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Il Cas rassicura: «Autostrade e viadotti
in Sicilia sono di continuo sotto controllo»

Intervista sul nostro quotidiano al dg del Consorzio siciliano: «Sappiamo quali sono i nostri limiti, ma non ci sono situazioni di allarme»

Il Cas rassicura: «Autostrade e viadottiin Sicilia sono di continuo sotto controllo»

CATANIA - “Possiamo camminare tranquilli sulle nostre autostrade, sapendo che ogni giorno ci sono decine di persone che controllano sia sopra che sotto i viadotti. La situazione è sotto controllo, sappiamo quali sono i nostri limiti, ma non ci sono situazioni di allarme”. Il direttore generale del Consorzio autostrade siciliane, l’ingegnere Salvatore Minaldi, prova a tranquillizzare tutti dopo lo shock del crollo del ponte Morandi a Genova. Anche il Cas è concessionario per le autostrade siciliane, ma il paragone con la società della famiglia Benetton è improponibile. Il Cas è una società pubblica, che non deve fare profitti e distribuire dividendi. Anche se gli incassi dei pedaggi non sarebbero mai sufficienti per effettuare manutenzioni straordinarie come la sostituzione di ponti e viadotti o il rifacimento delle gallerie. Ci vorrebbero miliardi. E sempre l’autorizzazione ministeriale, necessaria per gli interventi straordinari. In ogni caso, il progetto della Regione – ci sarà un vertice tecnico al rientro dalle ferie a cui prenderanno parte anche l’assessore alle Infrastrutture, Marco Falcone e i vertici del Cas, la presidente Alessia Trombino e il consigliere Maurizio Siragusa - è investire risorse importanti per fare un monitoraggio serio delle infrastrutture, non solo sulla carta.


“Come tutti i concessionari – aggiunge Minaldi – abbiamo una serie di obblighi verso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Dobbiamo sempre dare conto del nostro operato e dello stato di salute delle infrastrutture attraverso una serie di controlli costanti, tratta per tratta. I nostri contatti con i Mit sono continui, facciamo sopralluoghi, vengono redatti verbali…”.

Ce la fate con l’organico che avete?
“Il personale è poco, ma i nostri tecnici si fanno in quattro per garantire la sicurezza. Abbiamo preso in mano il Cas da una situazione di estrema difficoltà, ma stiamo mettendo in atto tutto quanto possibile per il controllo di gallerie e ponti e per avviare un monitoraggio approfondito”.

Ci sono situazioni di particolare criticità?
“Di recente abbiamo messo in sicurezza la galleria Velardi sulla A18, una delle prime dopo la barriera di Messina in direzione Catania: aveva crepe nel calcestruzzo, ma siamo intervenuti e l’abbiamo riaperta prima di ferragosto. Ci stiamo occupando anche di ripristinare la corsia interrotta dalla frana di Letojanni. Le conferenze di servizio per l’approvazione del progetto sono concluse, adesso siamo in fase di verifica. Contiamo di andare a bando entro fine anno”.

E sui viadotti?
“Un importante e costoso intervento di ripristino strutturale riguarda il viadotto Ritiro, a Messina. Stiamo sostituendo le travi che non davano sicurezza strutturale con altre di moderna concezione. Un impegno di spesa da 45 milioni. A settembre dovremo operare uno sgombero provvisorio delle case che stanno sotto il viadotto”.

Questo intervento nasce in seguito a uno studio affidato all’Università di Messina. Non c’era in progetto una convenzione con i tre atenei maggiori per verificare le nostre infrastrutture?
“L’Università di Messina è al nostro fianco, da sempre. Nello specifico proprio per gli studi sul viadotto Ritiro. Ma di quella convenzione, visto il crollo dello staff dirigenziale del Cas tra fine 2017 e inizio 2018, non abbiamo trovato traccia. Le Università sono certamente pronte a collaborare, abbiamo già tanti contatti con geotecnici e ingegneri, ma bisogna sempre trovare le risorse”.

Le nostre autostrade però sono un po’ datate. Il degrado dei materiali è inevitabile.
“Sono state costruite in anni in cui soprattutto la zona del catanese non era considerata a rischio sismico come Messina. Anche se la tipologia di struttura utilizzata è fatta di appoggi semplici, con le leggi odierne e le norme tecniche attuali non andrebbero costruite così. Quindi un punto è adeguare in modo antisismico le infrastrutture, un altro è il degrado dovuto al tempo di calcestruzzi e ferri. Quindi bisogna monitorare costantemente, conoscerne lo stato. Dove ci sono problemi evidenti interveniamo con la massima urgenza. Però, mettere in campo una serie di risorse per l’adeguamento antisismico e contro il degrado richiede un impegno economico ingente”.

La A18 è la più antica tra le autostrade che avete in gestione. Come sta?
“La Ct-Me è stata aperta nel 1973, quindi i problemi di degrado sono più accentuati, ma non abbiamo strutture particolarmente vulnerabili se le paragoniamo al ponte di Genova. Sono strutture abbastanza semplici, prefabbricate pre-compresse appoggiate su piloni”.

Quindi?
“Facciamo controlli frequenti delle basi dei viadotti appoggiate sui piloni, ma dai prossimi giorni avvieremo una campagna di verifica delle infrastrutture, decisa già prima del crollo del ponte Morandi. Dove rileveremo criticità, le affronteremo. Intanto, abbiamo avviato una serie di iniziativa per mettere sotto controllo alcune gallerie, anche perché da aprile 2019 devono essere avviati tutti i cantieri per la messa in sicurezza delle gallerie dal punto di vista impiantistico: sistemi di segnalazione, ventilazione, soccorso, comunicazione… ma prima di tutto occorre essere sicuri sulle strutture. Di recente, ad esempio, abbiamo fatto un intervento importante di consolidamento della galleria Sant’Alessio sulla A18”.

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commenti 1
  • Mirko

    18 Agosto 2018 - 17:05

    Non basta avere le strade sotto continuo controllo. Il tratto da chiuso Vicino Giardini insegna. Anche il ponte di Genova era sotto continuo controllo e sappiamo tutti com’è andata.

    Rispondi

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