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Cronaca

Catania, prosciugarono conti correnti di anziane sorelle: condannati avvocato, notaio e badante

Di Orazio Provini
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Le figlie della badante (difese dall’avvocato Giuseppe Lipera) sono state assolte per non avere commesso il fatto dal giudice monocratico della prima sezione penale del Tribunale, Chiara Raffiotta; gli altri tre invece sono stati condannati. A 2 anni e sei mesi la badante, Maria Paola Romano (difesa dall’avvocato Giuseppe Lipera); a 2 anni e quattro mesi l’avvocato Marcello Morano (difeso dall’avvocato Enzo Trantino) e a 2 anni e quattro mesi il notaio Giuseppe Reina (difeso dall’avvocato Carmelo Peluso). Il giudice ha inoltre stabilito su richiesta delle parti civili (rappresentate dall’avvocato Attilio Indelicato) una provvisionale di 441.766 euro, la somma sottratta dai conti correnti.

In pratica le due sorelle (entrambe signorine) Giuseppa ed Eugenia De Felice, classe ‘21 la prima (la signora deceduta) e del ‘28 e vivente la seconda, il due Aprile del 2011, con l’inganno, sottoscrivono (in realtà firma solo Eugenia perché Giuseppa non era in grado di tenere neanche una penna in mano) una procura generale alla loro badante. Un atto che le permise, complici l’avvocato e il notaio, di prosciugare un conto corrente aperto presso un istituto bancario della città, il saldo al 5 maggio del 2011 (un mese prima della sottoscrizione della procura generale) era di +396.715,85 euro e di appena +188,01 il 21 agosto del 2012 e in parte o tutto un altro c/c di una banca della provincia per poco più - come verificarono i finanzieri - di cinquantamila euro. In questo periodo, come emerso dalle indagini, vengono eseguiti in totale prelievi per 441.766 euro.

La procura generale notarile non fu sottoscritta da Giuseppa che, all’atto della stipula, come riferì ai finanzieri il medico delle due donne interrogato durante le indagini “Giuseppe era una paziente allettata per ictus celebrale, con miocardiopatia e scompenso cardiocircolatorio”. Una situazione patologica che la donna aveva da più anni. In pratica la signorina Giuseppa De Felice “non era capace di intendere e di volere”, ribadì agli investigatori il medico che successivamente provò a rettificare in dibattimento quanto dichiarato in fase preliminare. Il notaio scrisse nella procura che "De Felice Giuseppa dichiara di non poter sottoscrivere perché fortemente debilitata", ma in realtà la signora non avrebbe parlato da anni.

Scoperto il raggiro, nel settembre del 2012, con atto stipulato da un altro notaio Eugenia, la più giovane delle due sorelle, assistita dal proprio legale revocò la procura poiché Giuseppina ovviamente non era in grado non solo di firmare, ma neanche di manifestare il suo pensiero. Una revoca che permise di evitare l'ulteriore e completa spoliazione del patrimonio delle due donne, in particolare evitando la possibile e probabile vendita di un palazzotto dove le due sorelle abitavano in centro storico.

Un processo lungo, poco più di quattro anni e un’indagine ancora più lunga avviata nel 2011, subito dopo la denuncia presentata non appena ci si accorse che i conti correnti erano in fase di “svuotamento”. Peraltro la stessa Eugenia riferì poi aveva autorizzato la procura convinta che, come raccontatole, l’atto serviva alla badante per prelevarsi i soldi dello stipendio e il denaro necessario al pagamento delle bollette e di quanto serviva per il sostentamento della quotidianità. Alla morte di Giuseppa, la più anziana delle due sorelle, fu necessario effettuare una colletta per pagare le spese del suo funerale considerato che sul conto erano rimasti colo poche decine di euro.

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