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Cronaca

Sì, no, forse: la Ragusa-Catania e tutti gli “incroci” della superstrada

Di Andrea Lodato

CATANIA - Il ministro per il Mezzogiorno, Barbara Lezzi, scrive che «la nuova Ragusa-Catania si farà, certo che si farà». Perché il governo nazionale la ritiene strategica per l’economia di gran parte della Sicilia. Si farà, dice il ministro, «ma i costi dell’opera non dovranno gravare sui cittadini». Dunque siamo al punto, esatto, che abbiamo fatto ieri, con il racconto dell’ultimo incontro che si è svolto a Roma tra l’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, e i dirigenti degli assessorati ai Trasporti e all’Economia.

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Anche in quella sede, abbiamo scritto, i ministri non hanno espresso alcun diniego sull’importanza dell’opera, la sua utilità, sul fatto che davvero serva. La questione che era stata sollevata già in passato, (ma che, effettivamente, ad un certo punto pareva superata) era legata alla sostenibilità finanziaria dell’opera così come prospettata dal progetto della Sarc, e sulla successiva gestione da parte del concessionario con i costi di pedaggio a carico di chi percorrerebbe la nuova strada.

La sostenibilità non c’è. Chi lo dice? I ministeri avevano già, come detto, forti perplessità, tanto che il governo romano ha dato incarico ad un advisor internazionale di fare un po’ di conti ed esaminare costi e benefici. L’esito dell’analisi è stato negativo. Per di più c’è il problema che il costo del pedaggio, così come ipotizzato nell’ultima fase dell’intesa con la Sarc, dovrebbe essere di 0,12/0,14 centesimi al chilometro, per un totale di 12/14 euro per la percorrenza totale. Troppi, secondo il governo nazionale e secondo quello regionale. Troppi e con il rischio fondato di incorrere nelle sanzioni e nei richiami dell’Ue, dal momento che la nuova Ragusa-Catania non avrebbe alternative da percorrere a costo zero.

Abbiamo pure scritto ieri che voci che vengono fuori dal Mit raccontano di rapporti non proprio idilliaci con il gruppo Bonsignore, capofila della Sarc, per via di un contenzioso pronto ad esplodere sulla realizzazione della Orte-Mestre. Insomma, quella situazione che alcuni mesi fa sembrava sbloccata, in effetti è abbastanza ingarbugliata. I sindaci dei territori, che con il Comitato per la Ragusa-Catania sono da decenni impegnati e combattono una autentica battaglia, per martedì hanno convocato una conferenza stampa a Catania. Secondo le loro informazioni non dovrebbero esserci ostacoli all’approvazione del progetto, cioè tutto dovrebbe filare dritto visto che così era stato detto qualche settimana fa a Roma, ad un tavolo comune con i ministri Lezzi e Toninelli. «Che - ricordano i sindaci - hanno detto che la nuova Ragusa-Catania si farà». E mentre a Grammichele è sorto ieri un Comitato promosso dal Centro studi Calamandrei che propone di andare a Roma per realizzare un sit in di protesta sotto Palazzo Chigi, anche il sindaco di Catania prende posizione: «Auspichiamo - dice Salvo Pogliese - che quanto affermato dal Ministro Lezzi venga finalmente trasformato in atti concreti al prossimo Cipe e si sblocchi un’opera irrinunciabile per lo sviluppo della Sicilia. Non è più tempo di rinvii ed è necessario che la realizzazione della Catania-Ragusa diventi finalmente prioritaria, anche per smentire la diffusa impressione che, a oggi, il governo nazionale rivolga la propria attenzione solo alla rete autostradale del Nord trascurando quella più disagiata della Sicilia».

Pogliese si riallaccia alle parole del ministro Lezzi. C’è, però, quella precisazione, quasi ovvia, ma inequivocabile: non gravare, per ammortare i costi di realizzazione, sui pedaggi successivi da parte del concessionario, sui cittadini. Dunque i segnali di perplessità riaffiorati da parte del governo nazionale su questa operazione ci sono tutti, eccome. E quasi tutto sta su quel “costo pedaggio”. E sulla soluzione che la Regione vorrebbe e potrebbe trovare per l’eventuale sostituzione dell’impresa che realizzi e gestisca la strada.

