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«Spariti 21 milioni di euro», aperta una inchiesta sulla Blutec di Termini

La Guardia di Finanza ha sequestrato carte e documenti nella sede dell'azienda che ha rilevato l'ex stabilimento della Fiat: fari accesi sui fondi erogati

«Spariti 21 milioni di euro», aperta una inchiesta sulla Blutec di Termini

 PALERMO - Ora anche la magistratura vuol vederci chiaro sulle operazioni finanziarie condotte da Blutec, la società che, quattro anni fa, ha rilevato dalla Fiat lo stabilimento di Termini Imerese, con un piano di rilancio mai partito del tutto e con gli operai in attesa di rientrare in fabbrica. Su disposizione della Procura guidata da Ambrogio Cartosio, che ha aperto un fascicolo, militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza hanno effettuato un blitz all’interno dello stabilimento, sequestrando documenti e acquisendo i contenuti degli hard disk di alcuni computer. Gli investigatori stanno ricostruendo i movimenti di denaro della società che per fare ripartire la produzione aveva ottenuto un finanziamento di 21 milioni di euro da Invitalia, l'agenzia per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa partecipata al 100% dal ministero dell’Economia.


Fondi che, per Invitalia, Blutec avrebbe utilizzato non rispettando il perimetro dell’accordo di programma. Tant'è che lo scorso aprile la Spa del Mise ha inviato all’azienda una contestazione sulla rendicontazione: alcune spese non sono state ritenute ammissibili perché fuori dal contesto progettuale e altre sarebbero risultate non documentate. Tra le parti è stata definita una bozza di accordo per la restituzione del finanziamento ma non è ancora stata sottoscritta, come emerso nell’ultimo vertice al Mise, lo scorso 4 ottobre.


Il sindaco di Termini Imerese, Francesco Giunta, rivela che proprio al tavolo ministeriale «l'amministratore delegato di Blutec, in maniera trasparente e corretta, aveva riferito del blitz della guardia di finanza nello stabilimento, notizia che ha aggravato le nostre grandi preoccupazioni, visto che Blutec dovrà restituire i 21 milioni di euro a Invitalia con sei rate trimestrali, e dovrà contestualmente riproporre un piano industriale alternativo e dovrà battersi su altri fronti come la vicenda dell’inchiesta giudiziaria». «Tutto ciò crea fortissima tensione a noi, ai sindacati e ai lavoratori», avverte il sindaco. «Ho chiesto al governo che vengano acquisite nuove manifestazioni di interesse per valutare altre opportunità rispetto a Blutec - prosegue Giunta - Riteniamo che Blutec non sia in questo momento in grado, almeno da sola, di sostenere la reindustrializzazione e il sostegno occupazionale che la nostra città merita».


Da quando, due anni fa, l’azienda ha riaperto lo stabilimento soltanto un centinaio di operai è rientrato in fabbrica, sui 700 ex Fiat. Intanto le aziende dell’indotto hanno chiuso, i dipendenti licenziati e senza sussidio. Erano due i progetti 'ipotizzatì da Blutec per l’area industriale: uno da 95 milioni di euro riguardava la produzione di componentistica per auto; l’altro da 190 mln di euro la produzione di auto ibride. Il primo aveva ricevuto il vaglio di Invitalia, il secondo no. L’accordo di programma quadro, siglato quattro anni fa, destinava 360 milioni di euro tra fondi statali e regionali per la riqualificazione dell’area. 

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