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Il sindaco di Casteldaccia: «Demolire la villetta? Non ci sono soldi»

Il primo cittadino della cittadina del Palermitano teatro della strage costata la vita a 9 persone: «Lo Stato o la Regione mi aiutino. Il Comune è in dissesto economico dal 2015 e e abbattere una costruzione abusiva costa mediamente 60mila euro»

Il sindaco di Casteldaccia: «Demolire la villetta? Non ci sono soldi»

Giovanni Di Giacinto, sindaco di Casteldaccia

CASTELDACCIA - «Lo Stato o la Regione mi aiutino. Io non ho i soldi per le demolizioni. Il Comune è in dissesto economico dal 2015: posso solo compiere atti di ordinaria amministrazione e abbattere una costruzione abusiva costa mediamente 60mila euro. Ne abbiamo una trentina da buttare giù, come faccio?» E’ l’appello del sindaco di Casteldaccia (Palermo) Giovanni Di Giacinto che dice di non poter demolire la casa abusiva travolta dalla piena del fiume Milicia costata la vita a 9 persone.

«La Procura di Termini Imerese - sostiene inoltre il sindaco - era informata del procedimento in corso davanti al Tar. Chiese informazioni agli uffici del Comune sulla vicenda perché avevano aperto un fascicolo per abusivismo edilizio e volevano sapere a che punto fosse la demolizione e se la casa era sanabile. L'Ufficio tecnico rispose che tutto pendeva davanti al tribunale amministrativo».

Ieri Di Giacinto aveva accusato di inerzia il Tar che stamattina ha reso noto che il ricorso contro la demolizione disposta dal Comune si era estinto nel 2011 e che quindi nulla impediva al sindaco di abbattere l’immobile dal momento che non c'era stata nemmeno una sospensiva del provvedimento. «Ho chiesto tramite pec al Tar la sentenza che dichiara estinto il ricorso dei proprietari per mancata richiesta di fissazione dell’udienza - afferma Di Giacinto -. E’ vero che noi non ci siamo costituiti in giudizio come Comune e questo perché non avevamo soldi per le spese legali». «Non sapevo che la legge - prosegue - non prevede che la decadenza del ricorso non sia comunicata all'amministrazione comunale che è parte se non si costituisce in giudizio. Credo sia una follia legislativa, ma è così. Quindi io non ho mai saputo cosa fosse accaduto del ricorso».

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