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Protezione civile, un "neo" in Sicilia:
precari 232 "angeli della sicurezza"

Entrano in azione in caso di terremoti, alluvioni, eruzioni - evenienze tutt'altro che rare nella nostra terra - eppure un nutrito gruppo di funzionari che operano in Sicilia ancora attendono, dopo quasi vent'anni, la stabilizzazione. E a fine anno si conclude il rinnovo del contratto attualmente in corso...

Protezione civile, un "neo" in Sicilia:precari 232 "angeli della sicurezza"

Sono gli “angeli” che entrano in azione in caso di disastri: terremoti, alluvioni, eruzioni, evenienze tutt'altro che rare nella nostra Isola. Sono tra i primi ad arrivare sul posto dove ci sono persone da aiutare; sono coloro ai quali è demandato il compito di verificare i danni causati dai disastri e, sempre loro, finanziano gli enti o si occupano in prima persona della riparazione dei danni e della ricostruzione. Eppure, stando ai dati della Funzione pubblica al dipartimento regionale della Protezione civile, ben 232 funzionari in Sicilia ancora oggi, dopo quasi 20 anni di lavoro ininterrotto alla Regione (dove sono entrati l’1 gennaio 2000), continuano a rimanere precari, con le vite sospese e “appese” alla fine e al rinnovo del contratto. Data fatidica che si è ripetuta tante volte e che stavolta è fissata al 31 dicembre prossimo. Ultimi rimasti - “angeli” precari - in un dipartimento chiave per la sicurezza collettiva, dopo la stabilizzazione già avvenuta dei dipendenti della Protezione civile con livelli A e B e di tutti i colleghi delle altre regioni meridionali (ultimi i calabresi, diversi anni fa) che - come loro - negli anni 90 furono assunti con un bando dal ministero dell’Interno per un progetto di studio sulla vulnerabilità dell’edificato (prima solo pubblico, poi anche privato).

Ultimi rimasti precari a causa anche della beffa dello statuto speciale della Sicilia: infatti, mentre nelle Regioni a statuto ordinario è lo Stato a definire la dotazione organica e il fabbisogno economico (condizioni richieste per la stabilizzazione di questo personale dall'art. 20 della legge 448 del 2001) e, quindi, nel resto del Sud Italia si è potuto procedere alla trasformazione del contratto da tempo determinato a indeterminato, in Sicilia la situazione si è arenata perché il tutto deve essere stabilito a livello regionale.

Ora con la legge Madia, che portava in dono la stabilizzazione dei precari storici - e chi più di loro? - nella pubblica amministrazione, anche questi funzionari iper-specializzati dovrebbero essere assunti a tempo indeterminato. Ma il condizionale è d’obbligo. E anche un momento di raggiunta serenità potrebbe nascondere un retrogusto amaro.

L’ex governatore siciliano Crocetta, in scadenza di legislatura (con poche possibilità, quindi, di portare a termine il progetto), emanò infatti un atto pubblico in cui prevedeva di utilizzare la legge Madia per risolvere il problema del precariato. Ma questa norma pone dei paletti: uno di questi - discutibile, se non inapplicabile, secondo alcune interpretazioni, a questi precari della Protezione civile - è l’essere stati selezionati tramite concorso. Un passaggio che altri gruppi di personale precario qualche anno fa effettuarono, il che ora permetterebbe loro di essere stabilizzati direttamente con la legge Madia. Per i funzionari precari della Protezione civile, invece, secondo alcune interpretazioni la situazione sarebbe più complicata, perché negli anni 90 non furono selezionati dal ministero dell’Interno tramite un concorso, ma attraverso una selezione attuata tramite gli uffici di collocamento. In altre parole, ci fu all'epoca un bando pubblico, ogni candidato presentò la sua domanda - chi come mobilità, chi come disoccupato - e fu fatta solamente una selezione tramite evidenza pubblica. In seguito, questo personale transitò dallo Stato alla Regione Sicilia che avrebbe dovuto col tempo stabilizzarlo, ma non lo fece, limitandosi a rinnovare - con cadenze oscillanti tra il semestre e il biennio - i contratti.

Tuttavia, questo del concorso è solamente uno degli ostacoli. L’ulteriore beffa kafkiana per gli “angeli” precari è l’ipotesi ventilata dalla Regione di azzerare tutto il pregresso nel momento della stabilizzazione. Come dire: fare tornare questi funzionari iper-specializzati ai livelli di partenza, con la perdita anche dell’anzianità di servizio acquisita.

Tutto ciò avverrebbe in barba all'articolo 20 della legge 448/2001 che, proprio sui precari della Protezione civile, recita: “La Regione Sicilia - e gli enti locali della Regione medesima - provvede alla trasformazione in rapporti a tempo indeterminato dei rapporti di lavoro a tempo determinato instaurati(...) dalla Regione medesima e dagli enti locali delle province di Siracusa, Catania e Ragusa, colpiti dagli eventi sismici del dicembre 1990, sulla base di apposite procedure selettive, nell'ambito della programmazione triennale del fabbisogno di personale, nei limiti delle dotazioni organiche. Alla relativa spesa si provvede a valere sulle disponibilità dei fondi assegnati alla Regione Sicilia ai sensi dell’articolo 1 della legge 31 dicembre 1991, n. 433, e successive modificazioni”. Una legge ad hoc, quindi, applicata già da tutte le altre Regioni, tranne che dalla Sicilia, peraltro mai abrogata e quindi tuttora in vigore.

I funzionari - che in tutti questi anni non hanno potuto accedere ad alcun avanzamento di carriera e che solamente vincendo cause legali si sono visti applicare quanto previsto nel tempo per il loro livello - stavolta ci vogliono credere. E il governo regionale del governatore Nello Musumeci, insediatosi da pochi mesi, può riparare, una volta per tutte, l’ingiustizia di quelle vite precarie vissute dagli “angeli” della Protezione civile che, per ironico contrappasso, rendono sicure le esistenze dei siciliani.

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