English Version Translated by Ai
26 marzo 2026 - Aggiornato alle 11:16
×

Galvagno e Amata davanti il "tribunale" di Fratelli d'Italia: oggi il "processo" davanti al collegio dei probiviri

Il presidente dell'Ars e l'assessore regionale al turismo sono indagati dalla Procura di Palermo di corruzione e peculato. Per loro i pm hanno pronta la richiesta di rinvio a giudizio

31 Luglio 2025, 09:06

galvagno_amata1

Seguici su

E’ previsto per oggi il “processo di Fratelli d’Italia al Presidente dell’Ars Gaetano Galvagno e all’assessore regionale al turismo Elvira Amata, entrambi indagati per corruzione nei due filoni dell’inchiesta della Procura di Palermo sulla presunta corruzione fra Ars e turismo. I due saranno sentiti infatti oggi dal collegio dei Probiviri del partito che esprime la presidente del Consiglio dei ministri.

Il dettaglio delle accuse della Procura

L’ultima registrazione ritenuta “utile” dalla procura di Palermo nell’indagine sulla corruzione all’Ars risale al 28 gennaio 2025. Erano precisamente le 8.47 del mattino nella casa palermitana che Gaetano Galvagno e Sabrina De Capitani condividevano. Il presidente del Parlamento siciliano e l’ex portavoce discutevano proprio dell’inchiesta che li coinvolgeva. Ai due era stato recapitato - con qualche settimana di distanza - dagli uffici giudiziari guidati dal procuratore Maurizio de Lucia l’avviso di proroga delle indagini. I due cercavano di capire quali fossero le accuse mosse. Galvagno in verità aveva un solo interesse: «Ma siamo intercettati?». De Capitani lo rassicurava: «No». Ma invece le microspie e i trojan stavano captando le preoccupazioni e le ansie del politico meloniano e della sua collaboratrice che però lo invitava ad andare da una “tipa”, una sorta di informatrice che gli avrebbe potuto raccontare un po’ di dettagli del fascicolo.

Questo in attesa di conoscere gli atti ufficiali della guardia di finanza, che gli indagati hanno avuto nelle mani dopo che hanno presentato ricorso al Riesame contro i sequestri. I primi giorni di gennaio i finanzieri hanno eseguito delle perquisizioni nella dimora di Monza di De Capitani dove hanno trovato documenti, agende e opere d’arte. Uno dei dipinti era firmato da Omar Hassan, il pittore italoegiziano che ha allestito una mostra alla Fondazione Federico II di Palermo. Quel quadro è diventato la prova per gli investigatori del patto corruttivo siglato fra De Capitani, Hassan e la già direttrice della Federico II, Patrizia Monterosso. Ma questo è un altro capitolo investigativo. Torniamo al Palazzo dei Normanni, a Palermo.
Ieri al presidente dell’Ars, a De Capitani, al segretario particolare Giuseppe Cinquemani, all’imprenditrice Marcella Cannariato (moglie del fondatore di Sicily by Car, Tommaso Dragotto estraneo all’inchiesta), all’event manager Alessandro Alessi, all’esperta marketing declassata della Foss, Marianna Amato, e all’impresario catanese Nuccio La Ferlita è arrivata la pec attesa ormai da una settimana. La procura palermitana alla fine ha accelerato e dei tre mesi di “periodo di riflessione” che la legge mette a disposizione dopo la proroga ha usato pochissimi giorni. La notifica infatti è di ieri, ma la data scritta in calce alle 25 pagine dell’avviso di conclusione delle indagini firmata dai sostituti procuratori Federico De Benedettis e Andrea Fusco è del 29 luglio. Le contestazioni a Galvagno sono tre: due di corruzione e una di peculato. Nel primo capitolo il golden boy meloniano con il supporto della portavoce De Capitani, definita dai pm «l’intermediaria degli accordi illeciti», avrebbe ottenuto da Cannariato consulenze e incarichi per amici e membri dello staff. In cambio Galvagno si sarebbe attivato per pilotare fondi regionali - alcuni stanziati nella manovra finanziaria - verso le fondazioni Dragotto e Bellisario.

