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«Dai libici spari e poi il sequestro»,
ansia per due pescherecci siciliani

L'«Afrodite Pesca» e il «Matteo Marrarino», entrambi della marineria di Mazara del Vallo e complessivamente con 13 uomini a bordo, bloccati in mare da motovedette di Tripoli e poi costretti a raggiungere il porto di Ras Al Hilal

«Dai libici spari e poi il sequestro»,paura per due pescherecci siciliani

MAZARA DEL VALLO - «Sappiamo che stanno tutti bene, si trovano a bordo e non possono scendere». Come in un logoro copione che si ripete da anni le parole di Vincenzo Asaro, armatore del motopesca «Matteo Mazzarino», della società armatoriale Mcv Pesca, che ieri sera è stato bloccato a 29 miglia dalle coste libiche di Derna insieme al peschereccio "Afrodite Pesca», della Afrodite Pesca anch’esso di Mazara del Vallo, fanno ritornare in mente storie già vissute. Ancora due pescherecci della marineria della cittadina in provincia di Trapani, che aveva una delle flotte di natanti più grandi d’Italia, sono stati sequestrati da motovedette libiche. A dare stamattina per primo la notizia è stato il sindaco mazarese Nicola Cristaldi. Sono in tutto 14 i marinai, sulle due imbarcazioni, tra italiani e tunisini, fermati.


«La vedetta avrebbe cominciato a sparare senza alcun preavviso - spiega Cristaldi - provocando danni alla cabina e alle attrezzature del motopesca Afrodite. Non ci sono stati feriti e gli equipaggi non risultano agli arresti. I militari libici, saliti sui due natanti, hanno intimato ai comandanti di intraprendere la navigazione verso la costa libica. I due pescherecci sono giunti in nottata al porto Ras Al Hilal». «Il sequestro - aggiunge il sindaco - è avvenuto in acque che illegittimamente ed unilateralmente la Libia considera proprie. Non possiamo accettare comportamenti di violenza da parte di Paesi rivieraschi che minacciano di intaccare la vocazione della cultura dell’accoglienza e del rispetto della nostra città. L'episodio è vissuto con angoscia dalla popolazione sia perché richiama il triste ricordo della detenzione subita dai nostri pescatori negli passati nelle carceri libiche, sia perché i nostri natanti illecitamente sequestrati dalla Libia non hanno fatto più ritorno a Mazara e sono stati lasciati in abbandono come nel caso del motopesca Damiela L. sequestrato sei anni fa».


Incalza l’armatore: «il nostro equipaggio composto da quattro marittimi italiani e da tre di origine tunisina, nella stiva non ha pesci che si catturano nella zona in cui sono stati fermati». Già avviate le iniziative diplomatiche per fare luce sulla vicenda. «Siamo in contatto con la Farnesina. L’Unità di crisi del ministero degli Esteri sta già monitorando la situazione», sostiene il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci. E aggiunge: «nella prossima conferenza sulla Libia, in programma a novembre a Palermo, oltre all’immigrazione altro tema da affrontare dovrà essere quello della sicurezza dei nostri pescherecci. Una storia vecchia che si ripropone puntualmente».

La notizia è rimbalzata anche nei palazzi della politica a Roma. Un’interrogazione al ministro degli Esteri è stata presentata dal deputato della Lega Lorenzo Viviani insieme ai parlamentari della commissione affari esteri Paolo Formentini ed Eugenio Zoffili, per chiedere quali iniziative intenda portare avanti per riportare in acque territoriali italiane i pescherecci trattenuti in Libia». Polemica la reazione delle opposizioni. «E adesso il ministro dell’Interno che farà? - afferma Erasmo Palazzotto di Liberi e Uguali - Ringrazierà le autorità libiche (dopo aver detto nel luglio scorso che lui dei libici si fidava) per avere sparato a due pescherecci italiani ed averli sequestrati senza alcuna ragione?». «Ora l’esecutivo garantisca l’incolumità degli equipaggi e il loro rientro a Mazara», chiede il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali. In serata il progetto Mediterranea, annuncia di essere pronto a fornire aiuto ai pescatori italiani. 

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