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Sit-in contro la chiusura dei Tribunali: manifestanti sotto processo

Nel settembre 2013 occuparono la stazione di S. Stefano di Camastra per dire no alla chiusura degli uffici giudiziari: tutti rinviati a giudizio

Sit-in contro la chiusura dei Tribunali: manifestanti sotto processo finisce

Finiscono tutti sotto processo i manifestanti che, nel settembre 2013, occuparono la stazione di Santo Stefano di Camastra, durante la protesta contro la chiusura dei tribunali di Nicosia e Mistretta. A settembre del 2017 la Procura di Patti, competente per territorio, al termine delle indagini per interruzione di pubblico servizio, aveva emesso 80 decreti penali di condanna con pene pecuniarie di circa 4mila euro, per ciascun manifestante. I legali dei condannati avevano impugnato i decreti. Nel caso di decreto penale impugnato, la procedura prevede che il gup fissa direttamente il processo. Tra gli imputati, per i quali il processo si apre ad aprile, ci sono gli ex sindaci di Nicosia Piergiacomo La Via, Pino Castrogiovanni e Antonello Catania, numerosi ex assessori e consiglieri comunali, l’attuale sindaco Luigi Bonelli, Gianfranco Castrogiovanni, avvocato e attualmente assessore, Francesca Gemmellaro, avvocato ex assessore fine anni ‘90 e attuale vicesindaco della giunta Bonelli e l’attuale assessore ai Servizi sociali Giuseppe Castello; i consiglieri comunali, Maria Di Costa, Dario Scinardi, Filippo Giacobbe.

Con loro avvocati, professionisti, rappresentanti delle varie categorie economiche e produttive e diversi giovani, insieme ad amministratori comunali di Mistretta e alla rappresentanza degli avvocati del Foro di Mistretta. Una manifestazione pacifica con oltre un centinaio di nicosiani che a Mistretta avevano partecipato al sit-in di protesta davanti al tribunale, chiuso poi 2 giorni dopo insieme a quello di Nicosia. In corteo poi, avevano raggiunto la stazione ferroviaria di Santo Stefano, giù presidiata dalla forze dell’ordine e qui con gli striscioni, un nutrito gruppo aveva occupato i binari per una quarantina di minuti.

Per motivi di sicurezza il traffico ferroviario era stato bloccato per 4 ore, ma la manifestazione aveva determinato una serie di ritardi su tutta la rete ferroviaria che in alcuni casi hanno superato le due ore. Secondo la stima il danno a Trenitalia ammonterebbe ad oltre 1000 euro al minuto, che i manifestanti, in caso di condanna, potrebbero essere chiamati a risarcire in sede civile.

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