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Cronaca

Pappalardo Fiumara, ecco l'estorsione del pianista: un ricatto sessuale al parroco di Trepunti

Di Mario Barresi

CATANIA -  Finora s’era parlato di un tentativo di estorsione «maturato all’interno della sfera personale e non nell’ambito della sua attività professionale». Siti e giornali hanno pure rivelato il coinvolgimento del parroco di San Matteo, a Trepunti, frazione di Giarre. Ma il blitz che aveva portato in carcere il pianista Gianfranco Pappalardo Fiumara, giovedì scorso all’uscita della chiesa, è rimasto un mistero.

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Adesso il gip di Catania, Carlo Cannella, nel convalidare l’arresto di Pappalardo Fiumara (per lui disposti i domiciliari) ha messo nero su bianco la ricostruzione della vicenda. L’artista è stato arrestato «in flagranza di reato», perché i carabinieri, appostati nella canonica, lo hanno ascoltato mentre chiedeva 5mila euro a don Luigi Privitera, parroco di Trepunti, in cambio della cancellazione di foto e video su una loro relazione sessuale.

«Se non vieni all’appuntamento io scrivo al vescovo allegando le foto» è l’ultima minaccia che convince il prete a denunciare la vicenda ai carabinieri il 31 maggio. Confessando anche i contorni di una vicenda delicata. Che proviamo a raccontarvi con la semplice citazione “depurata” delle carte.

Don Privitera, nella stazione dell’Arma di Santa Venerina, racconta tutto. A partire dal fatto di aver conosciuto Pappalardo Fiumara «circa due mesi addietro tramite una chat social». Ma il prete «non forniva la sua reale identità», raccontando invece «di essere un insegnante, di essere coniugato, ma che al momento la moglie si trovava al nord e che lui viveva da solo». Dopo qualche scambio di messaggi i due fissano il primo appuntamento, nell’abitazione del pianista, il 29 marzo, «con l’intento di conoscersi». Ma «immediatamente», si legge nell’ordinanza, l’indagato «palesava le sue reali intenzioni, ossia trasformava la visita in un incontro a carattere sessuale».

Nell’ordinanza viene descritto nei dettagli il gioco erotico, che vi risparmiamo perché ininfluente rispetto alla ricostruzione dei fatti. Ma un p articolare è decisivo: Pappalardo Fiumara «faceva delle foto e video che ritraevano i loro rapporti omosessuali, che avrebbe utilizzato per ricattarlo negli incontri successivi».

Secondo la ricostruzione del giudice i due si rivedevano il 2 e il 5 aprile. Sulla prima occasione don Privitera racconta che Pappalardo Fiumara «maneggiava un coltello per intimidirlo, estorcendogli la somma di 2.000 euro per poi costringerlo» a un certo tipo di prestazione. Il prete, si legge nell’ordinanza, «per timore di gravi ritorsioni ossia la minacciata pubblicazione delle foto scattate a sua insaputa, si procurava immediatamente tra le sue disponibilità» la somma. «Se non vieni ci saranno delle gravi conseguenze», è l’avvertimento con cui l’arrestato ottiene il secondo incontro. In quest’occasione avrebbe chiesto altri 7mila euro per poi «accontentarsi» di 500 euro «come parziale acconto» per «cancellare le foto dalla memoria del suo cellulare». Il prete, come risulta anche dall’informativa dei carabinieri, preleva al bancomat la somma.

Ma a un certo punto Pappalardo Fiumara scopre la vera identità del prete. «Se non vieni all’appuntamento io scrivo al vescovo allegando le foto», dice al parroco di San Matteo. Inoltre, «a rinforzare la grave minaccia», via WhatsApp «gli inviava una foto ritraente l’ingresso della canonica». Così la vittima «presa dallo sconforto» se «intimorita dalla minaccia che l’alto prelato possa venire a conoscenza dei fatti» si confidava «con un confratello che - scrive il gip Cannella - lo convinceva a presentare la denuncia».

Scatta la trappola per Pappalardo Fiumara. Un altro appuntamento, stavolta nella canonica della chiesa di Trepunti, alle 14 di giovedì scorso. Ma stavolta i due non sono più soli: i carabinieri sono «nascosti nelle varie stanze». E così, si legge nell’ordinanza, i militari «ascoltavano qualche passaggio» del dialogo fra il prete e il pianista, «apprendendo che il Pappalardo chiedeva la somma di 5.000 per chiudere la faccenda, mentre il Privitera offriva 300, ma il Pappalardo rifiutava tale proposta dicendo che avrebbe dovuto dare una somma più consistente perché lui cancellasse foto e video».

 

 

Semmai non bastasse la ricostruzione dei carabinieri nascosti in canonica, in un’annotazione di polizia giudiziaria c’è anche la trascrizione di un audio registrato dal prete durante l’incontro. Dal file Mp3 «emerge chiaramente» come il parroco «avesse contestato al suo interlocutore di aver pagato la somma di 2.500 euro» e che «gli avesse detto che non voleva più avere a che fare con lui e di chiudere del tutto i loro rapporti», ma anche - annota il gip - come il musicista «volesse proseguire la relazione e che in mancanza avrebbe chiesto del denaro», 5mila euro.

Interrogato nell’udienza di convalida dell’arresto, Pappalardo Fiumara, difeso da Enzo Guarnera, ammette «gran parte dei fatti» ma nega «di avere ricevuto del denaro». Fornendo una versione diversa sulla liason: sarebbe iniziata nel gennaio 2019 e basata «prevalentemente su rapporti sessuali, oltre che di carattere omosessuale, di tipo feticistico con perversioni estreme».

L’indagato riconosce di «aver reagito» perché don Privitera «voleva interrompere il rapporto» e «soprattutto dopo aver scoperto che si t trattava di un sacerdote». Confessa anche di aver ricattato la vittima minacciando di mostrare foto e video al vescovo, «persona che conosco benissimo». Eppure Pappalardo Fiumara si difende sostenendo che «lo aveva fatto a scopo provocatorio al solo fine di mantenere il rapporto basato sul sesso e sul feticismo e che non avrebbe mai fatto tale rivelazione». Infine riconosce il contenuto dell’audio dell’incontro del 6 giugno».

Nell’ordinanza si attesta la «piena attendibilità» del racconto del parroco, confermato fra l’altro dalle prove raccolte dai carabinieri in canonica. Per il gip «sussistono gli elementi costitutivi del reato di estorsione», pur «depurato il fatto da tutte le vicende relative al rapporto fra i due», le quali «ovviamente non assumono rilevanza penale». Il ricatto c’era prima, quando l’indagato credeva di avere una relazione con un insegnante e c’è anche dopo, quando, scoperta la verità, «rilanciava, rendendosi conto di avere molte più frecce al proprio arco» minacciando il prete anche «grazie alle sue conoscenze, dovute probabilmente alla sua prestigiosa attività artistica, con il Vescovo».

Per il giudice, invece, non c’è il reato di tentata violenza sessuale, trattandosi di «una relazione omosessuale del tutto condivisa e voluta», anche perché «da nessun passaggio emerge» che don Privitera «sia stato costretto a intrattenere rapporti sessuali» con Pappalardo Fiumara, «neppure sotto forma di tentativo».

Perciò l’arresto è stato convalidato. A Pappalardo Fiumara «in relazione alla personalità dell’indagato e del contesto in cui è scaturita la vicenda», è stato risparmiato il carcere. Pur avendo ancora molte cose da spiegare.

Twitter: @MarioBarresi

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