La Consulta ha deciso: l'abrogazione dell'abuso d'ufficio non è incostituzionale
Ecco le conseguenze sul processo "Università bandita" del tribunale di Catania, che si era fermato in attesa del pronunciamento romano
Decisione lampo della Corte Costituzionale: l’abrogazione dell’abuso d’ufficio non è incostituzionale. L'esito è stato reso nota questa stamattina attraverso una nota stampa (la sentenza, con dispositivo e motivazioni, sarà pubblicata più avanti) dopo che ieri si è svolta l’udienza alla Consulta programmata dopo le sollecitazioni arrivati da più uffici giudiziari. Tra questi anche il Tribunale di Catania, davanti al quale si celebra il processo “Università bandita” che era stato "congelato" a un passo dalla sentenza. Infatti ieri a Roma erano presenti diversi avvocati del collegio difensivo (il professore Giovanni Grasso, Vincenzo Mellia, Giorgio Antoci, Francesca Ronsisvalle, Angelica Montalbano, Maria Licata, Rino Licata, Francesco Azzolina, Giuseppe Lo Faro) del procedimento scaturito da un’inchiesta della Digos.
«In esito all’udienza pubblica svoltasi ieri, la Corte - si legge nel comunicato pubblicato sul sito della Consulta - ha esaminato in camera di consiglio le questioni di legittimità costituzionale sollevate da quattordici autorità giurisdizionali, tra cui la Corte di Cassazione, sull’abrogazione del reato di abuso d’ufficio ad opera della legge numero 114 del 2024. La Corte ha ritenuto ammissibili - aggiunge - le sole questioni sollevate in riferimento agli obblighi derivanti dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (la cosiddetta Convenzione di Merida).
Nel merito, la Corte ha dichiarato infondate tali questioni, ritenendo che dalla Convenzione non sia ricavabile né l’obbligo di prevedere il reato di abuso d’ufficio, né il divieto di abrogarlo ove già presente nell’ordinamento nazionale». La motivazione della sentenza sarà pubblicata nelle prossime settimane.
A questo punto il collegio giudicante di Catania, presieduto da Enza Di Pasquale, dovrà prendere atto della decisione e fissare la data per la camera di consiglio e la sentenza. Il verdetto quindi potrebbe arrivare proprio a poca distanza delle elezioni universitarie catanesi.