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Cronaca

Terrorismo, migranti "sospetti" con sbarchi fantasma in Sicilia: 15 fermi

Di Redazione

PALERMO - Cinquemila dinari per chi aveva la fedina penale pulita, il doppio per i ricercati: l'organizzazione aveva un tariffario dei viaggi ben preciso. Tratta low cost per chi non aveva guai con la giustizia, prezzi più cari per chi tentava di fuggire dalla Tunisia, specie se colpito da indagini di terrorismo. Il metodo era consolidato, quello di gommoni superveloci che evitavano i controlli: i cosiddetti sbarchi fantasma. Tre ore di mare dal paese nordafricano alle coste trapanesi, poi a terra il resto della banda provvedeva a far perdere le tracce dei migranti. Otto dei 15 indagati per il traffico di uomini, però, sono stati fermati dal Ros dei carabinieri.

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E’ riuscito a sottrarsi alla cattura uno dei capi della banda, Khaled Ounich, tunisino, accusato, oltre che di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e contrabbando di tabacchi, anche di istigazione al terrorismo. Sul suo profilo facebook ricorrenti i post che inneggiavano al martirio in nome di Allah e diversi video con immagini di decapitazioni, sermoni religiosi che invocavano la "guerra santa" e la vittoria di Daesh. A portare gli inquirenti sulle tracce della banda di trafficanti è stato un «pentito», per un periodo detenuto a Genova, anche lui tunisino come la maggior parte dei membri dell’organizzazione composta anche da siciliani. «Parlo per evitare che l’Italia si ritrovi con un esercito di kamikaze», ha detto. Parole che hanno fatto scattare l’allarme tra i pm di Palermo che nel provvedimento di fermo descrivono l'organizzazione criminale scoperta come «una minaccia alla sicurezza nazionale perché in grado di fornire un passaggio marittimo sicuro e celere particolarmente appetibile per persone ricercate dalle forze di sicurezza tunisine o sospettate di connessioni con formazioni terroristiche».

L’inchiesta è coordinata dal procuratore di Palerno Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Marzia Sabella e dal pm Gery Ferrara. «Nel viaggio per la Sicilia insieme a me c'erano altri dieci clandestini, solo uomini, tutti tunisini e all’interno dello scafo c'erano anche 20 scatole di sigarette di contrabbando. - ha raccontato il collaboratore di giustizia -. Quella notte, dopo essere sbarcato ed essermi immediatamente allontanato sono andato a Marsala. Pochi giorni dopo, in un bar del centro ho incontrato un mio connazionale di nome Monji Ltaief e ho appreso che era al servizio di un soggetto di nome Fadhel conosciuto anche come Boulaya per via della sua barba molto folta. E' ricercato in Tunisia per aver sparato a personale della guardia costiera tunisina e per tale motivo avrebbe da scontare ventuno anni di carcere». «Il mio amico - ha aggiunto - si occupa di organizzare i viaggi di almeno tre o quattro gommoni che fanno la spola tra l’Italia e la Tunisia. Come nel mio caso, i gommoni trasportano clandestini e tabacchi nell’ordine di circa dieci clandestini e 20/50 scatole di sigarette per viaggio». «Una volta - ha detto - un gommone è riuscito a scappare e a bordo c'erano anche tre 'barbonì indicati come terroristi; nel giugno del 2016 ho incontrato un tunisino di nome Ahmed e so per certo che è ricercato in Tunisia per terrorismo ed è arrivato in Italia da qualche mese».
L’associazione criminale avrebbe guadagnato centinaia di migliaia di euro - la cassa comune era gestita da alcuni componenti della banda - che in parte sarebbero stati reinvestiti nell’attività criminale, in altra nell’acquisito di immobili in Tunisia.

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