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Strage a Casteldaccia, vi sveliamo le carte che "inchiodano" gli amministratori comunali

Il Tar sbugiarda il sindaco: la villetta doveva essere abbattuta già nel 2011. Non bastasse, era pure nella lista di immobili abusivi stilata dalla Corte dei conti e notificata al Comune, dove intanto sono stati sequestrati atti. Un altro filone di indagine riguarderebbe invece la mancata manutenzione dell’alveo del fiume Milicia

Strage a Casteldaccia, vi sveliamo le carteche inchiodano gli amministratori comunali

Ci sono le prime due ipotesi di reato (disastro colposo e omicidio colposo), ma ancora nessun indagato. Eppure il fascicolo della Procura di Termini Imerese sulle nove persone morte sabato notte nella villetta sul greto del Milicia si indirizza già verso una strada ben precisa. Quella delle responsabilità, già evidenti, degli amministratori di Casteldaccia.

Sì, perché quell'immobile di contrada Cavallaro è abusivo. Ieri il procuratore Ambrogio Cartosio ha ordinato il sequestro di tutta l’area che parte dal fiume e arriva fino alla villa della morte. La polizia, in mattinata, ha messo il nastro biancorosso, cominciando anche i controlli sugli allacci dei vari servizi. Ma elementi ancor più interessanti arrivano dal sequestro di atti al Municipio, a partire dalle pratiche sull'ordine di demolizione della villetta abusiva, in cui è avvenuta la tragedia, disposto nel 2008 dal Comune di Casteldaccia ma mai eseguito. Ed è proprio su questo aspetto che ieri mattina arriva la novità più importante: il Tribunale amministrativo regionale, con un comunicato ufficiale, sbugiarda il sindaco Giovanni Di Giacinto, che aveva parlato di una sospensione dell’iter dovuta a un ricorso dei proprietari (Antonino Pace e Concetta Scurria, di Palermo), presentato nel dicembre 2008. Confermando una notizia che "La Sicilia" aveva anticipato nell'edizione di ieri: il via libera per l’abbattimento della villetta era già arrivato nel 2011. Il Tar, infatti, precisa che «non ha mai sospeso l’ordinanza di demolizione del sindaco dell’immobile sito in contrada Cavallaro a Casteldaccia travolto dall'esondazione del fiume Milicia (decreto n. 1602 del 2011)». E poi l’affondo dell’ufficio stampa del Consiglio di Stato e della Giustizia Amministrativa che polverizza la tesi difensiva del sindaco: «Non può sostenersi che la semplice presentazione di ricorso sia di per sé sufficiente a bloccare l'efficacia dell’ordine di demolizione. In ogni caso, nel 2011 il giudizio al Tar si è concluso e l’ordinanza di demolizione del sindaco non è stata annullata; nè il Comune si è mai costituito in giudizio. Quindi, in questi anni l’ordinanza di demolizione poteva - e doveva - essere eseguita».

Dunque una prima precisa responsabilità è a carico di amministratori e burocrati che hanno ignorato un passaggio decisivo. Ma c’è un’altra prova a dimostrazione del fatto che a Casteldaccia non potevano non sapere. A partire da una data precisa: 3 novembre 2017. E cioè quando la Procura regionale della Corte dei conti notificò agli amministratori la contestazione preliminare per danno erariale di 239mila euro da cui è scaturita lo scorso agosto la citazione a giudizio per il mancato rispetto delle norme anti-abusivismo. E nell'elenco allegato a quel decreto (tutti gli atti sono stati acquisiti ieri dai pm di Termini) c’è, alla voce «abitazioni secondarie», anche la villetta dove sabato notte sono morte nove persone, per la quale il Comune non avrebbe incassato circa 16mila euro di indennità di occupazione. L'ex sindaco Fabio Spatafora e l’attuale, Di Giacinto, assieme ai dirigenti comunali Maria De Nembo e Alfio Tornese, «avrebbero consentito agli autori degli illeciti di continuare a beneficiare degli immobili realizzati abusivamente, senza corrispondere alcuna indennità di utilizzo, né la tassa sui rifiuti e gli altri tributi previsti dall'ordinamento, con conseguente danno per le casse del Comune».

Un altro filone dell’indagine, secondo alcune indiscrezioni, riguarda la mancata manutenzione dell’alveo del fiume Milicia. Un’inadempienza tanto conclamata che i proprietari degli immobili della zona si autotassano per pagare le spese di pulizie.
Ieri, durante un sopralluogo della polizia s’è pure materializzato il proprietario della villetta affittata da due anni alla famiglia Giordano. «Sono solo un curioso», dice ai cronisti che lo individuano. Pure lui avrà molte cose da spiegare ai magistrati. Ma partendo da quella che ormai è una certezza: l’immobile, dal 2011, è fra le “proprietà” del Comune di Casteldaccia. Che doveva abbatterlo. E non l’ha fatto.

Twitter: @MarioBarresi

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commenti 2
  • Rosario

    06 Novembre 2018 - 20:08

    Ma nonostante tutto che aspettano ad a batteria insieme alle altre vicine????

    Rispondi

  • ASTOLFO

    07 Novembre 2018 - 06:06

    Ecco con quali sistemi si ottengono i voti in Sicilia per essere eletti Sindaco o deputato, nazionale o regionale. E la colpa non è loro, ma di cui li elegge perché vuole questo.

    Rispondi

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