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Cronaca

Scalpello e martello, così a Ragusa litorale si anima di giganti di pietra

Di Antonello Lauretta

RAGUSA - Una tartaruga gigante, un’altra più piccola a fianco, una terza, piccolissima, sulla corazza della prima. Sembrano procedere lentamente sulla spiaggia di Caucana mentre un leone pare farsi largo dalla boscaglia. Perfino il ciclope Polifemo con l’occhio ancora buono, evidentemente Ulisse non è ancora passato dalla Sicilia, emerge dalle viscere della terra, probabilmente per rendersi conto di cosa stia succedendo. No, non siamo sprofondati in piena mitologia, bensì sono le opere originali ed estemporanee realizzate da Raffaele La Raffa, autentico maestro della pietra. Ed esse, vere e proprie sculture, sono state scolpite da La Raffa in pietra pece sulla spiaggia cosiddetta delle panchine. Abbiamo chiesto a La Raffa, ottantenne, come gli sia venuta l’idea di scolpire la pietra sotto il solleone agostano invece di godersi le vacanze nel bel mare di Caucana, peraltro così carico di storia.

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 «La vacanza va pure bene ma starsene con le mani in   mano annoia – ha spiegato -. Scendendo a spiaggia ho notato   questi enormi blocchi di pietra pece abbandonati ormai da   tempo. Una volta, questo era un materiale ricercato per i suoi   impieghi nell'edilizia. Soprattutto si realizzavano pavimenti.   Molti palazzi e case antiche, perfino chiese hanno un siffatto   pavimento. In quest’ultimo caso, a volte sul pavimento in   pietra pece si aggiungevano dei disegni geometrici o floreali   in pietra bianca. L’effetto che se ne ricava è di grande bellezza   come può ancora oggi osservarsi. Basta andare, per esempio,   alla Cattedrale di San Giovanni a Ragusa o al Castello di   Donnafugata per rendersene conto. Sinceramente m’è parso   un assurdo spreco trovare quei blocchi abbandonati a pochi   metri dal mare. Ho voluto lavorarli ed ecco che dai blocchi   sono uscite quelle forme, come se fossero state racchiuse   nella pietra da tanti anni e, finalmente, si sono liberate e sono   venute al sole. Erano già lì, io le ho solo liberate dalla pietra   superflua».

 Sorride La Raffa e si vede un miglio che è contento e   soddisfatto. Contento per aver superato la prova che si era   imposto, soddisfatto perché, nel volgere di pochi giorni, è   diventato il beniamino di tutti, turisti compresi che spesso, al   refrigerio del mare, hanno preferito sostare a guardare le sue   abili mani dare forma alla criniera del leone piuttosto che   all'occhio di Polifemo o alle zampe della tartaruga gigante.   L’abilità manuale di La Raffa però non è casuale. Affonda le   sue radici nell'antica tradizione degli scalpellini comisani che   hanno dato vita a un artigianato di qualità, artigianato   artistico per l’appunto, che ha avuto magna pars nella   ricostruzione del terremoto del 1693, per poi evolversi e   continuare fino alla metà del secolo scorso.

La Raffa in contrada Crocilla a Comiso ha un laboratorio di pietra dove prendono forma, fontane, arredi di giardino, sculture e altro.

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