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Milano, il sindaco Beppe Sala indagato: perché e di cosa è accusato dalla Procura

Il primo cittadino sotto indagine insieme ad altre 73 persone: è bufera sulla sua Giunta

17 Luglio 2025, 15:18

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Sono due i reati contestati al sindaco di Milano, Beppe Sala, nell’inchiesta sull'urbanistica che vede iscritti nel registro degli indagati complessivamente 74 persone. Il primo cittadino è iscritto per «false dichiarazioni su qualità personali proprie o di altre persone» e concorso in «induzione indebita a dare o promettere utilità».

La prima accusa

Per quanto riguarda la prima fattispecie, prevista dall’articolo 496 del codice penale, gli inquirenti - secondo quanto emerge dagli atti - la collegano all’attestazione di assenza di conflitti di interesse dell’ex presidente della Commissione Paesaggio, Giuseppe Marinoni, con costruttori o progettisti di lavori esaminati dalla Commissione. Per i pm, Sala era a conoscenza dei conflitti, ma Marinoni - già indagato - nel dicembre del 2024 venne riconfermato come presidente dell’organismo - poi sciolto ad aprile - per il quinquennio 2025-2029. Secondo l’impianto accusatorio, il sindaco sarebbe «stato indotto dall’assessore Tancredi a scegliere Marinoni come presidente della Commissione Paesaggio, conferendogli un potere da cui è pacifico che sia Tancredi per primo a trarre illeciti benefici, e nella consapevolezza che dalla Coima di Catella, così come da altri imprenditori, Marinoni riceva incarichi privati che lo condizionano nelle decisioni sugli interventi di loro interesse».

La seconda accusa

L'altra ipotesi di reato contestata a Sala, prevista dall’articolo 319-quater del codice penale, riguarda il progetto del grattacielo Pirellino, ancora al centro di una disputa. I pm, nel capo di imputazione, affermano che dalla figura di Marinoni emerge la «sua mancanza di indipendenza, ricattabilità e cedevolezza alle pressioni del sindaco», «dell’assessore Tancredi, del direttore generale Malangone, di Manfredi Catella e di Stefano Boeri». Negli atti si afferma che Marinoni si sarebbe confidato «con Giacomo De Amicis, altro membro della Commissione per il Paesaggio": malgrado «entrambi reputassero che la 'Torre Botanicà di Boeri», che doveva sostituire il Pirellino, «e l'intervento sulla parte a ponte» fossero «fortemente impattanti, fuori contesto e incongrui», rispetto alle parti pubbliche di quella zona, e «nonostante» la Commissione avesse dato pareri contrari nel 2023, hanno preferito, scrive la Procura, «cedere alle pressioni indebite di Boeri, Catella e Tancredi ed a quelle mediate di Sala, e dare un parere favorevole». (ANSA).