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Così i clan catanesi avevano messo le mani sulle scommesse in Sicilia

Maxi operazione in tutta Italia con 68 arresti, ventotto dei quali in Sicilia. I Santapaola Ercolano e i Cappello avevano preso il controllo del settore. Sequestrati beni per oltre 70 milioni e un centinaio di agenzie

Così i clan catanesi avevano messo le mani sulle scommesse in Sicilia

Sono ventotto le persone fermate nel Catanese nell’ambito della maxi inchiesta delle Procure di Catania, Bari e Reggio Calabria, coordinate dalla Dna e condotta dalla Guardia di Finanza, dalla Polizia e dai Carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Catania. Tra le persone finite in carcere anche esponenti dei clan mafiosi Santapaola-Ercolano e Cappello che avevano messo su una rete per controllare illecitamente il mercato delle scommesse sportive e dei giochi attraverso internet e il “banco”.

Tutti sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa; di associazione a delinquere, a carattere transnazionale, finalizzata all’illecito esercizio sul territorio nazionale di giochi e scommesse sportive; di riciclaggio; di autoriciclaggio; di intestazione fittizia di beni; di truffa a danno dello Stato; di omessa e infedele dichiarazione dei redditi, tutti reati aggravati dalla finalità di agevolazione dei clan e per avere consentito alle cosche l’infiltrazione e l’espansione nel settore dei giochi e delle scommesse on line, nonché l’autoriciclaggio.

Sequestrati anche beni per settanta milioni di euro sia in Italia che all’estero, e quasi cento agenzie di scommesse/internet point, nelle province di Catania, Messina, Siracusa, Caltanissetta e Ragusa. Sequestrati centinaia di conti accesi sia in Italia che nelle Isole di Man, mentre altrettanti conti correnti e depositi bancari sono stati individuati in altri Paesi.

Le indagini hanno visto Carabinieri e Guardia di Finanza occuparsi del clan dei Santapaola Ercolano ed in particolare di Carmelo Placenti, Giuseppe Gabriele Placenti e Vincenzo Placenti e la Polizia di Stato seguire invece le attività illecite del clan Cappello.

I FERMATI

La Guardia di Finanza ha fermato per conto della Procura di Catania: Anna Aurigemma, Salvatore Barretta, Orazio Bonaccorso, Antonio Chillè, Federico Di Ciò, Cristian Di Mauro, Carmelo Di Salvo, Danilo Mario Giuffrida, Simone Insanguine, Gaetano Liottasio, Amgelo Fabio Mazzerbo, Riccardo Tamiro.

Carmelo Placenti, Giuseppe Gabriele Palcenti e Vincenzo Placenti sono stati, invece, fermati dai Carabinieri del Comando provinciale di Catania e del R.O.S..

La Polizia ha invece fermato Giovanni Orazio Castiglia, Davide Cioffi, Giovanni Conte, Santo D’Agata, Gino Vincenzo D’Anna, Andrea Du Bella, Giovanni Di Pasquale, Antonino iacono, Francesco Nania, Antonino Russo, Pietro Selvaggio, Angelo Antonio Susino e Salvatore Truglio.

Le indagini sul clan Santapaola Ercolano

Le indagini si sono avvalse anche del contributo di un collaboratore di giustizia che era stato, grazie alle proprie competenze tecniche specifiche, l’ideatore della struttura organizzativa utilizzata dai clan e che ha dunque fornito la chiave di lettura idonea a scoprire il sistema illecito una volta che ha deciso di collaborare con la giustizia per sottrarsi al giogo della mafia. I profitti erano ingenti: la Guardia di Finanza di Catania, con l’ausilio di esperti del Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche di Roma e solo per il sito web “revolutionbet365.com ha calcolato almeno venti milioni di giro d’affari in soli otto mesi ( dall’ottobre del 2016 al giugno del 2017). Profitti peraltro del tutto nascosti all’Erario. L’attività criminale secondo gli investigatori ha fruttato oltre 50 milioni ai clan tra il 2011 e il 2017.

Le agenzie di scommesse controllate direttamente o indirettamente dai clan simulavano un’attività di trasmissione dati per la raccolta “on line” di scommesse, ma in realtà operavano la tradizionale raccolta “da banco” per contanti. Le società erano schermate attraverso un reticolo di società estere ( localizzate principalmente nelle Antille Olandesi a Curaçao) amministrate da prestanome, che permetteva alla mafia di riciclare, anche attraverso il passaggio di denaro sui conti correnti accesi in Paesi non cooperativi, i guadagni illecitamente conseguiti.

Il gruppo Placenti – spiega la Procura di Catania - attraverso il sito revolutionbet, aveva compiuto un autentico salto imprenditoriale assurgendo al primario ruolo di “bookmaker” in grado di imporsi nel mercato regionale del gaming con una rete commerciale di 8 master sotto i quali hanno operato 28 commerciali, 7 “sub-commerciali” e 20 “presentatori”.

