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La Regione: «La Sicilia è già impegnata a trovare il giusto equilibrio»

L’assessore regionale Turano: «Il governo si è già mosso insieme a organizzazioni di categoria e sindacati, ma serve un intervento del legislatore nazionale»

La Regione: «La Sicilia è già impegnata a trovare il giusto equilibrio»

Palermo. Il governo nazionale vuole chiudere i negozi la domenica. Verrebbero in ogni caso individuate specifiche eccezioni in alcune parti dei territori in cui potere derogare all’obbligo di chiusura. La proposta legislativa supportata da Lega e 5stelle, per esempio, esclude i negozi dei centri turistici. Chi plaude alla disciplina di dettaglio del nuovo scenario è l’assessore regionale alle Attività produttive Mimmo Turano: «Finalmente anche a livello nazionale si sta muovendo qualcosa sulle aperture domenicali e festive. La giunta Musumeci, così come altri regioni, si era già mossa in questo senso insieme alle organizzazioni di categoria e alle organizzazioni sindacali ma resta necessario un intervento del legislatore nazionale sul cosiddetto decreto Monti e su questo, come regione e come sostenitori di questa battaglia, pretendiamo di essere ascoltati».

Sull’avvio dell’iter parlamentare per lo stop nazionale a spesa e shopping domenicale Turano non ha dubbi sulla necessità di riportare indietro le lancette a prima del 2011, quando il decreto Monti liberalizzò il settore : «Prima di quella data la Regione - commenta - aveva il compito di stabilire il numero delle domeniche aperte e, nella definizione dei calendari, si teneva conto anche delle località, turistiche per esempio. Allora c'era una sorta di equilibrio - continua l’assessore - ma ora è saltato tutto e la situazione è peggiorata».

Tanto più che, a parità di caos disarticolato, fa notare Turano: «La liberalizzazione non ha comportato quel generale aumento della produttività, dei fatturati e della competitività delle imprese sperato. Anzi, negli anni successivi all’entrata in vigore della liberalizzazione si sono registrate chiusure di piccole e medie imprese commerciali».

Il rebus, alla fine, rimane sempre il solito, il rompicapo cioè se sia più conveniente per l’economia dei territori “svuotare” gli esercizi commerciali per favorire i big. Lo stesso Turano pone chiaramente la questione: «Indubbiamente si è verificato uno spostamento delle quote di mercato verso gli esercizi della grande distribuzione; si è determinata una diversa modulazione della spesa delle famiglie, concentrata nei week-end in cui la grande distribuzione, a differenza delle altre tipologie di esercizi commerciali, è in grado di sostenere i maggiori costi derivanti dalle aperture domenicali continuative, ma con turni di lavoro assurdi per il personale dipendente».

Provare a rimodulare gli equilibri è essenziale. Per Turano «si tratta di ritrovare un equilibrio tra le esigenze del libero mercato e i diritti delle persone, da quello del riposo a quello ad orari e retribuzioni dignitose».

IL RUOLO DELLA REGIONE

Prima della liberalizzazione Monti, la Regione aveva il compito di stabilire il numero delle domeniche aperte e, nella definizione dei calendari, si teneva conto anche delle località, per esempio quelle turistiche.

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