A fronte di somme che superano i 200.000 euro sarebbero arrivati incarichi a De Capitani, Alessi (attraverso il conferimento organizzativo di eventi alla sua società Alquadrato), all’organizzatore di eventi Davide Sottile (il procacciatore di canne della califfa-portavoce), e ad Amato. Quest’ultima sarebbe stata segnalata a Galvagno direttamente dall’ex assessore al Turismo, Manlio Messina (che non è indagato). Inoltre come prezzo della corruzione c’è la promessa di una consulenza legale alla cugina di Galvagno, Martina, nella società A&C Broker di Cannariato. Contratto però rimasto solo un’ipotesi nelle intercettazioni. È invece avvenuta la nomina nel cda della Sicily by Car di Franco Ricci, compagno di De Capitani. Il secondo filone è quello del Capodanno 2024, nella finanziaria approvata nella seduta dell’Ars di novembre 2023 è confluito il contributo superiore ai 200.000 euro da destinare al Comune di Catania per la manifestazione in piazza per accogliere l’arrivo del 2024. L’evento se l’è aggiudicato la Puntoeacapo di La Ferlita, che - da come ricostruisce la procura di Palermo - ha affidato la comunicazione a De Capitani e al giornalista Salvatore Pintaudi, entrambi dello staff di Galvagno. E inoltre è comparso l’acquisto di uno spazio pubblicitario da parte della Fondazione Federico II per “Sotto il Vulcano Fest”, manifestazione organizzata dalla società di La Ferlita. Dai due patti corruttivi sono cadute delle utilità a favore di Galvagno: l’abito in regalo per i fondi regionali elargiti alle fondazioni della “galassia” Dragotto e i biglietti gratis per i concerti che sarebbe stati ottenuti nell’ambito dell’accordo per il finanziamento del Capodanno di Catania.

Le parole di Galvagno

Una modifica che è stata accolta con un certo favore dal presidente dell’Ars, Galvagno. Che ha commentato con una nota ufficiale e sui social: «Dopo le dichiarazioni che ho reso agli inquirenti registro con soddisfazione che sono state escluse le presunte indebite utilità che avrei percepito a titolo personale. Confido con l’integrale accesso agli atti di poter dissipare i dubbi e le perplessità di sorta sulla correttezza istituzionale del mio operato tra ciò che rimane come ipotesi di reato». E c’è pure il capitolo peculato che resta in piedi: il presidente dell’Ars avrebbe utilizzato l’Audi A6, che gli è stata assegnata per le esigenze di rappresentanza, per effettuare spostamenti per scopi personali, del suo autista e del suo staff. Avrebbe disposto che con l’auto blu venissero accompagnate persone non autorizzate per finalità extraistituzionali. Anche da quest’accusa Galvagno è certo di poter uscire a testa alta. «Sulla contestazione del peculato - ha detto - forniremo tutti i chiarimenti necessari all’effettivo utilizzo previsto dal regolamento».

Il processo del partito

I chiarimenti il presidente dell’Ars li potrà fornire con delle memorie difensive o sottoponendosi a un nuovo interrogatorio che dovrà richiedere entro 20 giorni. Ma senza girarci intorno: l’avviso di conclusione indagine è il preludio di una richiesta di rinvio a giudizio che arriverà quasi sicuramente a settembre. Al più tardi a ottobre. La procura probabilmente riunirà tutti i filoni investigativi già chiusi, quello che vede indagata per corruzione l’assessora al Turismo, Elvira Amata assieme a Cannariato, e quell’altro capitolo della mostra alla Federico II, per procedere con un’unica richiesta al gup di fissare l’udienza preliminare. Sarà un caldo autunno: e non solo dal punto di vista giudiziario. Intanto oggi, in collegamento da remoto, Galvagno dovrà affrontare l’audizione (chiesta dallo stesso pupillo di Ignazio La Russa) con i giudici di Fratelli d’Italia. I meloniani l’exit strategy l’hanno già messa sullo scacchiere. Galvagno però non ha alcuna intenzione di perdere a tavolino.