Avevano così messo a frutto il ruolo di “master” ricoperto negli anni 2011 -2015 nell’area catanese per conto del noto marchio “Planetwin365 (società oggi estranea ai fatti). Nello specifico, Carlo Paolo Tavarelli e e Ivana Ivanovich dal 2011 al 2015, responsabili dei settori vendita e marketing, nonché titolari di quote societarie della holding “Sk365”, in Italia attiva con il brand “Planetwin365”, hanno promosso e alimentato una rete parallela Planet per l’esercizio abusivo di giochi e scommesse che avveniva sia attraverso la raccolta “da banco”, non consentita ai punti di commercializzazione, che mediante la creazione e il funzionamento di siti web paralleli (quelli con estensione .com) e affidati alla gestione di un esperto informatico (ora collaboratore di giustizia), quale “master” per la Sicilia, e ai fratelli Placenti, quali “master” per l’area catanese.

Gli ingenti guadagni originati dall’attività organizzata di raccolta delle scommesse, sono stati reintrodotti dalle compagini criminali nel circuito economico legale mediante l’acquisizione di svariate attività commerciali, la maggior parte delle quali operative nel gaming avente la loro sede non solo in Italia ma anche all’estero.

La Procura ha fatto sequestrare per 42 unità immobiliari e 36 società commerciali (tra le quali oltre a società nazionali ed estere attive nel gaming anche un autosalone, una società di rimessaggio di barche e noleggio di moto d’acqua, una palestra, una squadra di calcio militante nel campionato di Promozione). Tra i beni di particolare pregio, vi sono una villa sul mare, edificata ad Augusta e non censita al catasto e un lussuoso appartamento di 11 vani sita a Castelnuovo di Porto a Roma (e fittiziamente intestato a un Gruppo Europeo di Interesse Economico maltese) nonché 5 appartamenti in Austria (tra Vienna e Innsbruck).

Le indagini sul Clan Cappello

Per quanto concerne le indagini condotte da Squadra Mobile di Catania e S.C.O., hanno sv elato gli interessi del clan Cappello nel settore del gaming on line clandestino. Nel catanese il capo era Giovanni Orazio Castiglia, legato da rapporti diretti di parentela Salvatore Massimiliano Salvo, esponente di vertice del clan Cappello, mentre sul versante aretuseo emergeva la figura dell’imprenditore Antonino Iacono, residente a Pachino che – secondo la Procura - garantiva gli interessi mafiosi.

Castiglia è ritenuto organizzatore e direttore dell’organizzazione, che è stata promossa da Salvatore Massimiliano Salvo (al quale è contestato il ruolo di capo promotore). Il clan Cappello faceva riferimento alla rete operante su siti con estensione “.com” denominati, tra gli altri, “Futurebet, Futurebet2021, Future2bet2021, Betworld365, Betcom29, Betcom72”, che cambiavano dopo gli interventi di oscuramento da parte delle Autorità e tutti operanti su server esteri (Malta, Austria, Inghilterra), utilizzati all’interno di sale scommesse, Internet point, ed esercizi commerciali. Attività, in alcuni casi, fittiziamente intestate a soggetti compiacenti. Chi era consapevole degli illeciti era Giovanni Conte, organizzatore della rete di agenzie operanti nei territori di Siracusa, Augusta, Gela, Vittoria e Floridia, braccio destro di Fabio Lanzafame e responsabile della gestione territoriale della rete “.com”; Davide Cioffi, socio responsabile - accettazione della rete “.com”; Gino Vincenzo D’Anna, responsabile tecnico - finanziario della rete “.com”; Pietro Salvaggio, socio di Fabio Lanzafame, responsabile per la Sicilia occidentale della rete di siti “.com”, nonché tutti coloro che, all’interno della rete illecita rivestivano il ruolo di “master”, tra cui Antonino Russo e Francesco Nania, Andrea Di Bella, Santo D’Agata, Angelo Antonio Susino, Giovanni Di Pasquale e Salvatore Truglio. A Castiglia è contestato anche il reato di concorso esterno alla mafia, perché, pur non essendo stabilmente inserito nel clan Cappello ha organizzato e garantito la diffusione sul territorio di Catania e Siracusa della rete necessaria per realizzare i giochi on line, acquisendo agenzie, dirigendo i master e gli agenti, gestendo il flusso di denaro necessario per le vincite, in tal modo fornendo un contributo causale di rilievo per il mantenimento e la realizzazione degli interessi del predetto clan mafioso.

Giovanni Orazio Castiglia e Antonino Iacono, inoltre, sono ritenuti organizzatori e direttori anche di una ulteriore associazione a delinquere - anch’essa facente capo al leader promotore Salvatore Massimiliano Salvo cheoperava specialmente nelle province di Siracusa e Ragusa nella raccolta abusiva di scommesse “on line” tramite i siti con estensione “.com” denominati, tra gli altri, “Premierwin365”, “Special2bet”, “Goplay33”, “Racing dogs”, “betcom29.com”, “stanleybet”, che cambiavano spesso sempre per gli oscuramenti da parte delle Autorità.

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