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Cronaca

Assegno di divorzio, da Siracusa una sentenza che rivede i concetti di calcolo

Di Vittorio Romano

CATANIA - C’è una sentenza del Tribunale di Siracusa che fa da apripista a un nuovo concetto di calcolo dell’assegno di divorzio e a una diversa interpretazione della separazione coniugale, che non può e non deve mai portare vantaggi a uno dei due coniugi. Una sentenza che sancisce un addio definitivo a tutte le ingiustificate posizioni di rendita che scaturiscono da uno dei principi giuridici più difficili da digerire al momento del divorzio, il famigerato “tenore di vita uguale a quello in costanza di matrimonio”, che un coniuge doveva garantire all’altro al momento della separazione.

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Così spesso e volentieri il coniuge al quale era posto l’onere iniziava a sopravvivere nella più assoluta indigenza, poiché tutti o quasi i propri proventi dovevano essere versati all’altro coniuge per garantire lo status ante separazione. Anche se avverse condizioni imprevedibili o prevedibili (per esempio il pensionamento) comportassero una costrizione notevole del reddito.

Questo stato dei fatti ha portato a vere e proprie sperequazioni economiche e a coniugi separati che andavano incontro a catastrofi finanziarie. Cosicché nel corso del tempo è maturata l’idea che dovesse essere radicalmente rivisto il criterio di quantificazione dell’assegno di divorzio. Tra alti e bassi e discordanti orientamenti si era addirittura arrivati ad escludere l’obbligo dell’assegno di mantenimento al coniuge che, seppur in grado di lavorare, si trastullava e ometteva di ricercare una stabile occupazione.

Altra giurisprudenza successivamente limitava in ogni caso l’assegno a un semplice sussidio economico e, tra un orientamento e un altro, non poche sono state le decisioni contrastanti e alcune marce indietro, sino a obbligare la Cassazione a riunirsi a Sezioni Unite e indicare i criteri ai quali i Tribunali e tutti i giudici di merito in ogni caso dovevano basarsi per decidere il quantum dell’assegno di divorzio.

E ora è stato il Tribunale di Siracusa a emettere una sentenza che applica interamente i parametri della Cassazione indicandoli punto per punto. I giudici siracusani hanno innanzitutto cancellato il concetto del “tenore di vita in costanza di matrimonio”, ritenendo di dover porre l’accento sullo stato attuale dei coniugi al momento del divorzio, accertando innanzitutto se vi sia uno squilibrio economico tra i due (condizione che - precisano i giudici - deve riguardare non solo i redditi ma anche il patrimonio), ma anche se tale squilibrio economico sia ricollegato alle scelte di conduzione della vita familiare adottate e condivise dai coniugi. Così andrà premiato chi nella coppia ha sacrificato il lavoro per poter sostenere la famiglia e i figli, mentre nessun peso né privilegio potrà essere assegnato al coniuge che già in costanza di matrimonio ha deciso di darsi pigramente al dolce far nulla vivendo a spese dell’altro.

Si ribalta così completamente il concetto dei privilegi, col giudice che dovrà stabilire se l’emolumento spetti ed eventualmente quantificarlo, considerando i parametri relativi al divario economico dei coniugi, la possibilità del ricollocamento nel mercato del lavoro e la natura assistenziale e non più di rendita dell’assegno di divorzio, che deve considerarsi compensativo e mai premiante.

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