che il tribunale di sorveglianza del capoluogo umbro gli ha concesso la liberazione condizionale, mentre quello di Venezia aveva già trasformato l'ergastolo ostativo (per il quale non sono previsti benefici) al quale era condannato in quello "ordinario".

A soli 15 anni Musumeci ha conosciuto il carcere minorile per aver assaltato un ufficio postale, dopo che la sua gioventù era scivolata via facendo a cazzotti in strada e nelle camerate del collegio dove l’avevano rinchiuso. Insomma, uno «nato colpevole», come recita il titolo di uno dei libri da lui scritti.

E crescendo non era certo migliorato. Anzi, ha sparato e ucciso in uno scontro tra bande criminali. Per la giustizia italiana l’aveva fatto nell'ambito di un’organizzazione mafiosa, roba che va punita con il 41 bis. Con fine pena mai e per di più ostativo. Ma lui 11 ore di libera uscita, malgrado quel divieto severo, le aveva ottenute. «Nel 2011, il giorno che presi la mia prima laurea in Giurisprudenza all'Università di Perugia», racconta mentre è appoggiato a una delle colonne del chiosco della comunità per disabili Papa Giovanni 23° di Bevagna.

Parla sorridendo, gli occhi a tratti si riempiono di lacrime, racconta la telefonata del 14 agosto, quando il tribunale di sorveglianza di Perugia gli ha comunicato che poteva fare a meno di tornare ogni sera al carcere di Capanne dove era in semilibertà perché gli è stata concessa la libertà condizionale. Un lavoro esterno concesso dal 2016, anno in cui si era laureato anche in Filosofia, dopo 24 anni vissuti ininterrottamente tra le sbarre.

«I miei prossimi cinque anni li trascorrerò ancora qui come volontario assistendo i bambini disabili perché devo terminare la mia pena - ha raccontato - ma poi ho un sogno da realizzare: aprire uno studio legale e diventare l’avvocato di tutti i detenuti, in modo da tirarli fuori dal carcere il prima possibile. Lì dentro non è vero che si migliora, lì si peggiora, solo l’affetto della società e il perdono ti fa capire i tuoi sbagli».


Musumeci, quando ancora si trovava detenuto nel supercarcere di Spoleto, aveva avviato la sua battaglia per cancellare la pena dell’ergastolo. «Battaglia - dice - che venne sostenuta anche da uno dei miei salvatori, don Oreste Benzi e che continuerò con determinazione per dare sempre al detenuto una speranza di diventare un uomo migliore. Un uomo nuovo come lo sono diventato io».

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commenti 1
  • enzo1361

    18 Agosto 2018 - 17:05

    Se lì dentro si peggiora cosa dobbiamo aspettarci da questo signore una volta fuori

    Rispondi

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