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A Catania i preti che non t'aspetti: oscurarono telecamere carabinieri

Blitz antidroga "Salette", si svelano retroscena: sacerdoti avrebbero "neutralizzato" la strumentazione posta da investigatori sul tetto della chiesa del quartiere prima ponendo un sacco della spazzatura su un obiettivo e poi recidendo dei fili

A Catania prete che non t'aspetti: oscurò riprese video dei carabinieri

CATANIA - Nei giorni immediatamente successivi alla visita di Papa Francesco in Sicilia è amaro constatare che due religiosi, peraltro assai conosciuti nel quartiere di San Cristoforo, siano stati in qualche modo toccati - al momento soltanto di striscio, ma non sono esclusi possibili risvolti a seguito di ricorso della Procura - dall'operazione antidroga denominata “Salette” e condotta in quel quartiere contro un gruppo accusato di gestire la cabina di regia dello spaccio per conto del clan “Cappello-Bonaccorsi”. Quello stesso clan che nel periodo coperto dalle indagini era guidato saldamente da “Massimo ‘u carruzzeri” Salvo (arrestato nel gennaio dello scorso anno dalla squadra mobile nel maxi blitz denominato “Penelope”), boss capace di sfilarsi dal polso un Rolex d’oro da chissà quante migliaia di euro e di regalarlo senza battere ciglio a Salvatore Panassiti, braccio destro di Giovanni “Ciuzza” Geraci, ovvero l’uomo accusato dagli investigatori di essere il vero gestore delle piazze di spaccio collegate al gruppo di Santa Maria delle Salette.

Tale gesto munifico è stato ripreso dalle telecamere installate dai carabinieri in prossimità della casa dello stesso Panassiti. E fra queste anche quelle montate sul tetto della chiesa del quartiere, che hanno funzionato fino a poco prima di subire, per così dire, un “piccolo incidente”. Quello che ha portato la Procura a richiedere nei confronti dei due sacerdoti, per favoreggiamento, la misura cautelare del divieto di dimora nel Comune e nella provincia di Catania. Una richiesta comunque respinta dal Gip Simona Ragazzi.

Si tratta di fatti relativamente datati e che prendono le mosse, come detto, dalla manomissione di una telecamera cui era possibile arrivare attraverso un vano sottotetto a sua volta assicurato da un lucchetto. Insomma, per danneggiare quelle telecamere servivano delle chiavi che soltanto in parrocchia possedevano. Per questo furono convocati nella caserma di piazza Dante il direttore della Casa salesiana e legale rappresentante, nonché il parroco e legale rappresentante della parrocchia pro tempore, sentiti informalmente su - così venne detto loro - input della Wind. «Ma come - fu quasi protesta - il guasto è stato registrato dalla Wind e ci chiamano i carabinieri?». La spiegazione fornita dai militari sembrò bastare ma fu nel corso di questa chiacchierata informale che sarebbero emersi degli elementi che avrebbero modificato la prospettiva con cui gli investigatori si erano approcciati ai due sacerdoti, da quel momento formalmente indagati.

Uno dei due, in particolar modo, riferì che si era accorto della presenza delle telecamere e che di questo avrebbe parlato con un vice questore e con un ispettore di polizia, suo parrocchiano, di cui avrebbe anche fatto il nome; in tali circostanze il sacerdote avrebbe saputo che le telecamere non erano state installate dalle forze dell’ordine e che per tali motivi avrebbe presentato denuncia alla polizia, ricevendo addirittura il suggerimento di distruggere tutto. Orbene, di tale denuncia formale non è stata trovata traccia, mentre farraginosa è apparsa in sede investigativa l’identificazione del vice questore e dell’ispettore parrocchiano che, comunque, non si esclude possano essere stati sentiti davvero. Meno probabile che uno di loro abbia suggerito ai sacerdoti di distruggere le telecamere.

Nell'occasione i militari hanno poi dovuto subire anche un “buffetto” da parte di uno dei due religiosi, il quale ha voluto sottolineare che chi aveva installato quelle telecamere era stato «poco intelligente», oltreché poco garbato dal non dire nulla a chi ha la responsabilità della parrocchia, aggiungendo che le telecamere erano «visibilissime da tutti» lì in strada (circostanza che gli investigatori garantiscono non fosse rispondente al vero) e che questo «nel quartiere a noi ha creato tante difficoltà».
Per tale motivo e visto che sembrava che le telecamere non appartenessero ad alcuno, per dare un segnale - così è stato detto - i sacerdoti dapprima ne hanno oscurata una con un sacchetto della spazzatura, quindi «visto che non succedeva niente e che nessuno si presentava per ristabilirne la funzionalità», si è proceduto col taglio dei fili di entrambe, interrompendo tutti i collegamenti dalle Salette.

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commenti 1
  • pulsar

    26 Settembre 2018 - 15:03

    LE VIE DEL SIGNORE SONO INFINITE E..............OSCURE

    Rispondi

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