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Cara di Mineo, il Tar respinge l’ultimo ricorso, si riparte (forse) il 1º ottobre

No della magistratura amministrativa alla ditta che si è classificata seconda. La storia raccontata sul giornale in edicola

Cara di Mineo, il Tar respinge l’ultimo ricorso, si riparte (forse) il 1º ottobre

CATANIA - L’effetto collaterale coincide, di fatto, con la notizia. Carte alla mano, infatti, nulla osta affinché lunedì prossimo, 1º ottobre, si svolga regolarmente il passaggio di consegne fra la vecchia e la nuova gestione al Cara di Mineo.

Il Tar di Catania, infatti, ha respinto la richiesta di sospensiva dell’aggiudicazione definitiva della gara a procedura aperta per la fornitura di beni e servizi presentata dalla cooperativa “Tre Fontane”. Ritenuto che «non sussista l’urgenza qualificata per la concessione della invocata tutela cautelare monocratica, in considerazione sia della natura essenzialmente patrimoniale dell’interesse azionato dalla ricorrente, sia del fatto che nell'ipotesi di favorevole delibazione dell’istanza cautelare nella sede collegiale la ricorrente potrà eventualmente conseguire il subentro nel contratto», il presidente della terza sezione del Tar di Catania, Daniele Burzichelli, ha rigettato l’istanza di misure cautelari monocratiche, fissando per il prossimo 10 ottobre la camera di consiglio per la trattazione collegiale del ricorso per l’annullamento dell’aggiudicazione.

Esito negativo, dunque, per la richiesta della “Tre Fontane”, capofila di un gruppo di imprese secondo classificato in uno dei quattro lotti (fornitura di servizi alla persona), aggiudicato per per tre anni al costo di 13.510.046,44 euro a un raggruppamento temporaneo composto dalla cooperativa “Badia Grande” dalla fondazione onlus “San Demetrio”, dai consorzi “Agri.Ca” e “Aretè” e dalle coop sociale “Chiron”.

Proprio su quest’ultima cooperativa - e in particolare sulla presunta assenza del «requisito di capacità tecnica e professionale pregresse» - è in parte basato il ricorso di “Tre Fontane” rappresentata dagli avvocati Mario Calderara e Michele Perrone. In particolare, “Chiron”, secondo la tesi dei ricorrenti, è stata sanzionata dal Comune di Aci Sant'Antonio con la chiusura, nel 2017, di uno Sprar a seguito dell’esito di una visita ispettiva del Viminale che accertò alcune «criticità». La coop che ha vinto il nuovo appalto del Cara di Mineo fu esclusa dal Comune di Nicosia in un bando Sprar per «incapacità tecnico-professionale e dichiarazioni omissive in sede di gara». Accuse, che - quando La Sicilia ha rivelatola notifica del ricorso - il presidente di “Chiron”, Angelo Murabito, ha rispedito al mittente: «Abbiamo le carte in regola e la coscienza a posto. Ci difenderemo punto su punto, dimostrando di non essere mai stati esclusi, né direttamente né indirettamente, da precedenti lavori». Ma “Tre Fontane”, che fa capo a “La Cascina”, nel ricorso ha citato anche il parere dell'Anac dell’11 aprile 2018, ritenuto un potenziale vulnus di annullabilità di una gara in cui nessuno dei partecipanti indicò il costo della manodopera. «In questo caso, quindi, aderire all'orientamento, seppur prevalente, secondo cui l’omessa indicazione comporta l’effetto espulsivo automatico, significherebbe annullare l’intera procedura di gara», scriveva l'Anticorruzione concludendo però con un parere favorevole sulla validità della procedura.

Sarà un’altra arma per il ricorso di merito. Ma se ne parlerà il 10 ottobre. Nove giorni dopo che, a meno di atti precauzionali della Prefettura, sarà avvenuto il passaggio di consegne. E la nuova era del Cara di Mineo già di fatto cominciata.

Twitter: @MarioBarresi

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