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Cronaca

Palermo, risolto omicidio grazie ai tabulati telefonici della vittima

Di Redazione

PALERMO - E’ stato risolto in 11 giorni l'omicidio di Francesco Manzella, 34 anni, ladro, rapinatore e spacciatore di droga, ucciso con un colpo di pistola alla testa a Palermo. La polizia è convinta che a ucciderlo sia stato Pietro Seggio, 42 anni, titolare del ristorante-pizzeria All’antico borgo, in via Molara, per un debito che aveva con la vittima: 700 euro per dosi di cocaina non pagate. Il procuratore aggiunto Ennio Petrigni e il sostituto Giovanni Antoci hanno disposto un provvedimento di fermo con l’accusa di omicidio. Giovanni Castronovo, legale di Seggio dice: «Ho incontrato il mio cliente nel mio studio martedì scorso, dopo che gli hanno notificato un avviso di garanzia. Si è professato innocente, mi ha ribadito che lui con questo omicidio non c'entra nulla. Non conosco ancora il provvedimento di fermo e non so quando sarà previsto l’interrogatorio davanti al gip». Il delitto, insieme a un altro duplice omicidio e a vari episodi di criminalità più o meno gravi, aveva fatto innalzare il livello di attenzione per la sicurezza nel capoluogo siciliano, livello che resta comunque alto per pestaggi, rapine e furti che avvengono in diverse zone e soprattutto nel centro storico.

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Manzella fu ucciso la sera del 17 marzo scorso nella sua auto in via Gaetano Costa, non lontano dal carcere Pagliarelli, a 4 chilometri di distanza (circa 8 minuti in auto) dalla pizzeria del presunto assassino. Da subito gli investigatori ipotizzarono che la vittima avesse un appuntamento con l’uomo che poi lo avrebbe ucciso. Le indagini hanno puntato a stabilire gli orari dei contatti telefonici di Manzella. L’attenzione si è appuntata su due persone, ma una è stata esclusa dopo poco; l’altra è Seggio, che è stato ascoltato dai poliziotti della squadra mobile. L’uomo ha raccontato di aver contattato la vittima nel pomeriggio e la sera per avere della cocaina che gli sarebbe stata consegnata verso le 22.30 vicino al suo locale. Ha poi spiegato cosa avrebbe fatto fino a mezzanotte inoltrata. I poliziotti hanno in seguito ascoltato i familiari di Manzella. La moglie, che è stata anche intercettata, racconta alcuni particolari: i parenti di Seggio non volevano che lo spacciatore lo rifornisse di droga. Erano molto arrabbiati. Oltre ai danni psicofisici, per lui stavano sorgendo pesanti problemi economici. Il padre di Seggio lo avrebbe minacciato seriamente. Gli investigatori hanno riascoltato il sospettato, che questa volta modifica la propria deposizione; hanno anche interrogato alcuni impiegati del ristorante. L’alibi di Seggio, basato sugli orari, vacilla.


I poliziotti hanno esaminato le immagini di una videocamera della zona che ha ripreso la Fiat intestata alla madre del presunto assassino. I poliziotti mettono nero su bianco gli orari degli spostamenti e dell’utilizzo del pc di Seggio. I tempi combaciano: il presunto assassino ha avuto tutto il tempo di andare in via Costa, uccidere lo spacciatore che lo assillava per il debito e poi tornare in pizzeria. Seggio, peraltro, sa maneggiare le pistole: ha il porto d’armi e due rivoltelle.

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