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Cronaca

Scolpisce in spiaggia a Caucana «Non si può, è area archeologica»

Di Antonello Lauretta

RAGUSA - L’attività scultorea di Raffaele La Raffa sulla cosiddetta spiaggia delle panchine di Caucana non è passata inosservata alla Soprintendenza ai Beni culturali e archeologici di Ragusa. L’ottuagenario scalpellino comisano, autentico maestro della pietra, nelle settimane scorse ha modellato nella pietra pece tre tartarughe, una molto grande, la testa di un leone e quella di Polifemo, suscitando l’apprezzamento dei villeggianti e dei bagnanti.

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Fino all'altolà della Soprintendenza di Ragusa. «È bene precisare che non c’è stata nessuna sospensione dell’attività scultorea del La Raffa – spiega l’archeologo Saverio Scerra che ha interloquito con La Raffa in spiaggia - perché nessuno lo aveva autorizzato. È da premettere, per chiarezza d’informazione, che il signor La Raffa ha esercitato la sua attività su suolo del demanio pubblico, tali sono tutte le spiagge, e in un’area ad alta densità archeologica. Prima di usare mazzuolo e scalpello avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione. Fatta quest’osservazione, non gli ho detto di fermare la sua attività bensì di evitare di scolpire due blocchi specifici, uno dei quali si trova proprio a pochi passi dal Polifemo scolpito da La Raffa. Quei due blocchi, a differenza degli altri, non sono pietre qualsiasi. Sono delle bitte scoperte due anni fa, testimonianza di un antico ancoraggio di Kaucana. A un attento esame, è possibile ancora oggi individuare la superficie liscia e circolare sulla quale venivano legate le corde delle imbarcazioni. Sono reperti archeologici a tutti gli effetti come tutto l’altro materiale antico che si trova in zona. Le avevamo lasciate sul posto ritenendo che nessuno le avrebbe prese, pesano parecchio, e non hanno un valore venale bensì solamente archeologico che interessa lo studioso e rivelano un luogo di ancoraggio. Se fossero state, inconsapevolmente, scolpite si sarebbero irrimediabilmente alterati dei reperti e persa una testimonianza del passato».

L’archeologo Scerra, peraltro, ha avuto parole di apprezzamento sulle scultore di La Raffa. «Non si discute sulle qualità artistiche – ha detto – ma sul fatto che lì non avrebbe dovuto scolpire senza autorizzazione. È chiaro, invece, che i blocchi di pietra pece non sono reperti archeologici. Per dirla tutta, ho altresì notato che i villeggianti, utilizzando del pietrame e del cemento, hanno realizzato nelle vicinanze dei sedili a pochi passi dall'edificio 15, cioè a ridosso di una zona archeologica. Si tratta di capire che il fai da te non va bene se si è nel demanio pubblico e perfino in un’area archeologica».

La Raffa ha interrotto la sua attività, ma siamo convinti che con un po’ di buon senso si possa tutelare il sito che è il bene primario e, se possibile, rendere più piacevole la spiaggia.

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