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Cronaca

Salvini: «Processo è un'invasione di campo» ma il M5s resta in bilico sul voto in Giunta

Di Redazione

ROMA - Ora che il caso Sea Watch si è avviato a soluzione, torna a tenere banco il caso Diciotti con la richiesta di processo per il ministro dell'Interno Matteo Salvini arrivata dal Tribunale dei ministri di Catania alla Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato per i reati di abuso di potere e sequestro di persona aggravato per aver impedito a 177 migranti di scendere dalla nave Diciotti. E soprattutto tiene banco la retromarcia di Salvini che prima aveva detto avrebbe rinunciato all'immunità e poi in una lettera al Corriera della Sera ha scritto che «questo processo non va fatto».

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«Avevo avvertito della lettera al "Corriere della Sera" la Presidenza del Consiglio e il vicepremier Di Maio», ha detto oggi il vicepremier e ministro dell’Interno a «Porta a Porta» nella puntata registrata questo pomeriggio e che andrà in onda stasera. «Io ero tranquillo. Ma tutti gli amici mi hanno detto che il processo sarebbe stata un’invasione di campo senza precedenti. Il Senato dovrà dire se l'ho fatto per interesse pubblico o mio capriccio personale».

«E' stato un atto politico che rifarei: ho agito da ministro, mica da milanista...», ha spiegato Salvini che ha voluto chiarire anche la sua posizione al M5s, sempre più indeciso dopo il cambio di rotta dell'interessato. «Ognuno voti secondo coscienza: mi sorprende che con le tante cose che ci sono da fare in Sicilia si lavora su un atto politico che rifarei. Ma - ha detto ancora Chi ha letto le carte sa cosa è successo, che è stato un atto politico. Lascio ai M5s la loro scelta, ma penso che voteranno di conseguenza, avranno le idee chiare». 

Ufficialmente, nessuno si sbilancia sulla linea che terrà il Movimento in Giunta delle Immunità al Senato. Di certo, poco emergerà prima che sarà sentito Salvini. E, al momento, l'annunciata  memoria di Conte-Di Maio-Toninelli ha valore esclusivamente politico con il M5S che, rivolgendosi a parlamentari e base, intende spiegare la differenza tra il «caso Salvini» e quelli, di corruzione, peculato, tangenti, per i quali i pentastellati si battono storicamente per cancellare l’immunità.
Servirà a poco, invece, ai fini del voto. Che in Giunta ci sarà comunque.

Una delle tesi è che il M5S voterà sì a S. Ivo alla Sapienza ma «no» in Aula al Senato quando, venti senatori (leghisti, probabilmente) chiederanno di votare una proposta alternativa a quella votata in Giunta. Poi, una volta che saranno «richiamati» in Giunta i ministri coinvolti, il Movimento potrebbe votare sì. Ma è una soluzione di medio-lungo periodo.

E, con il passare delle ore, si fa strada un’alternativa ancor più ancorata alla realpolitik: arrivare al «no» già in Giunta evitando il rischio spaccatura in Aula e blindando il governo. Anche perché, al momento, una parte del Movimento - a cominciare dagli ortodossi - non sembra smuoversi dal «si». «E' il momento più delicato per l’alleanza», ha spiegato un parlamentare dell’«inner circle» di Di Maio dando il senso del «cul de sac» in cui è finito il M5S. 

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