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Indagine "Garbage affair", patteggia ex ragioniere del Comune di Catania

Appalto dei rifiuti agli «amici»: Massimo Rosso concorda con la Procura una pena di tre anni e il versamento alle casse comunali di Catania di 9.100 euro, corrispondenti al pagamento dell’affitto a Roma della casa della figlia da parte dell’impresa "favorita"

Indagine "Garbage affair", patteggia ex ragioniere del Comune di Catania

CATANIA - Tre anni e il versamento al Comune di Catania di 9.100 euro, corrispondente al pagamento dell’affitto a Roma della casa della figlia da parte dell’impresa "favorita". E’ il patteggiamento tra l’ex ragioniere generale dell’Ente, Massimo Rosso, e la Procura di Catania, nell'ambito dell’inchiesta "Garbage affair" nata da indagini della Dia su un appalto per la raccolta di rifiuti per da 350 milioni di euro, presentato al Gup Giovanni Cariolo. Quest’ultimo si è dichiarato incompetente e ha trasmesso il fascicolo al Gup Pietro Nunzo Currò davanti al quale sono pendenti i patteggiamenti di due degli imputati: 4 anni di reclusione per Orazio Fazio, funzionario del Comune di Catania, e 3 anni e 4 mesi per l’imprenditore Antonio Deodati. L’udienza si terrà giovedì.

Sempre il 13 settembre il Gup Giovanni Cariolo terrà l’udienza preliminare per decidere su eventuali riti abbreviati e sulla richiesta di rinvio a giudizio degli imputati, con l’intervento della Procura.

Al centro dell’inchiesta, coordinata dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall'aggiunto Sebastiano Ardita e dai sostituti Fabio Regolo e Alessandra Tasciotti, le indagini della Dia di Catania, diretta da Renato Panvino, sulla controversa assegnazione dei lavori per la raccolta dei rifiuti a Catania che dopo un intervento del Tar ha sospeso il vecchio appalto valido fino al 2016 e ne ha realizzato uno "ponte" visto che tre gare erano andate deserte Un appalto da circa 350 milioni di euro in tre anni. E su quello, sostiene la Procura, avevamo messo occhi e mani aziende del settore, con passaggi di società, irregolarità amministrative non riscontrate da funzionari comunali compiacenti, che, emerge da indagini della Dia, ottenevano regali costosi, come il pagamento dell’affitto di una casa a Roma, e assunzioni nelle società degli imprenditori indagati.

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