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Cronaca

Siracusa, il giallo delle false sculture in mostra: bufera sull'assessore Granata

Di Redazione

SIRACUSA - E’ scontro aperto tra consiglio comunale e giunta di Siracusa dopo il sequestro di due sculture, attribuite al maestro Alberto Giacometti, esposte nella mostra «Ciclopica» allestita da circa due mesi nell’ex Convento di San Francesco di Siracusa. I carabinieri della sezione tutela patrimonio culturale di Siracusa, in collaborazione con il reparto di Roma, avrebbero raccolto indizi sulla presunta falsità delle due sculture «Nudo in piedi» e «Donna che cammina».

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I consiglieri comunali di Progetto Siracusa e anche quelli del gruppo «Amo Siracusa» hanno comunicato al presidente del Consiglio che non parteciperanno a lavori di commissione nei quali era prevista l’audizione dell’assessore Fabio Granata. Il gruppo Progetto Siracusa chiede le dimissioni dell’assessore Granata.

Intanto la mostra ieri è stata chiusa per lavori di manutenzione.

«L'assessore Granata mai avrebbe dovuto consentire di ingannare la città esponendola ad una perdita di immagine ancora maggiore rispetto a quella conseguente alla già sgradevole circostanza che in una mostra da lui fortemente sostenuta un nucleo di carabinieri ipotizzi che vengano esposte opere non autentiche» afferma il capogruppo Ezechia Paolo Reale.

I militari dell’Arma hanno eseguito accertamenti preventivi che, avvalendosi dell’ausilio degli archivi della “Fondazione Giacometti”, con sede a Parigi, hanno permesso di raccogliere inequivocabili indizi in ordine alla presunta falsità delle due opere di arte contemporanea esposte: scultura in bronzo dal titolo “Nudo in piedi”; scultura in bronzo dal titolo “Donna che cammina”; entrambe, allo stato, risultate copie illegali con firma falsificata, non corrispondenti a quelle presenti nelle edizioni autorizzate.

Le sculture sequestrate affidate in custodia giudiziale all’area espositiva, sono a disposizione della Procura della Repubblica, al cui vaglio sono stati sottoposti gli esiti dell’attività di polizia giudiziaria svolta.

Complicata la vicenda della mostra Ciclopica all’ex convento di San Francesco d’Assisi di via Gargallo. Già al centro di mugugni e polemiche e addirittura di una mozione con cui il consiglio comunale ha chiesto all’amministrazione di revocare la concessione al privato «Sicilia Musei» perché l’origine del rapporto con quest’ultimo sarebbe stata viziata dall’assenza di “evidenza pubblica”.

Un evento, su cui l’amministrazione comunale ha costruito l’immagine di efficienza nell’ambito delle politiche culturali e di valorizzazione dei propri siti, subisce dunque, dopo la sberla politica anche una imbarazzante coda giudiziaria. In realtà l’esposizione non aveva brillato per consensi, soprattutto riguardo all’allestimento. Lo stesso presidente di Sicilia Musei, Gianni Filippini, dopo il voto del consiglio comunale che ha chiesto all’Amministrazione la revoca della delibera con cui a gennaio fu approvato il protocollo e la relativa consegna del sito, aveva detto: «Il posto è piccolo e questo spiega anche la mostra allestita discretamente male».

Ora però gli appunti dell’autorità giudiziaria potrebbero essere di altra natura. Nelle parole del sindaco, Francesco Italia, un accenno di presa di distanza: «Si tratta di una questione assai spiacevole in se – dice - perché reca un danno di immagine alla mostra e indirettamente alla città. Ci sono indagini in corso, mi auguro che venga fatta piena luce sulla vicenda. Se emergessero motivi di responsabilità il Comune sarebbe parte lesa. Sono sbigottito, molto dispiaciuto attendo lo sviluppo delle indagini per fare le valutazioni del caso».

«La vicenda del sequestro - spiega in una nota «Amo Siracusa» - si inserisce in un dibattito politico che ha visto nei giorni scorsi l’approvazione di una mozione che chiede all’amministrazione la revoca in autotutela della delibera di giunta di affidamento dell’ex convento di San Francesco di Assisi a «Sicilia Musei» per tre anni. Considerando l’importanza dei nomi presenti nelle mostre organizzate da Sicilia Musei ci auguriamo che abbia corso una verifica più ampia da parte dei carabinieri su tutte le opere che sono esposte nel nostro territorio».

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