13 gennaio 2026 - Aggiornato alle 12 gennaio 2026 23:41
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Crisi idrica in Sicilia, i numeri del disastro: Dighe all’asciutto e clima sahariano

Invasi pieni solo al 22%, le condotte perdono il 51,6% dell’acqua e piove molto meno

Fabio Russello

08 Settembre 2024, 12:26

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I pozzi, certo, possono “tamponare” la crisi idrica che sta mettendo in ginocchio la Sicilia e in parte la sua economia – basti pensare all’agricoltura e alla zootecnia – ma poi bisogna fare i conti con i numeri consolidati che danno una fotografia della regione a tinte fosche.

L'acqua negli invasi

Prendiamo dall’ultimo bollettino della Regione che riguarda i 29 invasi che hanno – in teoria – una capacità totale di 1.010,75 milioni di metri cubi. Basta segnalare che già ad agosto 2023 di acqua conservata ce n’era complessivamente 459,69 milioni di metri cubi e dunque meno della metà, mentre nell’agosto del 2024 l’acqua invasata è 227,91 milioni di metri cubi. Dei 29 invasi – venti dei quali gestiti dalla Regione, quattro dall’Enel, due da Sicilacque, due da consorzi di bonifica e uno dalla Raffineria di Gela – sedici sono ad esclusivo uso irriguo, altri anche potabili e uno solo esclusivamente a uso potabile.

Dei 29 invasi ben 9 sono pressoché prosciugati (hanno meno di un milione di metri cubi ma Fanaco e Leone sono a zero). Tutti gli invasi anche rispetto al luglio 2024 hanno meno acqua (unica eccezione la diga Furore nell’Agrigentino che a luglio invasava 940 mila metri cubi e ora ne ha 970 mila).

Le dighe

Tra le dighe il cui uso è esclusivamente potabile da segnalare il Fanaco che potrebbe contenere quasi 21 milioni di metri cubi e che ad agosto del 2023 invasava quasi 11 milioni e ora è prosciugato, o la diga Castello che ha una capacità di 21 milioni, che nell’agosto del 2023 conservava oltre 15 milioni di metri cubi e che ora ne ha meno di sei, l’Ogliastro con una capacità di 110 milioni (la terza più grande di Sicilia) che al momento conserva solo 21 milioni e che lo scorso anno ad agosto ne aveva quasi 25 milioni, o la Diga Rosamarina che potrebbe contenere 100 milioni di metri cubi e che invece al momento invasa solo 16 milioni (e l’anno scorso erano 42 milioni). E poi la Diga Pozzillo, la più grande di Sicilia, con una capacità di 150 milioni di metri cubi, che ad oggi ha invasato meno di tre milioni di metri cubi (e lo scorso anno erano 25 milioni). Sono numeri molto allarmanti che necessitano di interventi strutturali come, per esempio, “ripulire” dai detriti i laghi e le dighe “approfittando” della circostanza che ora sono pressoché prosciugate per riportare la capacità al massimo possibile. Ma ci vorrebbero decine di milioni di euro. Chi ci mette i soldi? Quanto tempo ci vuole per fare i progetti e farli finanziare? La Sicilia paga insomma sì la siccità dovuta ai cambiamenti climatici ma anche l’inerzia degli ultimi 40 anni. E c’è appunto la questione della siccità che è concausa – e non causa esclusiva – della crisi idrica che tiene in ostaggio la Sicilia.

Le piogge al di sotto della media

Già il 2023 è stato per la nostra regione al di sotto della media storica che è di 750 mm di pioggia. Nel 2023 ci siamo fermati a 558 mm, quest’anno i dati non sono ancora definitivi, ma dovrebbe essere il quinto anno consecutivo con precipitazioni al di sotto della media. Perché il problema è che non solo piove molto di meno, ma fa anche molto più caldo e questo incide moltissimo sulle riserve idriche. Sappiamo che a giugno 2024 le precipitazioni erano molto al di sotto della media storica. Secondo il Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano (il Sias), la media regionale delle precipitazioni mensili si è ridotta a circa 8 mm, del 30% inferiore alla media di 11 mm del periodo tra il 2003 e il 2022. L’ultimo report Sias di agosto 2024 quello che - a sorpresa – segnalava un agosto piuttosto piovoso segnalava però diverse anomalie legate ai territori tra giorni complessivi di pioggia e quantità. Ormai i fenomeni estremi sono quasi la regola senza contare che la fascia centromeridionale della Sicilia ha numeri (quasi) da deserto del Sahara.

Ma anche se piovesse a dirotto per mesi – e in un articolo in un’altra pagina del quotidiano si dà conto di una messa per invocare il Cielo – basterebbe a risolvere il problema idrico in Sicilia. Probabilmente no. Basta pensare che in Sicilia nel 2022 venivano immessi nelle condotte in media 374 litri al giorno per ogni singolo abitante (più della media del resto del Paese) ma che nei rubinetti ne arrivavano solo 181 di litri. Il resto e cioè 193 litri (il 51,6%) si perdeva (e si continua a perdere) prima di arrivare nelle case, tra condotte colabrodo e infrastrutture fatiscenti. Il dato qualche settimana fa era stato reso noto da un report della Cgia di Mestre. E peraltro a sorpresa in Sicilia almeno su questo non siamo – come tradizione – i migliori ma neanche i peggiori perché ci “superano” la Basilicata (che perde il 65,5% dell’acqua immessa in condotta), l’Abruzzo (62,5%), il Molise (53,9%) e la Sardegna 51,6%). La più virtuosa è l’Emilia Romagna che perde “solo” il 29,7%. Tra i capoluoghi siciliani dati contraddittori – sempre riferiti al 2022 - perché se è vero che Siracusa si “piazza” tra i peggiori otto d’Italia (539 litri immessi ogni giorno per abitante dei quali 351, e cioè il 65,2%, si perde), c’è anche Trapani che è tra i migliori diciassette del Paese: ogni trapanese ha in teoria 338 litri al giorno ma 58 (“soltanto” il 17,2%) si perdono lungo la rete idrica. E gli altri capoluoghi siciliani? Messina è tra le peggiori 16 (251 litri che si perdono su 444 immessi in condotta e cioè il 56,5%), Agrigento è 27esima (316 litri per abitante immessi, e 166 che si perdono, il 52,4 %, prima di arrivare al rubinetto). Poi c’è Palermo (345 litri immessi, 171 che si perdono, 49,7%), Ragusa (441 immessi, 205 persi, 46,5%), Catania (402 litri per abitante ma 162 si perdono, il 40,4%), Caltanissetta (214 immessi, 67 persi, il 31,1%), Enna (234 litri in condotta, 64 non arrivano al rubinetto, 31,1%). La media italiana è di 364 litri immessi per abitante al giorno, 128 la perdita (35,2%).
Per fare un altro raffronto: a Potenza non arriva nei rubinetti delle abitazioni il 71 per cento di quanto immesso in rete, a Milano le perdite idriche sono del 13,4 per cento, a Como, la città più virtuosa d’Italia, il 9,2 per cento.