L’assessore Falcone è stato molto chiaro, il piano B con il presidente Musumeci è già stato elaborato perché i lavori per la Ragusa-Catania devono cominciare. Se il governo nazionale non è convinto della fattibilità del progetto della Sarc, dovrà fare in modo di risolvere la vertenza che potrebbe insorgere. Come? Al progetto definitivo presentato dalla Sarc è stato dato un valore delle imprese che si sono aggiudicate il p. f. e dal governo. Valore che per la Sarc arriverebbe a circa 23 milioni, per il governo a non più di 20. Se il ministero dovesse chiedere alla Sarc di rinunciare all’opera, dunque, potrebbe trattare l’acquisizione del progetto, che è già proiettato verso la fase esecutiva, per acquisirlo. E qui subentrerebbe la Regione Siciliana, che è pronta a far intervenire il Cas e a mettere nell’opera la sua parte di risorse, più di quante non ne avesse messe in preventivo in passato per questa benedetta strada. In questo modo, è il ragionamento che hanno fatto il presidente Musumeci, l’assessore Falcone, i dirigenti e gli esperti che stanno lavorando nella squadra messa su per affrontare la questione, cifre alla mano si passerebbe a ben altri costi di pedaggio.

«Secondo i conti che sono stati fatti - spiega l’assessore Falcone - si dovrebbe passare da quell’ipotesi fatta dall’impresa aggiudicataria dello 0,12/0,14 centesimi al chilometro, a quel che secondo noi dovrebbe effettivamente essere il costo per chi percorre quella strada, cioè una tariffa dello 0,045 centesimi al chilometro. Così abbatteremmo i costi da 12/14 euro a 3,20 euro per l’intera percorrenza. Una tariffa sociale sostenibile, questa, se consideriamo anche l’utenza che percorre abitualmente i vari tratti della Ragusana e che dovrebbe percorrere, a opera realizzata, anche i tratti a pagamento. Far realizzare l’opera dal governo nazionale e da quello regionale esclusivamente con fondi pubblici, consentirebbe, appunto, di potere tenere al minimo i costi dei pedaggi per ammortizzare non i lavori di realizzazione, ma semplicemente quelli di gestione. Saremmo, in sostanza, allineati alle tariffe vigenti oggi sulla Catania-Messina e sulla Messina-Palermo».

E’ questo il piano B della Regione, che avrebbe anche il gradimento del governo nazionale perché sarebbe in piena sintonia con le scelte dell’esecutivo gialloverde che ha detto chiaramente di volere dare sempre meno spazio ai privati nella gestione di un patrimonio e di una risorsa strategica dal punto di vista economico e sociale come il terreno della viabilità e dei trasporti.
A questo punto anche a Roma c’è il massimo interesse a trovare una soluzione al nodo della Ragusa-Catania, anche perché trovare l’intesa e la soluzione anche da un punto di vista più strettamente legato alla politica e alla scadenza elettorale imminente con le Europee, sarebbe estremamente utile in particolare al partito dei ministri Lezzi e Toninelli, cioè il M5S.
La settimana che comincia domani potrebbe portare molte novità. Si parte, come detto, con la conferenza stampa dei sindaci martedì a Catania, poi, giovedì, a Roma la dottoressa Alessandra Dal Verme, capo dell’Ispettorato Generale per gli affari economici (e la persona che rappresenta il Mef sia al Consiglio dei ministri che al Cipe), ha convocato i capi di gabinetti dei due ministeri interessati, Mef, appunto, e Mit, per arrivare ad una soluzione, uscendo magari definitivamente da una situazione di incertezza che la Sicilia non può più permettersi con il gravissimo gap infrastrutturale che ancora soffre.

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