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Da Catania a Gaza: «Così noi camalli andremo in aiuto della “Flotilla” contro la guerra»

La testimonianza di Jose Nivoi, un camallo del porto di Genova opsite nei giorni scorsi nella sede etnea di Usb

08 Settembre 2025, 10:02

Camallo

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Un “aperitivo antimilitarista” promosso, nella sede di via Ventimiglia 256, da Usb e da “Catanesi solidali con il popolo palestinese” per confrontarsi con Jose Nivoi, camallo del porto di Genova e componente del Calp (Collettivo autonomo lavoratori portuali), la realtà sindacale dell’Usb che per prima si è spesa per fermare il genocidio a Gaza e che adesso partecipa alla missione umanitaria della Global Sumud Flotilla per la quale a Genova, in pochi giorni, ha raccolto, assieme a Music for Peace, 300 tonnellate di cibo e medicinali.

«Quella della Flotilla - sottolinea Jose Nivoi - è un’operazione umanitaria, ma anche politica perché è un tentativo di rompere l’assedio di Gaza e di creare un corridoio umanitario, cosa che dovrebbero fare i governi che invece assistono al genocidio dei palestinesi senza fare nulla. Noi facciamo rispettare la Costituzione e la legge 185 del 90 che, all’art. 6, vieta il transito e la spedizione di armamenti nei Paesi in guerra o che fanno aggressioni». E loro, i lavoratori portuali di Genova, già dal 2014 hanno contrastato l’imbarco per la Libia di fuoristrada da cui le milizie mitragliavano i villaggi. Nel 2019 il primo blocco del porto per fermare i generatori di corrente con cui l’Arabia Saudita alimentava i droni per bombardare lo Yemen. «Non volevamo essere complici di quella guerra», racconta.

Allora il loro gesto ebbe un’eco internazionale e cominciò a crearsi un coordinamento con i porti di Amburgo, Valencia, Grecia. Poi il primo sciopero a Marsiglia nel febbraio di quest’anno per bloccare 3 container israeliani che portavano mitragliatrici. «Per arginare la legge spediscono le armi smontate, presentandole come pezzi di ricambio, per poi assemblarle di nuovo all’arrivo in Israele». E ancora uno sciopero per bloccare una nave cinese che dal Pireo portava 3 container di armi per Israele. «La ditta ha bloccato la spedizione prima che arrivasse a Genova. Le grandi compagnie hanno valutato che è meglio non rischiare il blocco di enormi quantità di merci a causa di qualche container di armi».
Per la sua attività Nivoi è stato imputato per attentato alle merci, un’accusa pensata per chi blocca beni di prima necessità quali farina, latte, medicinali. «Il paradosso è che le armi vengono considerate come beni di prima necessità e noi che oggi portiamo cibo e medicine rischiamo l’arresto e il governo non fa niente per sostenerci».

Allora a sostenerlo e a incoraggiarlo ad andare avanti fu papa Francesco, che lo volle in Vaticano, e il Parlamento europeo, che volle incontrarlo più volte a Bruxelles.
Jose Nivoi ha i polpastrelli ustionati dal lavoro di riparazione delle barche della Flotilla che tanti volontari stanno facendo nei nostri porti. I camalli hanno deciso che se si perdesse il contatto con le banche della Flotilla, anche solo per venti minuti, scatterà il blocco del porto. «Non faremo passare neanche un chiodo - assicura - e dalla Liguria ogni anno passano 13.000 tonnellate di beni. In caso di attacco scatta lo sciopero generale. E si è creato un coordinamento internazionale dei porti di Marsiglia, Grecia, Istanbul, Livorno, Novara, Piombino, Venezia, Ancona e tanti altri. Il nostro morale è alto e l’attenzione internazionale ci tutela».

E Dafne Anastasi - segretaria cittadina di Usb, che ha promosso l’incontro con Alfonso Distefano dei Catanesi solidali con il popolo palestinese - ricorda che l’Usb ha già dichiarato lo stato di agitazione dei lavoratori privati, che quelli dell’impiego pubblico faranno un’ora di sciopero il 17 settembre, e che nei porti si moltiplicano gli obiettori di coscienza.