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Cronaca

Il caso Ciancio e il "mea culpa" del procuratore Zuccaro per la giustizia tardiva

Di Redazione

CATANIA - Un duro atto di accusa contro l'editore Mario Ciancio Sanfilippo è stato pronunciato davanti a tv e giornalisti dalla Dda catanese, con i carabinieri che hanno svolto le indagini, che ha spiegato i particolari della confisca di 150 milioni di euro che ha colpito uno degli imprenditori più importanti della Sicilia, ma anche un "mea culpa" sull'azione della magistratura alla fine degli anni '90, quando la mafia era all’apice, con responsabilità nel non aver agito a fondo per debellare il rapporto tra cosche e imprenditoria. Il procuratore catanese Carmelo Zuccaro ha detto che «indubbiamente la giustizia non ha voluto e potuto essere all’altezza dei suoi doveri istituzionali», indicando «responsabilità della magistratura di Catania».

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Secondo il procuratore Zuccaro, che entra a far parte della magistratura catanese nel 1989 e che nel 1991 è già coordinatore del gruppo della Direzione Distrettuale Antimafia, «si poteva fare molto di più». «Non posso dire per quale motivo perché non ho vissuto tutti quei quarant'anni», ha detto ancora Zuccaro che in effetti dal 1996 al 2001 è stato alla Procura di Caltanissetta - dove si è occupato di processi importanti come quelli sulle stragi di Capaci e via D'Amelio - e poi fino al 2009 a dirigere quella di Nicosia.

E a un cronista che gli ha chiesto  se non provasse un certo imbarazzo per la lentezza della giustizia catanese, ha risposto: «Se imbarazzo lei ha notato, più che imbarazzo è dispiacere per quello che si poteva forse fare anche prima e che non è stato fatto». «Però oggi - ha sottolineato Zuccaro - dobbiamo essere soddisfatti per un fatto: è stato conseguito un risultato molto importante». 

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