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Etna, tra scandali e monopoli l’economia rischia il fuoripista

Si teme per i servizi, per l’indotto e per almeno due operazioni milionarie sui due versanti

Tra scandali e monopoli, un’economia sul vulcano che rischia il fuoripista

Catania. Servizi già esistenti, un ampio indotto, e almeno due operazioni milionarie che erano state programmate per il futuro. Si potrebbe partire da qui per stilare un primo, assai parziale, bilancio del possibile costo per l’economia dell’Etna dell’inchiesta che ha portato ai domiciliari l’imprenditore Francesco Russo Morosoli. Il patron della funivia solo a inizio mese aveva reso pubblico un accordo con il gruppo Leitner per rimodernare l’impianto di Etna Sud. Cifre non ne furono diffuse, ma venivano illustrati interventi dal probabile valore milionario. Capire cosa succederà è ad oggi arduo: assieme all’erede di Gioacchino, sono ai domiciliari Salvo Di Franco e Simone Lo Grasso, due nomi che chi frequenta la montagna era obbligato a conoscere quanto quello di Russo Morosoli, essendo factotum onnipresenti e dirigenti di assoluta fiducia del capo dell’impero economico.

La stazione turistica di Etna Sud ruota di fatto intorno al funzionamento della funivia: possibili contraccolpi coinvolgerebbero operatori, ristoratori, albergatori fino ai paesi pedemontani. Lo stesso tessuto che, ad esempio, negli anni ha assistito intimorito allo scontro totale (8 giudizi e 2 personali del sindaco, ricordano le carte dell’inchiesta) fra Russo Morosoli e il Comune di Nicolosi sotto la sindacatura di Nino Borzì. Scontro inaspritosi dopo il parere dell’Antitrust che chiese di liberalizzare il sistema degli appalti delle uniche vie di accesso ai crateri del vulcano. Al subentro dell’attuale sindaco Angelo Pulvirenti - indagato, ma sulla cui collusione il gip ha espresso dubbi - la speranza di Russo Morosoli, secondo l’accusa, sarebbe stata che le procedure avviate da Borzì di revoca della concessione - scadenza nel 2022 - e di riscatto della funivia venissero sterilizzate. Tutto da provare, ma sembrerebbe che Russo non temesse di perdere l’impianto tra quattro anni, tanto da imbarcarsi in nuovi, ingenti, investimenti.

L’Etna di recente è nel mirino di una secondo piano milionario: il progetto di finanza da 23 milioni bandito dai Comuni di Linguaglossa e Castiglione per affidare la loro strada per i crateri. L’inchiesta sul monopolio rivelerebbe l’interesse di Russo Morosoli a turbare anche quella procedura, sebbene il gip abbia escluso gravi indizi di colpevolezza. Le intercettazioni svelano però i movimenti della rete di informatori locali che Morosoli - la Star, sua impresa, per decenni ha gestito il servizio - avrebbe sguinzagliato. A febbraio il capo delle guide vulcanologiche, l’indagato Biagio Ragonese, racconta a Di Franco di una visita al Parco dell’Etna di un politico di punta del territorio: «C’è andato quel testa di m….. di Cettino Bellia, ha parlato con Di Paola.. (sospiro). Devono fare la “cabinovia”, c’ha una strada!.... C’ha gli amici, che gli fanno la cabinovia». Un mese dopo è la voce dello stesso Bellia - attuale presidente del Gal Etna Alcantara, ex sindaco di Castiglione, ex presidente del Parco - captata mentre fa chiarezza parlando con «tale Tito»: «Sto mettendo su un project di intorno a ventimi... circa venti milioni di euro sull’Etna, non so se tu lo sai... Ma sul versante Nord.. si stanno muovendo cose un po’ particolari nel senso non c’è più il monopolio di Russo, sai di che cosa sto parlando?».

Russo Morosoli, in effetti, non partecipa al bando e a settembre una cordata di imprenditori si aggiudica la manifestazione di interesse di Linguaglossa e Castiglione. Il progetto per due cabinovie e un ponte lo firma la moglie di Bellia, l’ingegnere Maria Bombara, proprietaria anche di una quota di una società dell’Ati vincitrice, l’Etna Alcantara mobility. Le carte non parlano di influenze fraudolente di Bellia - indagato in relazione ai fatti che hanno portato all’arresto del sindaco di Bronte, Graziano Calanna - sul project di Etna Nord, se non per un’intercettazione che evoca fatti tutti da verificare. Entra in scena un altro indagato: il sindaco di Linguaglossa, Salvo Puglisi. Di Franco racconta a Russo Morosoli e Lo Grasso di avere sentito di un’offerta corruttiva al sindaco da parte del Bellia: «Il cinque per cento... di tutto quello che si andrà a fare con destinazione studio di suo fratello che è architetto». Puglisi, prosegue Di Franco, «se n’è andato da Francesco Malfitana (assessore a Linguaglossa, ndr) e gli ha detto questa proposta di Cettino, Malfitana gli gli ha detto: «Tu sei pazzo, vedi che ci arrestano a tutti». Manette non ne sono scattate, e dunque toccherà sempre a loro, assieme al Comune di Castiglione, portare avanti quel project così importante, per motivi diversi, sia per Russo Morosoli che per Bellia.

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