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Sicilia, rotte d'oro e vecchie carrette: l'affaire collegamenti con le isole minori

Traghetti "datati" e spesso in avaria che a pochi fruttano tanto mentre a molti - i passeggeri - sovente offrono disservizi

Sicilia, rotte d'oro e vecchie carrette: l'affaire collegamenti con le isole minori

PALERMO - Traghetti vecchi, con un’età media superiore ai 40 anni: vere e proprie “carrette del mare” soggette a continui guasti, che però fruttano decine di milioni di euro alle compagnie di navigazione che per conto della Regione effettuano i collegamenti marittimi con le isole minori. Il mercato, alimentato dai soldi dei contribuenti, è in mano a pochi. I servizi erogati tutt’altro che impeccabili. Questa estate ne succede quasi una al giorno. Navi in avaria in mezzo al mare, costrette a fare dietrofront; manutenzioni che durano all’infinito perché le vecchie parti meccaniche da sostituire sono ormai introvabili; corse saltate e traghetti spostati qua e là per tappare i “buchi”. Disservizi che scatenano l’ira di passeggeri, sindaci e intere comunità che nel periodo estivo vivono di turismo. E la Regione che fa? Nei giorni scorsi, il governatore Nello Musumeci ha disposto un’indagine (ancora in corso) sui disservizi - affidata a un pool di funzionari dell’assessorato ai Trasporti - con l’obiettivo di «accertare eventuali inosservanze contrattuali da parte delle compagnie preposte ai collegamenti marittimi con le isole minori». I cosiddetti servizi di trasporto integrativi rispetto a quelli garantiti dallo Stato per la continuità territoriale.


La decisione del presidente Musumeci è maturata dopo i problemi registrati a Pantelleria e Lampedusa. Nelle Pelagie, il servizio di traghettamento dovrebbe essere garantito dalla nave “Lampedusa”: l’imbarcazione, costruita nel 1974, però è ferma da novembre 2017 a causa di un guasto al motore. L’armatore che ha vinto la gara bandita dalla Regione, la Traghetti delle Isole (il cui azionista di maggioranza è la Liberty Lines di Ettore Morace), l’ha sostituita con il “Kossyra” (ex “Piero della Francesca”, in navigazione dal 1980). Anch’essa però ha dato forfait. «E così - spiega Totò Martello, sindaco di Lampedusa e Linosa - la linea regionale Porto Empedocle-Lampedusa-Linosa è “scoperta” da oltre un mese. Ci sono gli aliscafi e solo i traghetti delle corse statali. La Regione ha autorizzato qualche viaggio speciale con la “Sansovino” e la Traghetti delle Isole ha preso a noleggio dalla Caronte&Tourist la “Pietro Novelli”». Nave che doveva sostituire il “Kossyra” e invece viene impiegata, sempre da Traghetti delle Isole, sulla linea Trapani-Pantelleria.


«Andare avanti in queste condizioni non è più tollerabile - prosegue Martello -. Chi si aggiudica una gara d’appalto deve essere nelle condizioni di garantire il servizio, altrimenti il contratto va revocato. L’ho detto e l’ho pure scritto alla Regione: si agisca con decisione. Continuiamo a chiedere la rescissione del contratto di servizio con Traghetti delle Isole, inoltre attiveremo le iniziative necessarie per avere un risarcimento dei danni provocati alla comunità dai mancati collegamenti».
Lampedusa, assieme a Pantelleria (dove tante sono le difficoltà per l’approvvigionamento di carburante), è il fronte più critico di questa estate caratterizzata da collegamenti marittimi a singhiozzo. Il sindaco Martello pone anche una questione politica: «La verità è che le navi sono sempre le stesse da tanti anni a questa parte e i soldi vanno nelle tasche dei soliti armatori, che non investono i loro capitali sulle flotte. A questo punto se i soldi sono pubblici, perché non si torna a una società regionale?».
Tre compagnie, di fatto due famiglie di armatori (i Franza e i Morace), si dividono il mercato dei collegamenti marittimi con le isole minori in Sicilia. Oltre alla già citata Traghetti delle Isole, ci sono la Liberty Lines (in amministrazione giudiziaria dopo l’inchiesta “Mare Monstrum”) e la Caronte&Tourist. Queste compagnie di navigazione si sono aggiudicate gare, bandite dalla Regione, per collegamenti con traghetti e aliscafi pari a 62 milioni di euro. Più i proventi dei biglietti. La Sns, joint venture tra Liberty Lines e Caronte&Tourist, dopo una lunga battaglia legale, ha invece rilevato due anni fa il ramo d’azienda dell’ex Siremar - inizialmente di Compagnia delle Isole (società partecipata anche dalla Regione attraverso la spa Mediterranea Holding) - e con esso la convezione da 55 milioni annui con lo Stato. Dopodiché è avvenuto lo “spacchettamento”: alla Caronte&Tourist il ramo traghetti, alla Liberty Lines gli aliscafi. In che modo, visto che la convenzione statale è unica? Attraverso la trasformazione di Sns in società consortile per azioni. Durante questa operazione, il patrimonio della Sns sarebbe stato diviso tra i due soci in parti uguali di 6,5 milioni ciascuna.


Alla Regione è affidato per legge il ruolo di “controllore” sulle corse di traghetti e aliscafi, anche quelle statali. Ancora però non si è posto un argine ai disservizi, che continuano malgrado lo spauracchio della penali.


Quello del naviglio, vecchio e poco efficiente, non è solo l’unico problema. C’è una “partita” che riguarda la libera concorrenza nel mercato del trasporto marittimo siciliano. Un “nodo” irrisolto. A dirlo è il Consiglio di giustizia amministrativa che, nella recente sentenza in cui ha respinto il ricorso della Liberty Lines sulla cosiddetta “sovracompensazione” delle tratte messe a bando nel 2014 (annullate in autotutela dalla Regione), scrive: «L’evidenza di uno o più procedimenti penali in corso coinvolgenti alcuni dei protagonisti della vicenda, come anche il frequente richiamo al tema degli aiuti di Stato e più in generale all'obiettivo della tutela della concorrenza che, anche per il periodo successivo alla gara annullata, parrebbe ben lungi dall'essere raggiunto nel settore del trasporto marittimo verso le Isole minori della Sicilia, impone al Collegio di ordinare la trasmissione di tutti gli atti di causa, compresa la presente sentenza, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trapani, nonché alla Commissione europea-Direzione generale della concorrenza, e all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, per quanto di loro rispettiva competenza».

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