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Il Libero Consorzio di Enna è al verde, niente fondi per le scuole

Appello della commissaria dell’ex Provincia ai deputati: dal primo gennaio gli istituti dovranno pagarsi da sé acqua, luce, ga e telefono

Il Libero Consorzio di Enna è al verde, niente fondi per le scuole

Rosalba Panvini

E’ ormai allarme conclamato al Libero Consorzio comunale di Caltanissetta per la grave mancanza di fondi, con una situazione che sta innescando misure drastiche: dal prossimo primo gennaio, ad esempio, l’ente non pagherà più le utenze degli edifici scolastici di propria competenza (circa una quarantina), con i relativi Istituti d’istruzione che dovranno pertanto provvedere direttamente a liquidare le fatture di luce, acqua, telefono e riscaldamento. E non si sa ancora se tali tagli interesseranno a breve anche gli uffici provinciali operativi.

Dal commissario straordinario dell’ex Provincia, Rosalba Panvini, è così partito un appello alla deputazione nazionale e regionale del territorio per confrontarsi sulla «gravissima situazione finanziaria dell’ente, con impossibilità di assumere impegni di spesa e sospensione di servizi a far data dal 1 gennaio 2019». E per lunedì 17 dicembre, alle ore 16,30, la dott.ssa Panvini ha invitato nella sede centrale di viale Regina Margherita i deputati nazionali Azzurra Cancelleri, Daniela Cardinale, Alessandro Pagano e Dedalo Pignatone, il senatore Pietro Lorefice, i deputati regionali Giuseppe Arancio, Giancarlo Cancelleri, Nunzio Di Paola e Michele Mancuso.

La grave sofferenza finanziaria dell’ente – per come rimarcato dal commissario nella sua nota di invito - è soprattutto frutto di quel contributo straordinario di finanza pubblica (il cosiddetto “prelievo forzoso”) che le ex Province sono chiamate annualmente a versare allo Stato: per quanto riguarda quella nissena, basti pensare che dal 2015 al 2018 l’importo di tale prelievo è stato complessivamente di quasi 45 milioni di euro, una cifra che ha praticamente svuotato le casse dell’ente, che è andato finora avanti grazie all’utilizzo dell’avanzo di amministrazione. Un “prelievo”, peraltro, che è andato man mano aumentando, dato che dai 6.104.557,07 euro del 2015 si è passati ai 14.422.124,06 euro del 2018.

E a tal proposito la dott.ssa Panvini ha scritto: «Per quanto riguarda il corrente anno, grazie a straordinari sforzi organizzativi e limitando le spese unicamente a quei casi espressamente previsti dalla legge per evitare danni patrimoniali gravi e certi per l’Ente, si riuscirà probabilmente a predisporre uno schema di bilancio di previsione limitatamente alla sola annualità 2028, grazie all’impiego integrale dell’avanzo di amministrazione ancora disponibile al 31/12/2017 pari ad euro 7.037.290,24». Ma ha aggiunto poi: «Nell’anno 2019 le entrate correnti, al netto del prelievo forzoso dello Stato, permetteranno unicamente di dare copertura finanziaria alle spese del personale e alle rate dei mutui contratti con la Cassa DD.PP. ed il Credito Sportivo. Quanto sopra comporterà per l’anno finanziario 2019 l’assoluta impossibilità da parte di questo Libero Consorzio di poter assumere impegni di spesa relativi a tutti i servizi dell’Ente, ivi incluse forniture e utenze, sin dal 1 gennaio 2019».

Ed ecco, dunque, che a farne dapprima le spese saranno, come detto, gli istituti scolastici del territorio provinciale, che dovranno d’ora in avanti attingere ai propri fondi per pagare le bollette delle varie utenze. «Abbiamo in tal senso raccomandato di ridurre al massimo le spese negli istituti», dice il dott. Renato Mancuso che dirige tre settori dell’ente tra cui proprio quello Scuola e cultura, uno dei due dirigenti rimasti ormai all’ex Provincia (l’altro è il segretario generale, il dott. Eugenio Alessi che dirige altri tre settori). E aggiunge Mancuso: «Basterebbe abolire il prelievo forzoso dovuto allo Stato, che forse si è dimenticato che le Province esistono ancora e non sono state cancellate dallo scorso referendum. Di certo la situazione dei Liberi Consorzi in Sicilia s’è fatta ormai insostenibile, tant’è che i relativi commissari straordinari stanno concertando un’azione comune da svolgere direttamente a Roma: da Trapani è partito l’invito a sottoscrivere un apposito protocollo in tal senso, cui noi abbiamo già aderito».

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